12/06/2026
da Il Manifesto
Il dibattito La premier in Parlamento si vanta sulle rinnovabili («Ho fatto più di Conte») e insiste su Israele: «Isolarlo sarebbe controproducente, no alla sospensione dell'accordo con l'Europa». Parte l’attacco a Vannacci: «Aiuta la sinistra»
Il formato non cambia. Per Giorgia Meloni le comunicazioni al Parlamento alla vigilia dei consigli europei sono sempre un’occasione per bastonare le opposizioni. Sui soldi spesi da Conte col superbonus, ormai una sorta di litania, ieri con un addendum sulle mascherine Covid. E poi le rinnovabili, tema molto caro al centrosinistra. «Col nostro governo l’energia da rinnovabili è aumentata di 24 gigawatt, col governo Conte 2 solo di 1,5 gigawatt. Sono loro che non hanno fatto nulla. E i presidenti che più si oppongono ai nuovi impianti sono quelli di Sardegna e Toscana, di centrosinistra».

LA REPLICA DI SCHLEIN: «Certo che sono cresciute le rinnovabili, ma meno della media europea. E ora von der Leyen in cambio della flessibilità vi costringe a fare quello che non avete voluto fare: investire nelle rinnovabili». E ancora, sulla tasse: «L’unica cosa che unisce il campo largo è l’idea di nuove tasse, dalla patrimoniale a quella di successione», attacca la premier. Il capogruppo di Fdi Bignami tira fuori in aula un vecchio libro di Schlein in cui ipotizzava un prelievo «sui grandi patrimoni sopra i 500mila euro». «Vergogna, sono i risparmi delle famiglie». Conte precisa: «Noi faremo la redistribuzione senza nuove tasse, tagliando le spese militari e colpendo gli extraprofitti di banche e aziende energetiche». Controreplica di Meloni: «Perché non lo avete fatto quando eravate al governo?». Proteste dai banchi delle opposizioni.
PER MELONI L’OBIETTIVO principale della giornata è scrollarsi di dosso l’aura di una leader esclusa dai vertici europei che contano, per via del suo forfait al recente incontro in Montenegro e per l’esclusione dall’incontro di Londra sull’Ucraina. Su questo ha un duro botta e risposta con Renzi in Senato, con la premier costretta a ripescare dall’archivio un vertice da cui l’ex rottamatore era stato escluso. «Tanti leader hanno saltato qualche vertice, ce ne sono moltissimi, in nessuna nazione si fanno polemiche del genere – dice Meloni – ero al giuramento dei carabinieri e lo rifarei». E poi la richiesta alle opposizioni: «Ci sono alcuni paesi che vogliono primeggiare», e il riferimento alla Francia non è casuale. E poi: «È successo che l’Italia fosse esclusa con Renzi, che pure regalava ai francesi pezzi di mare tra i più pescosi, con Conte e anche con me. Il gioco è sempre lo stesso: non azzanniamoci tra di noi».
IL MOOD È LO STESSO alla Camera e al Senato. Meloni rivendica di aver saputo dire dei no e accusa i predecessori di aver barattato la flessibilità con l’accoglienza di più migranti, attacca a muso duro «Mare nostrum», l’operazione navale dell’Italia a cavallo tra 2013 e 2014 dopo la strage di Lampedusa. Schlein: «Quella operazione ha salvato 150mila vite umane». Propone che la Ue parli con una voce sola sull’Ucraina: «Procedere a tentoni con formati variabili non adeguatamente rappresentativi produce frammentazione, confusione, debolezza. Il tema vero non è chi fa o meno parte di questo o quel formato, ma che nessun formato ha legittimità per parlare a nome dell’intera Europa».
Ma non riesce a nascondere il suo antieuropeismo quanto ribadisce il no al superamento del diritto di veto e si scaglia contro Bruxelles. «Le decisioni che prendiamo vanno rispettate e non ribaltate da interpretazioni surreali ammantate come tecniche di burocrati che non devono rendere conto a nessuno delle proprie decisioni». Pioggia di critiche delle opposizioni. «Siete voi i burocrati europei, siete voi che bloccate la difesa e gli investimenti comuni e il superamento dell’unanimità per comprare le armi da Trump. L’Italia merita un governo che sia alla guida del processo di integrazione».
IL VERO PUNTO DEBOLE della relazione di Meloni è la Palestina. La premier ribadisce il suo no alla sospensione dell’accordo tra Ue e Israele. «Non credo che isolare Israele possa essere un obiettivo o una strategia europea. L’isolamento sarebbe pericoloso e finisce per rafforzare le posizioni più estremiste, tanto in Israele quanto tra i nemici di Israele che a quell’isolamento hanno sempre lavorato. Punire la società civile israeliana con misure restrittive sarebbe non soltanto sbagliato, ma controproducente».
La premier apre solo a sanzioni contro il ministro Ben Gvir, che ha insultato l’Italia («da lui dichiarazioni inaccettabili per l’Italia ma anche poco dignitose per Israele, che rispediamo al mittente») e contro i «coloni violenti», ma le opposizioni non ci stanno. «I coloni sono tutti illegali, glielo ricordo perché è illegale l’occupazione della Cisgiordania da parte di Israele», attacca Nicola Fratoianni. «Continuate a essere contrari a sanzioni e a interrompere il trattato di associazione tra Ue e Israele perché non volete misure che colpiscano la società civile israeliana. Invece le sanzioni contro la Russia e l’Iran non colpiscono la società civile ? Il doppio standard è la fine della credibilità dell’Occidente». Sulla stessa linea anche il M5s. «Gaza ha svelato la vostra ipocrisia, non esistono coloni non violenti», dice Riccardo Ricciardi.
IL SUO COLLEGA Francesco Silvestri, nel descrivere la subalternità del governo a Trump e Netanyahu, scivola in una gaffe: «Dopo il referendum lei non ha rialzato la schiena, ha semplicemente indossato delle ginocchiere per stare più comoda». Si infuriano i parlamentari di Fdi, la premier replica: «Non riuscite ad accettare una donna che è arrivata dove è arrivata senza mai indossare delle ginocchiere, senza favoritismi e senza scorciatoie. Ed è arrivata dalla destra». La replica di Silvestri: «Ponevo una questione politica e non certo sessista. La malizia è negli occhi di chi guarda».
Meloni inaugura la strategia dell’attacco ai vannacciani, che ancora una volta hanno votato contro il governo, dicendo no alle armi all’Ucraina: «Votate con la sinistra, non fate l’interesse nazionale anche se siate stati eletti nella fila del centrodestra. Non mi si parli di vera destra perché quella non è mai funzionale alla sinistra».
ALLA FINE PASSANO le mozioni del centrodestra, e alla Camera anche alcuni punti quella di Azione riformulati secondo le richieste del governo. Le opposizioni mostrano uno sforzo di unità, con molti voti favorevoli incrociati tra Pd, M5S e Avs, con i dem a chiedere di votare per punti separati le mozioni degli alleati per massimizzare i punti di unità. Restano dissensi solo sulle armi all’Ucraina (no di 5s e Avs al testo dem) e sull’utilizzo dei fondi Safe per la difesa (no dei riformisti Pd al testo dei 5s, mentre il gruppo si è astenuto).

