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Meloni sente Merz, Macron e Starmer per uscire dall’angolo

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Politica estera

07/03/2026

da Il manifesto

Andrea Colombo

La premier italiana, finora schiacciata sulle posizioni trumpiane, prova a raccordarsi con i leader europei e parla di «diplomazia»

Dopo una settimana di paralisi Meloni ha capito di doversi scuotere. Impossibile restare spettatrice passiva e quasi altrettanto difficile continuare a non assumere, unica leader in tutta Europa, una posizione politica precisa sulla guerra.

Così, ieri mattina, proprio mentre partiva la fregata italiana verso Cipro, la premier ha partecipato a un vertice telefonico con Macron, Starmer e Merz. Il comunicato finale, affidato a Starmer, è laconico. Dopo aver ribadito la condanna contro «gli eclatanti attacchi dell’Iran» i quattro leader europei «hanno convenuto che nelle prossime ore e nei prossimi giorni saranno fondamentali un’intensa attività diplomatica e uno stretto coordinamento militare», con attenzione particolare per la situazione dello stretto di Hormuz e del Libano in fiamme.

PROBABILMENTE al centro del colloquio c’è stato anche altro, in particolare due aspetti nevralgici che proprio Meloni aveva affrontato nelle telefonate del giorno precedente con Erdogan e Zelensky. La Turchia è la prima preoccupazione non solo di Roma ma di tutte le capitali europee. Nessuno vuole entrare in guerra e tutti lo ripetono con tale martellante insistenza da risultare allarmante. Proprio la Turchia è il fronte considerato più pericoloso: se un Paese Nato dovesse decidere di entrare in guerra, e molti sono convinti che Erdogan sia tentato, restarne fuori diventerebbe per gli altri Paesi dell’Alleanza molto più difficile. Con Zelensky la trattativa è in corso. I droni intercettatori ucraini sono oggi tra i più efficienti al mondo e servono come il pane ai Paesi del Golfo. Ma il leader ucraino, già molto innervosito per le traversie del pur già deciso prestito europeo di 90 miliardi al suo Paese e soprattutto consapevole che il conflitto nel Golfo va a tutto scapito dei suoi arsenali, chiede in cambio «in modo discreto» rifornimento di Patriot.

DAL LATO DELLA POSIZIONE politica dell’Italia, a tutt’oggi incognita come l’opposizione non si stanca di ripetere e rinfacciare, Meloni cerca una via che le permetta di presentarsi mercoledì prossimo di fronte al Parlamento e al paese senza apparire né troppo critica ma neppure schiacciata sulla posizione degli Usa, che sa essere condivisa da pochissimi italiani e in compenso temuta da moltissimi. Affida ai social la prima indicazione di una discreta sterzata: «La priorità è proteggere i nostri connazionali e lavorare, insieme ai nostri principali partner e alleati, per sostenere ogni iniziativa che possa condurre a un ritorno alla diplomazia e al dialogo tra le parti».

La presa di distanza da Trump è camuffata ma percettibile. Tra la richiesta di resa incondizionata avanzata dal presidente e l’impegno a battere la strada opposta, quella della diplomazia e dunque del dialogo c’è un abisso. Certo, la premier deve vedersela con accenti sensibilmente diversi all’interno della sua maggioranza e in particolare con una Forza Italia arruolata nella schiera dei falchi. In Parlamento Tajani ha mostrato di considerare l’attacco pienamente giustificato e nella dichiarazione di voto finale Orsini ha detto forte e chiaro che Trump non è responsabile della situazione attuale. Gasparri, ieri, si è espresso a favore del dialogo ma chiarendo che per questo è necessario ricondurre alla ragione solo l’Iran, e non è una linea molto distante da quella del presidente americano.

ANCHE TAJANI però si uniforma alla sterzata arcobaleno della premier. Chiarisce che, se la disponibilità logistica delle basi italiane è parte dei trattati Nato, gli americani non hanno chiesto neppure quello. L’Italia è oggi come la mitizzata Spagna, non come la Francia che «prima dice che gli Usa hanno violato il diritto internazionale e poi dà loro e basi per attaccare».

La priorità del governo, giura il ministro degli Esteri, «è arrivare alla pace e salvare le vite degli italiani» e se come si presenterà mercoledì Meloni non è ancora chiaro, si può già dire che non sarà in veste bellicosa.

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