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Magherini morto come Floyd, la Cedu condanna l’Italia

Magherini morto come Floyd, la Cedu condanna l’Italia

Politica Italiana

16/01/2026

da Il Manifesto

Riccardo Chiari

La sentenza Soffocato «senza motivo» durante l’arresto compiuto dai carabinieri. Che vennero assolti

La decisione della Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) di condannare lo Stato italiano per la morte di Riccardo Magherini può avere riflessi non secondari nel dibattito politico sui “pacchetti sicurezza” già approvati, e in rampa di lancio (scudo penale incluso per le forze dell’ordine), da parte del governo Meloni. Intanto c’è stata l’assoluzione definitiva dei carabinieri intervenuti per bloccare il quarantenne fiorentino, che nella gelida notte del 3 marzo 2014 vagava in Borgo San Frediano a Firenze in maniche di camicia e in stato di alterazione. I giudici di Strasburgo hanno stabilito all’unanimità che averlo «tenuto a terra in posizione prona per circa 20 minuti dopo la sua immobilizzazione iniziale, e anche dopo che apparentemente aveva smesso di reagire, non era assolutamente necessario per trattenerlo». «In quei momenti Riccardo andava girato e doveva essere fatto respirare», ha ricordato il fratello Andrea.

Le terribili registrazioni audio con le urla di Magherini nei suoi ultimi minuti di vita, ascoltate nei processi di merito, e alcune testimonianze oculari che raccontavano di come gli agenti si fossero letteralmente seduti sopra il fermato, hanno portato la Cedu a giudicare che lo Stato italiano è responsabile della sua morte per la violazione di due disposizioni dell’articolo 2 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, riguardanti il diritto alla vita e l’adeguatezza delle indagini.

Oltre al fatto di avere tenuto Magherini a pancia in giù dopo che era stato ammanettato e anche dopo che era diventato incosciente, i giudici rilevano: «All’epoca non esistevano in Italia linee guida in vigore che fornissero istruzioni chiare e adeguate su come mettere le persone in posizione prona con il minimo rischio per la salute e la vita. Anche se il comando generale dei carabinieri aveva emesso una circolare nel gennaio 2014 che sensibilizzava specificamente sui rischi connessi all’uso della posizione prona per immobilizzare una persona che, ad esempio, aveva assunto droghe, essa non era in vigore al momento della morte».

La Corte però ritiene «preoccupante il fatto che tale circolare fosse stata sostituita da circolari emanate nel 2016 e nel 2019 che non menzionavano tali rischi». Inoltre, la Cedu evidenzia come «strettamente legata» a questo «la questione della formazione adeguata delle forze dell’ordine. Il governo non aveva presentato alcuna prova che gli agenti coinvolti nell’incidente avessero ricevuto una formazione sull’uso di tecniche di immobilizzazione, come la posizione prona, che potevano mettere a rischio la vita». Di qui la violazione dell’articolo 2 «per quanto riguarda l’uso della forza» contro Magherini «e il dovere dello Stato di proteggere il suo diritto alla vita».

Un’ulteriore violazione dell’articolo 2 ha riguardato le indagini «a causa dei dubbi sulla loro indipendenza. In particolare, due degli agenti direttamente coinvolti nell’incidente si erano recati quasi immediatamente al pronto soccorso dove era stato portato» Magherini e «avevano interrogato un testimone oculare, una volontaria della Croce Rossa che era stata una delle prime persone a intervenire». Per queste ragioni, lo Stato dovrà versare ai familiari della vittima 140mila euro per danni morali, e 40mila euro per le spese legali.

La Cedu sta esaminando un altro ricorso in cui i familiari ritengono lo Stato responsabile della morte di un congiunto a causa delle tecniche di immobilizzazione delle forze dell’ordine. Accadeva nel cosentino qualche mese dopo la tragedia di Firenze: Vincenzo Sapia, affetto da disturbi schizo-affettivi per cui era in cura, moriva dopo essere stato immobilizzato a terra.

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