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Lutrario, Usb: «Disobbediamo a Salvini per difendere gli scioperi»

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Lavoro

30/10/2026

da Il Manifesto

Giansandro Merli

Sciopero generale Parla il dirigente dell'Unione sindacale di base che ha rifiutato la precettazione del ministro Salvini nel settore dei trasporti: «Scelta illegittima, la contesteremo nei tribunali»

«Il governo risponde a qualsiasi richiesta con il pugno di ferro, così la tensione nelle piazze non può che aumentare», dice Guido Lutrario, membro dell’esecutivo nazionale dell’Unione sindacale di base. Usb ha lanciato lo sciopero generale di oggi, in cui convergono proteste studentesche e vertenze diffuse.

Il ministro di Infrastrutture e trasporti Matteo Salvini vi ha precettato nel settore dei trasporti, voi avete promesso che disobbedirete. È una sfida al governo?

È una sfida sul diritto di sciopero. Usb ha vinto il ricorso presso il Comitato europeo dei diritti sociali (organo del Consiglio d’Europa che verifica l’applicazione della Carta sociale europea, ndr) in cui veniva messa in discussione la legge 146, quella che regola gli scioperi nei servizi pubblici essenziali. Il governo non vuole tenere conto di questo provvedimento e continua a impedire ai lavoratori di scioperare.

La decisione del ministro viene da una richiesta della commissione di garanzia, che già due settimane fa vi aveva intimato di posticipare una protesta ritenuta troppo vicina alla festività dei morti. Voi però siete andati avanti comunque.

Certo, perché questo uso eccessivo delle franchigie, che ha ristretto moltissimo il numero di giorni nei quali è possibile esercitare il diritto di sciopero, è proprio uno dei punti della legge 146 che il Comitato europeo ha segnalato come eccessivi. Alla commissione di garanzia diciamo che non tenerne conto contrasta con la Carta sociale europea, sottoscritta anche dall’Italia, ed è un elemento di illegittimità. Faremo ricorso nei tribunali italiani perché il governo e la commissione di garanzia si attengano alle indicazioni che vengono dal Consiglio d’Europa.

Comunque le principali aziende di trasporto dicono che il servizio sarà regolare.

Noi abbiamo confermato lo sciopero. Sappiamo che in queste condizioni astenersi dal lavoro comporta sanzioni disciplinari ed economiche. Ai lavoratori diciamo che sono liberi di scegliere. Il sindacato li proteggerà legalmente, ma purtroppo non può sostenere sanzioni indiscriminate. I nostri delegati, comunque, sciopereranno compatti. La precettazione è una scelta illegittima e vogliamo contestarla. Quindi tiriamo dritti.

Cosa chiedete con questo sciopero generale?

Stop al carovita: l’aumento dei prezzi di carburanti, bollette elettriche e generi alimentari è diventato insopportabile. Stop all’aumento delle spese militari: no al 5% sul Pil per le spese Nato, al riarmo europeo e all’uso della spesa pubblica per la costruzione e l’acquisto di armamenti. Via libera, invece, all’aumento dei salari che chiediamo da tempo e alla reintroduzione della scala mobile. Stipendi e pensioni devono seguire il carovita.

Lo sciopero dei porti è parte di una mobilitazione internazionale contro i traffici di armi, ma in Italia il tema è anche la riforma della governance portuale arrivata in parlamento. Che succede se viene approvata?

Che aumentano gli spazi per i privati nella gestione dei porti, c’è un ulteriore slancio a militarizzare queste infrastrutture e sono messi a repentaglio tanti posti di lavoro da un processo di automazione che non tiene conto del punto di vista dei lavoratori. Noi non siamo contro l’automazione ma vogliamo che le tecnologie servano gli interessi di chi lavora e non solo l’aumento dei profitti.

Dopo un sabato di vetrine rotte e un altro di cariche indiscriminate c’è il rischio violenze?

Il comportamento delle questure in giro per l’Italia preoccupa un po’. Noi vogliamo fare delle grandi manifestazioni pacifiche con slogan chiari. Così si preannunciano. Ma vedremo come reagisce la polizia. Quello che abbiamo capito è che il governo Meloni non ha risposte. L’unica di cui è capace è il pugno di ferro. E questo non può che far crescere la rabbia e l’indignazione della cittadinanza.

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