27/06/2026
da Il Manifesto
Piglio tutto La riforma elettorale a tappe forzate, restano forti dubbi sulla costituzionalità del testo
L’Aula della Camera ha iniziato ieri mattina l’esame della riforma elettorale targata centrodestra. Una legge dalla doppia blindatura: della maggioranza rispetto alle opposizioni e anche rispetto all’elettorato. Il Melonellum infatti toglie ogni residuo ruolo ai cittadini nella determinazione degli eletti in Parlamento, consegnandola alle segreterie dei partiti.

La prima blindatura riguarda anche il testo, dato che quello licenziato dalla commissione Affari costituzionali, la versione ter del Melonellum, non sarà modificata né dall’aula di Montecitorio né da Palazzo Madama per l’accordo intercorso tra i partiti del centrodestra. L’unica incertezza riguarda i tempi di approvazione. Questo aspetto diverrà chiaro mercoledì primo luglio, quando alla capigruppo la maggioranza chiederà il contingentamento dei tempi; se verrà proposto per il sì della Camera una data tra il 7 e il 10 luglio, vorrà dire che la premier Meloni punta a un sì definitivo nell’altro ramo del Parlamento prima della pausa estiva.
LA FOTOGRAFIA degli scranni dell’Aula ieri per la discussione generale era eloquente: il centrodestra ha schierato per la propria riforma una manciata di deputati, e cioè i capigruppo di Fi e Fdi in commissione Affari costituzionali, Paolo Emilio Russo e Alessandro Urzì (gli unici a intervenire per la maggioranza), i relatori Angelo Rossi (Fdi) e Nazario Pagano (Fi), con la ostentata assenza dei deputati leghisti, come l’altro relatore Igor Iezzi. Un modo inconscio di rimarcare che le decisioni sul Melonellum sono state prese in sede extra-parlamentare, vale a dire a Palazzo Chigi. Simona Bonafè (Pd) ha detto che Giorgia Meloni «si è ritagliata una legge su misura» nel timore di perdere con il Rosatellum. In effetti il centro del nuovo sistema è l’indicazione del candidato premier da depositare assieme alle liste elettorali, terreno su cui Giorgia Meloni è convinta di avere maggiori atout, sia rispetto a Elly Schlein o Giuseppe Conte, sia rispetto a Roberto Vannacci.
DOPO ALCUNI DUBBI di una settimana fa, da Palazzo Chigi è arrivato l’ordine di andare avanti senza tentennamenti. «Una forma surrettizia di premierato», hanno accusato in Aula diversi parlamentari del centrosinistra, come i dem Gianni Cuperlo, Chiara Braga e Paolo Cianni, o Nicola Fratoianni (Avs), ma fermamente respinta dalla ministra per le riforme Maria Elisabetta Casellati, che tuttavia ha usato per sostenere la riforma gli stessi argomenti utilizzati per il suo premierato, vale a dire che essa assicura «stabilità».
LA BLINDATURA della maggioranza rispetto alle opposizioni è stata sottolineata da Federico Fornaro (Pd) e Carmela Auriemma (M5s): il primo ha ricordato la chiusura durante i lavori in commissione, mentre la seconda ha parlato di «arroganza» della maggioranza chiusa in se stessa a tal punto da osare il varo di una legge «incostituzionale». Tema questo che rappresenta la maggiore incognita per il Melonellum: la totale blindatura delle liste, sia quelle proporzionali circoscrizionali sia il listone nazionale del premio (70 alla Camera e 35 al Senato) appare in netto contrasto con la sentenza con cui la Corte costituzionale nel 2014 bocciò il Porcellum. Riccardo Magi (+Europa), poi espulso dall’aula, ha mostrato un grande facsimile della scheda elettorale con la scritta «il tuo voto non conta nulla» ed ha poi teatralmente stracciato la scheda accusando: «Un colpo di Stato mite e burocratico».
DIVERSI COSTITUZIONALISTI in audizione hanno ricordato come oggi sia semplice portare alla Consulta un ricorso sulla legge elettorale, con l’incognita di una nuova bocciatura e di quale sarà la legge che residuerà da tale sentenza. La Corte nel 2014 introdusse la preferenza e alcuni giuristi sostengono che questo è il futuro esito di fronte a nuovi listoni bloccate. Sulle preferenze Futuro nazionale ha annunciato emendamenti (come Azione, il Pld di Marattin e Nm di Lupi) per cui, per non prestare il fianco, ieri il capogruppo di Fdi Galeazzo Bignami ha detto che lavora a un emendamento di maggioranza su questo tema. Quindi non più una proposta dei soli Fdi a sfidare Lega e Fi, che sono fermi nel loro niet. E non è da escludere che siano i due junior partner a chiedere a Meloni di porre la fiducia per evitare sulle preferenze incidenti inaspettati.

