ATTUARE LA COSTITUZIONE PER CAMBIARE L'ITALIA

ATTUARE LA COSTITUZIONE PER CAMBIARE L'ITALIA

ATTUARE LA COSTITUZIONE PER CAMBIARE L'ITALIA

Merz fa il piazzista di armi nel Golfo Persico

Merz fa il piazzista di armi nel Golfo Persico

Politica estera

06/02/2026

da Remocontro

Piero Orteca

La Germania riprenderà a vendere armi e tecnologie di difesa di ultima generazione ai Paesi del Golfo Persico, nonostante le (tra)passate preoccupazioni sul tema dei diritti umani. In cambio, siglerà faraonici contratti nel campo dell’energia e delle infrastrutture. Il Cancelliere Friedrich Merz ha fatto un “business tour”, che lo ha portato in Arabia Saudita, Emirati e Qatar per concludere intese bilaterali che, naturalmente, escludono l’Unione Europea.

La guerra come business

Il lato paradossale della vicenda, che oggi vi narriamo, è che il più cazzuto dei guerrafondai europei, quelli per capirci che vedono, senza mezzi termini, l’Ucraina redenta al 100% o affogata in un lago di sangue, quando si tratta di ingrassare i bilanci dell’economia tedesca, mette tutti gli scrupoli da parte. Friedrich Merz, è stato fin qui la vestale più integralista contro il piano di pace Trump. Qualcuno, malignamente, ha pensato che su quei 1000 miliardi di euro, costruiti modificando il “freno del debito” imposto dalla Costituzione, e destinati a uno stratosferico riarmo anti-russo, in effetti si giochi la sopravvivenza del logoro sistema politico di Berlino. Costretto a incollare con lo scotch un governo-ammucchiata, e a mettere dentro di tutto, pur di sopravvivere di fronte alla crescente disaffezione dell’elettorato. Una mossa della disperazione, fatta per mascherare una crisi che ha ben altre origini. A cominciare da una cervellotica transizione “verde”, corretta nello spirito ma sbagliata nei tempi. Che ha messo in crisi gran parte dell’industria manifatturiera europea e quella dell’automotive in particolare. Oltre, è ovvio, alla pandemia, alla rottura della catena degli approvvigionamenti, alle sanzioni imposte alla Russia (e al rialzo del costo dell’energia), più l’inflazione che ne è derivata. Insomma, una tempesta perfetta che ha portato la poderosa locomotiva economica tedesca, prima a sbuffare e poi a piantarsi, come un carriaggio. Ergo: Merz è arrivato al potere perché il Paese era allo scasso e il popolo si è scelto come premier quello che passava il convento. In questo senso, Putin col riarmo tedesco c’entra fino a un certo punto. “Rearm Germany” è solo una strategia di riconversione produttiva, per salvare l’occupazione in alcuni settori strategici dell’economia e puntare a migliorare il moltiplicatore degli investimenti, sperando che arrivino commesse dall’estero. La minaccia della guerra come aspettativa di crescita economica, insomma. E pare che stia funzionando. Almeno fino a quando non si andrà a nuove elezioni.

Handelsblatt rivela il disegno

Tanto per farci capire, Handelsblatt, austero e prestigioso giornale economico teutonico, annunciava che “Merz promette una più stretta cooperazione in materia di armamenti con gli Stati del Golfo Persico”. E questo prima di cominciare il suo viaggio nella Penisola arabica, per parare in anticipo eventuali critiche politiche sulla spinosa questione dei diritti umani. Perché, i lauti affari che Berlino ha sempre fatto con l’export di armi verso la regione, erano stati congelati dopo l’assassinio del giornalista saudita nel Consolato di Istanbul. Ma, come dice il sommo poeta, parlando del conte Ugolino della Gherardesca, alla fine “più del dolor potè il digiuno”. Diritti umani? Beh, per il Cancelliere diciamo che ai nemici (come Putin) le regole del diritto internazionale si applicano. Mentre per i “nuovi amici” (o, per meglio dire, clientes) si interpretano. O, più cinicamente, si mettono sotto la suola delle scarpe. “Friedrich Merz – chiarisce Handelsblatt – ha promesso una più stretta cooperazione in materia di difesa con i principali partner della regione del Golfo. ‘Questo è nel nostro interesse reciproco, perché vogliamo garantire che il mondo diventi più sicuro. E diventerà più sicuro solo se ci difenderemo anche noi stessi’, ha affermato Merz durante la sua visita in Qatar. Se il governo tedesco individua ‘partner affidabili per la cooperazione’ come il Qatar o, come da ieri, l’Arabia Saudita – prosegue Handelsblatt –  questi Paesi potranno contare su una cooperazione in materia di armamenti più intensa rispetto agli ultimi anni. ‘Tuttavia, ciò non significa che ora forniremo tutte le armi a tutti i Paesi senza alcun controllo. Ogni caso verrà comunque esaminato singolarmente”. Insomma, quantomeno bisognava salvare la faccia. Ma la premessa non cambia la sostanza.

Berlino fa concorrenza sleale?

I movimenti di Merz sono guardati con attenzione da tutto il Golfo Persico, dai diffidenti partner dell’Unione Europea e dall’ancora più diffidente Trump. Secondo alcuni analisti di geopolitica, la scelta della Germania di correre da sola in Medio Oriente rappresenta lo specchio più evidente della disomogeneità strategica dell’Unione Europea. Berlino in questo modo si pone quasi su piano di concorrenza sleale nei confronti dei suoi alleati di Bruxelles, giocando quasi ad anticiparne le mosse, per salvaguardare prima di tutto gli interessi del suo export. La Germania ha pagato ferocemente le sanzioni alla Russia, dalla quale importava energia a prezzi stracciati. Quei tempi sono finiti e ora, per esempio, è costretta a togliersi il cappello con Washington, per acquistare fino al 96% di GNL americano. Una quota che rappresenta il 10% di tutto il gas consumato annualmente nel Paese. Per cui, visti i pessimi rapporti con la Casa Bianca, Merz adesso si trova nella necessità di dovere ancora una volta diversificare le sue fonti di approvvigionamento energetico. Una brutta situazione: perché lui non ha le condizioni per sviluppare le muscolari posizioni di politica estera che annuncia di volere attuare. La Germania dipende anche dalla Cina per le tecnologie legate alle energie rinnovabili. Nel 2022, circa l’87% dei suoi impianti fotovoltaici proveniva da Pechino, secondo l’Ufficio federale di statistica, mentre oltre il 90% dei magneti permanenti utilizzati nelle turbine eoliche, nei veicoli elettrici e in altri settori industriali, proveniva dalla Cina nel 2024.

  • Secondo Al-Monitor, “la Germania esporta da tempo beni per la difesa e ha siglato importanti accordi infrastrutturali nella regione del Golfo, le cui monarchie hanno a loro volta utilizzato le loro ricchezze energetiche per investire in colossi aziendali tedeschi, dalla Volkswagen alla Deutsche Bank. Merz ha anche visitato l’India il mese scorso, poco prima che l’UE e il gigante sud asiatico siglassero un’intesa commerciale, come quells del blocco Mercosur nel Sud America”. Dunque, comunque vada, quando c’è odore di accordi economici, Berlino arriva sempre prima.

 

share