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L’Ucraina tenuta nascosta sull’orlo del crack anche finanziario

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L’Ucraina che ha tenuto il mondo sull’orlo della guerra mondiale ora sembra evaporata, stando alle attenzioni politico-giornalistiche. Emergono solo i debiti, tra le macerie che si lascia alla spalle. «Debito ristrutturato, futuro ipotecato», titola con efficacia InsideOver, con Andrea Muratore che spiega il difficile accordo trovato da Kiev con alcuni creditori privati. Con una parte di loro, e non con i ‘governi amici’, rispetto ad un incubo di debiti che gravano sulle macerie di un Paese ancora un guerra.

‘Debito ristrutturato’ con lo sconto, ma resta incubo

L’Ucraina ha finalmente raggiunto un accordo con un gruppo di creditori privati internazionali per ristrutturare una quota di debito pubblico da 20 miliardi di dollari nelle mani di investitori stranieri, ottenendo di abbattere di 11,4 miliardi di dollari la spesa complessiva che Kiev dovrà sborsare per ripagare prestiti e interessi. Super sconto meglio di niente, con una serie di dilazioni e di ‘remissione di quote del debito’.

Rothschild e Fondo Monetario

«L’Ucraina, assistita da Rothschild, ha concluso a Londra un patto che le permetterà una ‘profonda dilazione’ -scrive InsideOver-, e garantirà respiro alle sue finanze». Un accordo che il Fondo Monetario Internazionale ha ‘timbrato’, nella sua supervisione sulle precarie finanze ucraine. Oberate quest’anno da una spesa pubblica da 80 miliardi di dollari, la metà della quale per la Difesa. All’Ucraina l’Fmi ha concesso di negoziare la ristrutturazione del suo debito senza ricorrere a dolorosi piani di austerità consentita dall’«Extended Fund Facility», il meccanismo di compensazione per i Paesi colpiti da ‘fattori esterni’, come la guerra per Kiev.

Solo un quarto dei creditori privati

«L’accordo è stato firmato con il gruppo più numeroso di creditori, che rappresenta circa un quarto dei detentori di obbligazioni private», segnala il New York Times, che ricorda anche come «due terzi di tutti i detentori di obbligazioni devono approvare l’accordo affinché entri in vigore». Alla fine vincerà il ‘meglio poco che niente’. Tra i sottoscrittori grandi nomi della finanza globale come BlackRock, Pimco Amundi e Amia Capital, che a giugno avevano chiesto a Kiev di riprendere a pagare gli interessi sul debito chiedendo 2,5 miliardi di dollari fino al 2027 salvo ora barattare una dilazione dei termini e uno sconto in cambio di maggiori certezze future.

Sempre più armi e soldi a piangere

Kiev vuole aumentare di ben 12 miliardi di dollari la spesa militare quest’anno, e l’intero risparmio dell’accordo appena raggiunto potrebbe già essere tutto assorbito. Secondo il New York Times, per l’Ucraina si apre una nuova fase, «dopo che Kiev ha cercato disperatamente modi per raccogliere più denaro per finanziare il suo esercito, vendendo una serie di aziende statali e proponendo di recente aumenti delle tasse». A Kiev è stato evitato un disastroso default, ma la concessione di oggi ne ipoteca pesantemente il domani, con le sue finanze già commissariate.

Ucraina a indipendenza ‘controllata

La pressione occidentale per riforme strutturali in cambio di aiuti per lo sviluppo, la dipendenza dalle armi dei Paesi Nato e il vitale cordone ombelicale finanziario da cui dipende la sua stessa sopravvivenza quotidiana, appalta fuori dall’Ucraina il controllo del Paese su molte scelte determinanti per la sovranità nazionale. Ed è proprio sul fronte finanziario il rischio maggiore, dovendo dare priorità al finanziamento del conflitto.

E Andrea Muratore cita Napoleone Bonaparte, «l’argent fait la guerre». L’aver trattato coi creditori per concessioni favorevoli oggi significa aver firmato cambiali per poter ripagare i prestiti domani. Un domani su cui l’Ucraina non ha alcuna certezza, non solo militare. inutili sanzioni

Ue, ancora inutili sanzioni

Oggi il Consiglio ha prorogato di altri sei mesi, fino al 31 gennaio 2025, le misure restrittive dell’UE alla Federazione russa. Sanzioni, introdotte per la prima volta nel 2014, e via via ampliate. Misure settoriali, tra cui restrizioni in materia di scambi, finanza, tecnologia e beni a duplice uso, industria, trasporti e beni di lusso. Il divieto di importazione di petrolio greggio e di alcuni prodotti petroliferi per via marittima dalla Russia all’UE, l’esclusione da SWIFT di diverse banche russe e la sospensione delle trasmissioni e delle licenze nell’Unione europea di vari organi di informazione sostenuti dal Cremlino.

«Inoltre, misure specifiche consentono all’UE di contrastare l’elusione delle sanzioni». Ma questo è il finale da favola, essendo noto al mondo che attraverso semplici e ormai diffuse ‘triangolazioni’, passaggi per Paesi che non applicano le sanzioni, e ogni merce viaggia da e verso Mosca con qualche chilometro in più.

In Cina il ministro esteri ucraino

Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha incontrato il suo omologo ucraino Dmytro Kuleba a Guangzhou, nel sud del Paese. Kuleba è arrivato ieri in Cina, in quella che è la prima visita di un alto funzionario ucraino da quando la Russia ha invaso l’Ucraina nel febbraio 2022 e la prima di un ministro degli Esteri di Kiev dal 2012.

Sulla crisi Ucraina, “malgrado le condizioni e i tempi non siano ancora maturi, sosteniamo tutti gli sforzi favorevoli alla pace e siamo disposti a continuare a svolgere un ruolo costruttivo nel raggiungimento di un cessate il fuoco e nella ripresa dei colloqui di pace”.

24/07/2024

da Remocontro

rem

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