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Meloni esclusa dai negoziati sull'Ucraina La premier scrive a Bruxelles che risponde picche

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Politica italiana

05/11/2026

da La Notizia

Raffaella Malito

Meloni esclusa dai negoziati sull’Ucraina scrive a Bruxelles che risponde picche. Meloni scrive al presidente del Consiglio Ue Costa per chiedere un negoziatore unico per l'Ucraina. E una sedia per Roma. La risposta è picche

Venti giorni dopo aver contestato in Parlamento il formato ristretto di Francia, Germania e Regno Unito sull’Ucraina, Giorgia Meloni ha dovuto fare i conti con un altro vertice senza l’Italia. Ancora una volta, mentre si discute del futuro della guerra e degli equilibri del dopoguerra, Roma resta fuori dal tavolo che conta. E la premier, dopo aver spiegato che il problema non era “chi siede a quale tavolo”, adesso prende carta e penna e scrive al presidente del Consiglio europeo Antonio Costa. Per chiedere, in sostanza, proprio una sedia.

Meloni esclusa dai negoziati sull’Ucraina scrive a Bruxelles che risponde picche

Era il 14 ottobre quando, alla vigilia del Consiglio europeo, Meloni aveva attaccato il protagonismo del cosiddetto E3, chiedendo ai Ventisette di individuare “una figura autorevole, con il mandato di tutti” per rappresentare l’Europa. Se Parigi, Berlino e Londra volevano muoversi da sole, sosteneva, avrebbero almeno dovuto farlo “a nome di tutti e con un mandato ufficiale”. Dividersi sui formati, ammoniva, avrebbe consegnato a Mosca l’immagine di un’Europa “infantile”. Il formato, però, è rimasto sostanzialmente quello. E l’Italia continua a non esserci.

Alla carica

Così Meloni torna alla carica con Costa: “Alla luce dei più recenti sviluppi, sono costretta a tornare su un tema che ho più volte sollevato in Consiglio europeo. Mi riferisco alla necessità, per l’Europa, di parlare con una sola voce sulla questione ucraina. Necessità ormai improcrastinabile”. La premier contesta il susseguirsi di riunioni con geometrie diverse, dagli incontri tra consiglieri per la sicurezza nazionale ai vertici della Coalizione dei Volenterosi, fino ai contatti tra alcuni leader europei e Washington. Una confusione che, secondo Meloni, renderebbe l’Europa “poco credibile” e darebbe “l’immagine di un’Europa che va in ordine sparso”.

Posti finiti

Il problema è che a muoversi in ordine sparso è anche un’Italia che non riesce più a trovare posto nei formati decisivi. E non è difficile individuare alcune delle ragioni dell’isolamento. Prima il governo Meloni ha scommesso senza esitazioni sulla vittoria militare dell’Ucraina, riducendo i propri margini per assumere un ruolo negoziale. Poi ha scelto un rapporto privilegiato con Donald Trump, fino a mostrare una sintonia con Washington proprio mentre il presidente americano apriva lo scontro commerciale con l’Europa. Una postura che non ha aumentato il peso di Roma: lo ha ridotto.

La replica

E ancora più bruciante della nuova esclusione è la risposta arrivata alle rimostranze della presidente del Consiglio. “Sarà difficile aprire ora questa discussione”, spiega una fonte diplomatica europea. Tra i gabinetti di Costa e Ursula von der Leyen esiste già un’intesa: alle discussioni partecipano insieme all’E3 e, se si arriverà al livello dei leader, per l’Unione siederanno il presidente del Consiglio europeo e la presidente della Commissione.

Tradotto: nessun posto aggiuntivo per Meloni e nessun passo indietro di Francia, Germania e Regno Unito. Anche perché Londra, fuori dall’Ue, non potrebbe comunque essere rappresentata da Costa o von der Leyen. Tra i Ventisette – ricostruisce l’Ansa – restano differenze su chi debba eventualmente parlare per l’Europa. Un diplomatico dell’Est indica Costa, un altro von der Leyen. Ma sul punto che interessa Roma il margine sembra minimo.

E una fonte liquida persino l’offensiva italiana come “politica interna in vista delle elezioni”. Non manca chi riconosce a Meloni di aver scelto bene il momento per porre la questione. Ma anche il diplomatico più benevolo precisa subito: “Noi siamo a nostro agio con il formato attuale, l’E3 affiancato da Commissione e Consiglio”. È questo il risultato politico che resta.

Meloni ha costruito per anni la propria narrazione internazionale sull’immagine di un’Italia tornata centrale, ascoltata e rispettata. Ma quando sull’Ucraina si stringe il tavolo e si passa dalle dichiarazioni alle decisioni, Roma rimane fuori dalla porta. E la premier che spiegava come non fosse importante “chi siede a quale tavolo” si ritrova ora a chiedere all’Europa di aggiungere una sedia. Per il momento, da Bruxelles, la risposta è picche.

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