21/04/2026
da Il Manifesto
Pasticciaccio brutto Emendamento alla norma sugli avvocati: si deve tornare al Senato, corsa contro il tempo

Quando intorno alle 19, ieri, il sottosegretario Alfredo Mantovano è salito al Quirinale per incontrare Sergio Mattarella, le ipotesi sono diventate certezza: il decreto sicurezza verrà cambiato. Se il tempo lo permetterà. Insostenibile la norma, denunciata dal manifesto, sui premi (615 euro) per gli avvocati che concludono felicemente le procedure di «rimpatrio volontario» dei migranti. Peraltro utilizzando il Consiglio nazionale forense, organo istituzionale di rappresentanza degli avvocati, che ha smentito il proprio coinvolgimento e chiesto esplicitamente un intervento al Parlamento per correggere il testo. Ora un emendamento presentato dal centrodestra modificherà l’articolo 30bis, quello incriminato, e dunque il testo richiederà una terza lettura al Senato entro sabato, data in cui scadono i tempi di conversione. Le lancette degli orologi ticchettano. Più di un pasticcio, la debacle di una maggioranza resa fragile dalla sconfitta al referendum, tradita dalla propria ingordigia securitaria poi sconfessata.
LE IPOTESI erano iniziate a rincorrersi già da ieri mattina, quando erano trapelati i malumori del Colle che chiedeva la modifica della norma: l’emendamento, inserito in fase di conversione a Palazzo Madama, non era presente nel decreto che Mattarella ha licenziato il 24 febbraio, due settimane dopo l’annuncio in consiglio dei ministri. A quel punto nell’esecutivo è scattato l’alert: licenziare il decreto in queste condizioni era diventato insostenibile, ma i tempi stretti del passaggio parlamentare rendevano la soluzione un vero rompicapo, senza contare l’imbarazzo della modifica alla modifica: una retromarcia alla luce del sole, senza attenuanti.
Così sono iniziate a circolare le possibilità: l’ordine del giorno proposto dal neocapogruppo di Forza Italia, Enrico Costa, per impegnare il governo a modificare la norma in futuro; un nuovo decreto per cancellare l’articolo, salvando intanto il dl in discussione; un emendamento soppressivo o di modifica, l’idea meno congeniale per i tempi strettissimi. Scartata l’opzione di far semplicemente decadere il decreto senza convertirlo: allora la sconfitta si sarebbe fatta clamorosa. Al lavoro si sono messi l’ufficio legislativo che fa capo a Mantovano e anche i tecnici del ministro dei Rapporti con il Parlamento Ciriani. E si è arrivati all’emendamento: a Mantovano il Colle ha fatto capire che, così com’era, il testo non andava bene e che era in capo al governo trovare la soluzione.
NEL FRATTEMPO a Montecitorio andavano avanti i lavori delle Commissioni che dalle 9 del mattino stavano esaminando i 1.200 emendamenti presentati dalle opposizioni. Quando la seduta è stata sospesa perché Mantovano si trovava al Colle, e le opposizioni chiedevano chiarimenti in merito, l’esame era fermo all’articolo 1. La maggioranza era in quel momento ancora fiduciosa di poter concludere comunque i lavori entro mezzanotte e andare in aula senza relatore ponendo la fiducia. Così non sarà perché va approvata la modifica: le commissioni hanno ripreso a lavorare a tarda sera andando avanti tutta la notte per esaminare i 33 articoli, oggi inizierà la discussione e verrà posta la fiducia. Per regolamento devono trascorrere 24 ore prima di poterla votare, poi si procederà con gli ordini del giorno e dunque si potrà dare il voto definitivo. Quindi il ritorno imprevisto al Senato, dove il regolamento consente tempistiche più veloci senza le 24 ore da attendere.
I MINUTI sono contati, ma nel centrodestra sono convinti che se Montecitorio darà l’ok entro giovedì pomeriggio la partita si possa chiudere. C’è da fare i conti con l’ostruzionismo delle opposizioni, che non a caso ieri Fdi ha provato ad ammorbidire cercando una mediazione. È stata la meloniana Carolina Varchi ad avvicinare la dem Debora Serracchiani per verificare la possibilità che le opposizioni facessero cadere l’ostruzionismo. La richiesta Pd: cancellare pressoché tutte le norme del decreto, dal fermo di polizia alle zone rosse. In pratica cancellarlo. Quindi l’ostruzionismo ci sarà. La Lega invece, che ha la paternità dell’articolo sugli avvocati improvvidamente firmato da tutti i partiti di governo (per cui i distinguo degli ultimi giorni quindi valgono pochino), chiedeva di tirare dritto.
IL PACCHETTO di norme pare sia stato partorito dagli uffici del Viminale, quindi da Piantedosi. La maggioranza è stata costretta anche all’ennesimo pastrocchio: la presentazione dei subemendamenti all’emendamento, fissata già nella serata di ieri con il centrodestra costretto a porre la tagliola anche sulla discussione del nuovo testo modificato ieri. Le opposizioni in serata hanno fatto muro: stop ai lavori fino a stamattina. Battaglia annunciata.

