ATTUARE LA COSTITUZIONE PER CAMBIARE L'ITALIA

ATTUARE LA COSTITUZIONE PER CAMBIARE L'ITALIA

ATTUARE LA COSTITUZIONE PER CAMBIARE L'ITALIA

Mamdani innesca l’onda socialista a New York e oltre

Mamdani innesca l’onda socialista a New York e oltre

Politica estera 

25/06/2026

da Il Manifesto

Marina Catucci

New York La vittoria dei "suoi" candidati alle primarie locali

Le primarie democratiche di martedì notte a New York non sono state una semplice tornata elettorale, ma la prova che il movimento socialista americano, dopo l’elezione di Zohran Mamdani a sindaco, non si è fermato: si è allargato, consolidato, e continua a vincere.

Il dato più clamoroso arriva dal 13° distretto congressuale, di Manhattan e Bronx, dove Darializa Avila Chevalier, organizzatrice comunitaria di 32 anni sostenuta dai Democratic Socialists of America (Dsa), ha battuto il deputato uscente Adriano Espaillat, in carica da cinque mandati, primo congressista dominicano-americano della storia Usa.

NEL 7° DISTRETTO, Claire Valdez, deputata statale ed ex dirigente del capitolo newyorchese del Dsa, ha sconfitto Antonio Reynoso, presidente di Brooklyn, sostenuto dalla deputata uscente centrista Nydia Velázquez e dal Working Families Party.

Nel 10° distretto, tra Lower Manhattan e Brooklyn, ha vinto Brad Lander, ex assessore comunale ed ex revisore dei conti della città. Aveva corso anche come sindaco nel 2025 spalleggiandosi con lo stesso Mamdani, che lo ha ora appoggiato in questa corsa per il Congresso contro il deputato uscente Dan Goldman, che aveva partecipato all’impeachment di Trump. Lander ha vinto con quasi il 66% dei voti, in una campagna costruita anche sul tema dei migranti. A New York l’ex assessore è conosciuto e amato per essere in prima fila nella difesa dei cittadini immigrati finiti nel mirino di Ice sin dall’inizio di questa amministrazione Trump. A causa del suo impegno è stato arrestato all’interno del tribunale dell’immigrazione di 26 Federal Plaza, e non per questo ha interrotto la sua battaglia.

Alla festa per la vittoria del primo sindaco di New York musulmano e socialista, qualche mese fa, aveva detto al manifesto che «l’elezione di Mamdani è un’opportunità di lavorare insieme per costruire una città che i newyorkesi possano permettersi, dove tutti sono i benvenuti, e dove si può resistere a Donald Trump».

ANCORA più significativa è una vittoria che arriva da fuori New York City: a Syracuse, il candidato Dsa Maurice “Mo” Brown ha battuto il deputato democratico centrista Bill Magnarelli, in carica da 28 anni, un ribaltamento che dimostra come l’onda socialista riesca a sfondare anche lontano dalla città.

Tre vittorie su tre, dunque, per i candidati appoggiati personalmente da Mamdani, che ha scelto di schierarsi apertamente contro l’establishment democratico, inclusi due parlamentari in carica.
Sotto la soglia del Congresso, l’onda si fa ancora più larga. Nello stato di New York ci sono oggi 14 cariche pubbliche di rilievo legate al Dsa: oltre al sindaco Mamdani, 4 seggi nel Consiglio Comunale e 9 parlamentari ad Albany.

Con i risultati di ieri, i candidati Dsa hanno vinto in 7 casi su 8 nella corsa alla legislatura statale, portando la delegazione socialista ad Albany ad almeno 15 seggi dal prossimo anno.

NEW YORK non è un caso isolato: la settimana scorsa la democratica socialista Janeese Lewis George ha vinto le primarie per sindaca di Washington DC, ed è la grande favorita per le elezioni di novembre. La sua amministrazione si prospetta in rotta di collisione con Trump, che ha già minacciato di mettere la città sotto controllo federale in caso di sindaco socialista.

A LOS ANGELES, la consigliera comunale Dsa Nithya Raman è passata al turno decisivo nella corsa a sindaco, mentre i consiglieri uscenti Eunisses Hernandez e Hugo Soto-Martinez sono stati riconfermati. In Pennsylvania, il deputato statale Chris Rabb ha vinto le primarie nel 3° distretto di Philadelphia, candidato in pole position per diventare il secondo membro del Congresso sostenuto a livello nazionale dal Dsa.
In questo ciclo elettorale i candidati del “Team Dsa” sono coinvolti in 133 corse: 14 vittorie erano state già acquisite prima della notte di ieri, 91 candidati sono ancora in corsa. Numeri che disegnano un movimento che si muove ormai su tre livelli, comunale, statale e federale, in contemporanea.

DIVENTA sempre più difficile minimizzare, sostenendo che le vittorie a New York, Washington e Los Angeles siano il prodotto di contesti urbani specifici, irripetibili nel resto del Paese. I numeri raccontano qualcosa di più di una serie di exploit isolati: il socialismo democratico non sta più solo sondando il terreno nel Partito Democratico, lo ha già sfondato, ed è una rottura con cui la dirigenza del partito dovrà confrontarsi, che le piaccia o no. Le vittorie sono uscite dai centri urbani e arrivate anche in zone rurali e periferiche dove, fino a pochi anni fa, anche solo nominare la parola socialismo sembrava fantascienza.

Resta il fatto che la città che ha prodotto Wall Street ha eletto un sindaco socialista, e mesi dopo quell’elezione l’onda non si è ritirata: si è alzata, e nei quartier generali della notte elettorale le vittorie sono state festeggiate cantando Solidarity Forever, lo storico inno del movimento sindacale.

share