21/010/2026
da Pagine esteri
Il governo revoca il coprifuoco dopo giorni di proteste per i rubinetti a secco e il caro vita. La ferita di una donna colpita dalla polizia ha scatenato la rivolta. Dietro l’immagine dell’isola turistica, la crisi della distribuzione idrica e il divario tra ricchezza e servizi pubblici
Il coprifuoco è stato revocato, ma l’acqua continua a mancare. Lunedì il governo delle Mauritius ha annunciato la fine delle restrizioni notturne imposte dopo una settimana di proteste, scontri con la polizia e incendi. Almeno 188 persone sono state arrestate. Il provvedimento è arrivato dopo che un agente aveva sparato a una donna di 27 anni, ferendola gravemente al collo. Il poliziotto è stato fermato e portato davanti alla giustizia. Per le autorità il ritorno alla normalità significa la riapertura delle scuole e delle strade. Per le famiglie che hanno iniziato la protesta significa, prima di tutto, tornare ad avere acqua nei rubinetti.

Le prime manifestazioni erano cominciate nei quartieri di Vacoas-Phoenix, dove i residenti denunciavano giorni consecutivi senza fornitura. A Saint-Paul le autobotti erano arrivate dopo i blocchi stradali; in altre zone gli abitanti avevano disposto materassi, mobili e barili sull’asfalto per chiedere almeno qualche ora di distribuzione. La protesta si è estesa mentre aumentavano i prezzi dei beni essenziali. Poi la sparatoria di Camp Levieux ha trasformato una mobilitazione per i servizi pubblici nella più grave crisi di ordine pubblico che l’arcipelago ricordi da decenni.
I dati sulla siccità spiegano una parte del problema. Il 2 ottobre Mare aux Vacoas, il principale bacino dell’isola, era sceso al 36,6% della capacità. Secondo la Central Water Authority, il suo contributo giornaliero all’impianto di trattamento di La Marie era passato da 110 mila a 71 mila metri cubi. Pochi giorni dopo il governo indicava per il complesso dei bacini una disponibilità del 57,1%, contro l’87,4% registrato nello stesso periodo dell’anno precedente. Sono cifre che giustificano misure di risparmio, ma non spiegano da sole perché alcuni quartieri restino senza acqua per giorni mentre altri continuano a riceverla.
La questione riguarda anche la rete di distribuzione, le infrastrutture e le priorità degli investimenti. L’acqua non è soltanto una risorsa naturale da amministrare durante una stagione secca: è un servizio la cui continuità dipende da condotte, serbatoi, manutenzione e scelte di bilancio. L’emergenza ha reso visibile una differenza che l’immagine internazionale delle Mauritius tende a nascondere: quella tra un’economia capace di attirare turisti, capitali e attività finanziarie e una parte della popolazione che fatica a ottenere servizi essenziali.
L’arcipelago viene spesso indicato come un modello di successo africano, grazie alla stabilità politica e alla trasformazione da economia dello zucchero a centro turistico e finanziario. Questa crescita non ha eliminato le disuguaglianze territoriali né protetto tutte le famiglie dall’aumento del costo della vita. A settembre l’inflazione annua era arrivata al 4,1%, rispetto al 3,4% di un anno prima, spinta anche da carburanti e alimentari. Per chi dipende dai trasporti e dai salari, l’acqua da acquistare o da recuperare lontano da casa diventa un costo aggiuntivo.
La risposta governativa si è concentrata rapidamente sull’ordine pubblico. Sono stati mobilitati reparti speciali, imposti coprifuoco e controlli e limitata la vendita di carburante in contenitori. L’esecutivo ha prospettato, nei casi ritenuti applicabili, anche l’impiego della legislazione antiterrorismo contro alcuni arrestati. Ha inoltre discusso la possibilità di abbassare da 14 a 12 anni l’età per la detenzione e il perseguimento dei minori.
Il governo di Navin Ramgoolam ha annunciato interventi di emergenza, tra cui nuove perforazioni e autobotti. La sospensione del coprifuoco del 19 ottobre non equivale però alla fine della crisi idrica. Mare aux Vacoas resta sotto pressione e le autorità hanno già avvertito che, senza precipitazioni sufficienti, la distribuzione potrebbe subire ulteriori restrizioni nelle prossime settimane.

