24/02/2026
da Remocontro
Il cancelliere tedesco incontra Xi Jinping sperando di risolvere una dipendenza economica diventata disastrosa per la Germania, segnala il Post. Merz è l’ultimo di tanti leader occidentali che nei mesi scorsi sono stati in Cina: prima di lui il francese Macron, il britannico Keir Starmer, il canadese Mark Carney e quello spagnolo Pedro Sánchez, tra gli altri, a dimostrazione del ruolo sempre più centrale che la Cina sta assumendo, con buona pace di Trump e soci.

Chinese President Xi Jinping, second from right meets with German Chancellor Friedrich Merz
Europa tra Cina e Usa
La dipendenza tedesca nei confronti della Cina è stata paragonata a quella che aveva verso il gas russo prima della guerra in Ucraina. Per la Germania allontanarsi dalla Cina sarà difficile e doloroso, sempre che sia possibile, insiste il Post. Merz in Cina con una delegazione di 30 imprenditori, rappresentanti delle più importanti industrie del paese. Precedenti importanti con Angela Merkel (2005-2021) e Olaf Scholz (2021-2025). E la partnership è stata eccezionalmente vantaggiosa.
Fu ‘export di alto livello’ a battere Pechino
La Germania ha un’economia molto orientata all’esportazione di alto livello, e per decenni il grande mercato cinese era stato una delle sue più importanti fonti di crescita, se non la più importante. Automobili di livello medio-alto (Volkswagen) o di lusso (Mercedes, BMW, Audi), macchinari industriali, componenti chimici, apparecchiature elettroniche avanzate. Per decenni la Cina ha avuto bisogno proprio di questo tipo di prodotti per alimentare la sua economia in forte crescita, e i rapporti commerciali tra i due paesi sono cresciuti enormemente. E la Germania è stato uno dei pochi paesi occidentali a mantenere una bilancia commerciale praticamente in pari con la Cina, con alcuni anni perfino un surplus. Ma la Germania che esportava più beni verso la Cina di quanti ne importasse, è ormai un bel ricordo.
Dal 2020 Cina export sul mondo
A partire dal 2020 le cose sono cambiate. La Cina ha cominciato a investire nella manifattura avanzata, cioè proprio in quei settori in cui la Germania è più forte. Lo stato cinese ha sostenuto industrie locali per fare concorrenza diretta alle industrie tedesche, e molto spesso i prodotti cinesi erano di qualità comparabile ma più economici. L’industria tedesca, inoltre, non è riuscita a stare al passo dei rapidi cambiamenti del mercato cinese. Esempio è il settore delle auto: fino al 2020 i produttori di auto stranieri dominavano il mercato cinese, e Volkswagen era il primo con oltre il 12 per cento di quote di mercato. In quegli anni Volkswagen faceva in Cina il 40 per cento di tutte le sue vendite mondiali. Il settore delle auto di lusso, intanto, era controllato quasi interamente da brand tedeschi come Mercedes e BMW.
Ora Berlino guida auto cinesi
Negli ultimi anni però sono sorti in Cina molti marchi locali che hanno cancellato il primato tedesco, anche grazie a una rapida conversione alle auto elettriche, che i tedeschi hanno faticato a comprendere. Oggi il primo produttore di auto in Cina è la cinese BYD, e le quote di mercato delle società tedesche sono crollate di circa un terzo, in media. Questo si è replicato più o meno in tutti i settori, con il risultato che la bilancia commerciale tra Cina e Germania, che fino al 2020 era quasi in parità, è precipitata a favore della Cina. Oggi la Germania ha un deficit commerciale con la Cina di quasi 90 miliardi di euro, che è aumentato del 33 per cento tra il 2024 e il 2025. Significa, di fatto, che mentre la Germania continua ad aver bisogno dei beni cinesi, la Cina non ha più bisogno dei beni tedeschi, perché ha cominciato a produrseli da sé.
Presente nero, futuro a rischio
Davanti a questa crisi, alla fine del 2025 Volkswagen ha sospeso la produzione di una delle sue fabbriche in Germania per la prima volta nella sua storia, e potrebbe chiudere alcuni stabilimenti. E l’intera Germania perda circa 10 mila posti di lavoro al mese nel settore industriale, e la competizione è particolarmente difficile perché molte aziende cinesi ricevono incentivi pubblici ingenti, mentre quelle tedesche molti meno: «Le nostre aziende non devono competere soltanto con i loro rivali cinesi, ma con il budget statale cinese», denunciano gli industriali. un’associazione di categoria industriale. Ma il problema –insiste il Post- però è che in questi anni l’economia tedesca è diventata così dipendente dalla Cina che ormai non ne può più fare a meno. Sempre settore auto: mentre molti produttori possono comunque contare sul grande mercato americano, i produttori tedeschi stanno invece moltiplicando i propri investimenti per cercare di recuperare il terreno perduto. Volkswagen, per esempio, sta presentando nuovi modelli di auto elettriche in Cina con investimenti di decine di miliardi di euro.
Merz e Cina: le industrie non possono farne a meno
Rischi più politici: la Germania e molta parte del mondo è esposta al monopolio della Cina sui minerali rari, materiali fondamentali per la produzione di varie tecnologie. La Cina controlla circa i due terzi della produzione e il 90 per cento della raffinazione di questi minerali, e più volte in passato ha usato il suo monopolio come leva per ottenere concessioni. Se la Cina bloccasse l’esportazione dei minerali rari, molte fabbriche tedesche (ma anche statunitensi, giapponesi, italiane) sarebbero costrette a fermarsi.
- Davanti a queste debolezze la Germania non ha molti vantaggi dalla sua parte. E Merz ha dovuto dire che cercare di separare l’economia tedesca e quella cinese «sarebbe un errore», riconosce al contrario di Trump. : «Questo tipo di politiche non farebbe altro che danneggiare i nostri interessi». Ma contemporaneamente si prevede che il suo viaggio in Cina non riuscirà a ottenere grosse concessioni da Xi Jinping in campo economico. Alla meglio, qualche risposta temporanea per alleviare, ma non risolvere, la crisi dell’industria tedesca.

