06/02/2026
da Il Manifesto
Più forte ragazzi Non solo le leggi liberticide, la premier si scaglia contro le toghe: «Rendono difficile difendere con efficacia i cittadini»
Il pacco sicurezza è servito. A spiegarne il senso ci pensa subito Meloni: «Serve un approccio più duro da parte di tutti coloro che sono coinvolti nel garantire la sicurezza dei cittadini a ogni livello».
Allude alla polizia, gratificata da una misura cervellotica ma che somiglia moltissimo allo scudo penale per le forze dell’ordine tanto inseguito dai ministri del governo, anche se talvolta negato. E allude alla magistratura, rea di non usare il pugno di ferro come da lei stessa ordinato: «Il doppiopesismo di una certa parte della magistratura rende difficile essere efficaci nella difesa della sicurezza dei cittadini». Hai voglia a fare pacchi e pacchetti, se poi «una parte della magistratura» si ostina ad applicare le leggi invece di interpretarle come Meloni comanda.
PIÙ DI TUTTO, NEL MIRINO, c’è la scarcerazione dei manifestanti arrestati per gli scontri di Torino: «Sono indignata ma non mi stupisce: ci sono troppi precedenti». Se alle parole della premier si aggiungono quelle del guardasigilli Nordio, secondo cui senza una stretta modello garrota tornano le Br (con tanto di citazione di Rossana Rossanda tanto fuori luogo da far capire che il ministro cita un articolo mai letto), il quadro, anzi il pacchetto, è completo.
NON SI CAPISCE solo perché Meloni, Nordio e Piantedosi si ostinino a parlare di sicurezza, che in tutta evidenza con queste norme non ha nulla a che vedere. Le nuove misure non servono a combattere la «criminalità diffusa», come assicura la premier, ma il dissenso. Che certo è anch’esso diffuso e minaccia la sicurezza: del governo più che dei cittadini.
NELLE NUOVE NORME, per esempio, la «cauzione» salviniana per chi organizza manifestazioni non c’è. Ma è come se ci fosse e non si tratta di maliziosa interpretazione ma di assicurazione del ministro dell’Interno. Basta depenalizzare le manifestazioni non autorizzate, deviazione di percorso inclusa, ma caricare i promotori di sanzioni pecuniarie da capogiro et voila: il gioco è fatto.
Il fermo preventivo di 12 ore naturalmente c’è ma senza discrezionalità, come preteso in nome della Carta da Sergio Mattarella. Questione di forma, non di sostanza. Un po’ di slalom, una paroletta, nello specifico «anche», e il risultato è identico. Il Quirinale voleva che fossero specificati i motivi di sospetto che implicano l’«accompagnamento» in questura con soggiorno di 12 ore, magari il possesso di materiale che indichi le pessime intenzioni? E noi ce lo scriviamo chiarendo che «anche» quello può essere motivo di fermo. Ma mica solo quello. Basta un «fondato motivo» e tante scuse se pare un po’ vago.
LO SCUDO INVECE è davvero esteso a tutti, figurarsi: anche a chi spara per legittima difesa o adempimento del dovere senza portare la divisa. Potranno tutti essere iscritti in un registro diverso da quello degli indagati, diventato da un pezzo l’albo nero e maledetto. Sarà il magistrato, ovviamente, a decidere chi sommergere e chi salvare. Qui il governo si è attenuto davvero alle indicazioni del presidente, senza darsi da fare per aggirarle come nel caso del fermo. Lo si può capire: per il capo dello Stato l’importante non può che essere la difesa del principio costituzionale che vuole tutti uguali di fronte alla legge. Ma i duri del governo ci trovano il proprio tornaconto: un passo verso la licenza di sparare a ladri, topi d’appartamento e rapinatori. Sotto con lo champagne.
Nel mirino, per ora c’è solo il dissenso. Mancano gli immigrati ma arriveranno presto, prestissimo, la settimana prossima. L’intero capitolo immigrazione è trasmigrato in un nuovo ddl che sarà approvato in pochi giorni e lì figurerà in primo piano la possibilità di interdizione delle acque territoriali in alcuni casi. Ma mica sempre: «Chiaramente dovrà essere certificata la condizione di particolare pressione migratoria», concede Piantedosi. Tu chiamalo se vuoi blocco navale.
Questi erano i punti più spinosi ma non bisogna dimenticare tutto il resto. I droni svolazzanti sulle manifestazioni. Il divieto di manifestare a vita comminato a chi abbia sul groppone condanne per «reati gravissimi» come il terrorismo ma pure le semplici lesioni a pubblico ufficiale.
LA RESISTENZA anche passiva trasformata in reato penale: Gandhi e Luther King tocca esaltarli in pubblico ma il posto loro era la galera. La facoltà per i prefetti di indicare a piacimento zone rosse dalle quali tenere lontani non i condannati ma i denunciati per reati contro la persona o il patrimonio. Lo sgombero anche delle seconde case e già adesso «siamo a 4200 sgomberi», esulta Piantedosi. Con le seconde case magari si tocca quota 10mila. È la sicurezza, bellezza.

