31/10/2026
da Remocontro
I Repubblicani, in difficoltà, attaccano ferocemente la candidata dei Democratici per un “affaire” di liste. Ogni voto al Senato è vitale, per questo Trump muove il Dipartimento di Giustizia. Farà così anche in altri Stati?
Per Trump la Camera è già persa
Tutti gli ultimi sondaggi lo confermano: martedì prossimo, le elezioni di Mid Term americane daranno la maggioranza della Camera ai Democratici. Mentre, al Senato, la battaglia resta più aperta e lo svantaggio dei Repubblicani, in cinque-sei “swing-States” (Stati in bilico), resta entro un fisiologico margine di errore di un paio di punti. Certo, perdere entrambi i rami del Congresso non solo resta probabile, ma sarebbe un grosso problema per Donald Trump, che diventerebbe così la classica “lame-duck” (anatra zoppa), come vengono definiti negli Stati Uniti quei Presidenti costretti a governare col Parlamento contro. Per questo, l’Amministrazione repubblicana e il Partito stanno facendo fronte unico, cercando di limitare i danni e, se possibile, di contrattaccare, nel disperato tentativo di salvare almeno il Senato. Una delle metafore più significative di questo scenario è ciò che avviene in Alaska, dove i Democratici stanno provando a fare il colpaccio, detronizzando i Repubblicani dal seggio di senatore. Una lotta mortale, perché la Camera alta del Congresso Usa si perderà (o si conquisterà) per un pugno di voti. Forse 52 a 48 se i “polls” dovessero andare tutti lisci.
La sorpresa di ottobre
“L’Alaska è diventata il campo di battaglia per il Senato più caotico d’America”, titola il Wall Street Journal, descrivendo efficacemente il clima che si respira nello Stato più a nord degli Usa, in occasione di queste Mid term. Un clima che riflette l’atmosfera altrettanto “elettrica” che si sta vivendo in molte altre aree del Paese, laddove i sondaggi dicono che i possibili risultati sono potenzialmente troppo vicini, per essere dati come acquisiti. “I democratici – scrive il Journal – volevano concentrarsi su Trump e sulle bollette del riscaldamento esorbitanti, ma poi è arrivata la sorpresa di ottobre”. E così la corsa al Senato dell’Alaska tra il senatore repubblicano Dan S. Sullivan e la democratica Mary Peltola è diventata una delle più competitive del Paese. “Con l’arrivo dell’inverno e l’avvicinarsi del giorno delle elezioni – scrivono Lindsay Wise e Jennifer Hiller da Anchorage – in Alaska gli alti prezzi del gasolio da riscaldamento hanno alimentato la rabbia degli elettori nei confronti del Presidente Trump e del senatore repubblicano uscente Dan S. Sullivan, rendendo la corsa al Senato in questo Stato tradizionalmente repubblicano una delle più competitive del Paese. Ora, a pochi giorni dal voto, le accuse secondo cui la campagna della democratica Mary Peltola avrebbe segretamente lavorato per reclutare un candidato di disturbo al fine di aiutare il suo partito a vincere il cruciale seggio in Alaska – e potenzialmente a riprendere il controllo del Senato – sono diventate la più grande sorpresa di ottobre di queste elezioni di metà mandato”.
Tempesta in un bicchiere d’acqua
La vicenda, per come la racconta il Wall Street Journal, sembra più un “casus belli” cercato dai trumpiani in difficoltà, piuttosto che un vero e proprio scandalo politico capace di spostare consensi. Ma forse, dice qualche maligno, il vero obiettivo potrebbe essere quello di “congelare” il risultato elettorale dell’Alaska al Senato, magari con una serie di ricorsi e controricorsi in caso di sconfitta. Una procedura che, se il voto dell’Alaska fosse cruciale (come è possibile) sarebbe in grado di bloccare i lavori del Senato. Ecco come il WSJ spiega l’origine dello scontro: “Per mesi, i Repubblicani si sono scagliati contro la presenza sulla scheda elettorale di un insegnante in pensione di nome Dan J. Sullivan Jr., uno dei quattro finalisti per il seggio al Senato attualmente occupato da Dan S. Sullivan, una situazione che potrebbe confondere gli elettori. La scorsa settimana Trump ha incaricato il Dipartimento di Giustizia di fare causa all’ Alaska, nel tentativo di ritardare i risultati in caso di sconfitta di misura del senatore uscente. Mercoledì il New York Times ha poi riportato che alcuni membri dello staff della campagna di Peltola avevano collaborato con diverse persone per reclutare l’altro Sullivan, come figura di disturbo nella corsa elettorale, una strategia che la sua campagna aveva sempre negato. Il governatore dello Stato, Mike Dunleavy, repubblicano, ha ordinato un’indagine mentre Trump intensificava i suoi attacchi, chiedendo che Peltola e l’altro Sullivan venissero perseguiti penalmente ed esclusi dalle elezioni”.
In campo il Dipartimento di Giustizia
E qui vi volevamo. Perché (e questa è la nostra paura) c’è il rischio che il caso-Alaska diventi il vaso di Pandora di un modo, tutto trumpiano, di gestire i1 processo elettorale, che spesso fa chiaramente a pugn con la democrazia. Occhio, perché il Wall Street Journal sottolinea che “il Dipartimento di Giustizia ha ampliato giovedì la sua indagine penale, inviando decine di nuove citazioni a comparire davanti al gran giurì, secondo quanto riferito da persone a conoscenza dei fatti”. Questo apre la strada a nuove possibili “invasioni di campo”, che si potrebbero verificare in molti altri Stati, con una stagione di ricorsi, in caso di risultati sfavorevoli per la Casa Bianca. In una strategia di questo tipo, un docile Dipartimento della Giustizia, nelle mani di Trump, potrebbe essere un ottimo strumento, per giocare “di sponda” con la Corte Suprema.
È ancora testa a testa
I sondaggi indicano quasi un sostanziale pareggio (Peltola è avanti dell’1,2%). Sullivan sostiene Trump sui dazi e sulla guerra all’Iran, mentre altri esponenti del Partito repubblicano lo hanno già rinnegato. Lui invece propaganda la sua amicizia col Presidente, dicendo che questo porterà dei vantaggi all’Alaska. Peltola, dal canto suo, ha minimizzato la controversia sollevata sulla candidatura del secondo Sullivan, dicendo che i veri problemi sono altri. Ha definito l’articolo del Times “una sciocchezza” e ha affermato che la campagna elettorale verte su temi importanti, come, prima di tutto, l’accessibilità economica in Alaska.
- Speriamo solo che l’ultima parola, alle Mid Term, spetti agli elettori e non al Dipartimento di Giustizia di Donald Trump.

