18/02/2026
da Il Manifesto
La legge del male Almeno tredici corpi restituiti dal mare lungo i versanti occidentali delle due regioni. Da Pantelleria a Scalea salme in avanzato stato di decomposizione. Sospetti sui naufragi del ciclone Harry
C’è una scia di cadaveri lungo le coste occidentali di Sicilia e Calabria. Il mare continua a restituire corpi senza vita, in avanzato stato di decomposizione, a volte a pezzi. Da una ricognizione delle testate locali se ne contano almeno tredici tra il 6 e il 17 febbraio. Gli ultimi tre sono stati recuperati ieri sulle coste tirreniche del vibonese e del cosentino.
DALLA SPIAGGIA Le Roccette di Tropea, in provincia di Vibo Valentia, un gruppo di studenti ha chiamato il 113 quando si è reso conto che tra le onde c’era una macchia nera che assomigliava a una persona riversa. Sul posto sono intervenuti guardia costiera, polizia e carabinieri che hanno individuato un secondo corpo, appartenente a una donna. Intanto sul lungomare di Paola – più a nord, in provincia di Cosenza – apparivano i resti di un altro essere umano. Le autorità locali parlano di metà busto, solo la parte inferiore con gambe e bacino. Si presume appartenesse a un giovane.
L’8 febbraio resti umani sono stati individuati a Scalea, sempre in Calabria ma verso il confine con la Basilicata, nei pressi del Lido Nausicaa. Dei passanti hanno notato la salma, in una condizione particolarmente compromessa tanto che inizialmente sembrava un arbusto, e chiamato le forze di polizia. Il 13 del mese, invece, la capitaneria di porto ha avvistato il corpo di un uomo nella zona della Tonnara di Coreca, ad Amantea, sempre nella Calabria tirrenica.

CONTINUANDO verso sud in questo macabro percorso altri otto cadaveri sono apparsi negli ultimi giorni in Sicilia. Cinque intorno all’isola di Pantelleria. Uno a San Vito Lo Capo, uno a Marsala e uno nel tratto di mare davanti l’isolotto della Colombaia di Trapani. Di un nono corpo, che porterebbe la somma a quattordici, dà notizia il sito trapanisi.it nei pressi di Petrosino, sempre nel trapanese. Di questo caso, però, non ci sono ulteriori riscontri.
Per stabilire le date dei decessi sono necessari esami che le autorità stanno conducendo. Le procure di Paola, Vibo e Trapani hanno aperto dei fascicoli. Il sospetto, comunque, è che si tratti di migranti vittime di naufragi fantasma o di cui ci sono stati riscontri parziali. L’attenzione è rivolta ai giorni del ciclone Harry che ha spazzato il Mediterraneo centrale, in particolare tra il 18 e il 21 gennaio, con venti fino a 120 chilometri e correnti da sud e levante. Dinamica che spiegherebbe perché non ci sono stati ritrovamenti intorno a Lampedusa.
«LA DISLOCAZIONE dei corpi fa immaginare che queste persone siano state sospinte prima verso nord e successivamente, quelle che hanno superato la punta orientale della Sicilia, verso est. Dove si sono “appoggiate” verso costa. Una traiettoria teoricamente compatibile con moto ondoso e correnti degli ultimi giorni», afferma Vittorio Alessandro, ammiraglio della guardia costiera ora in pensione. Alessandro, però, avverte che «in casi come questo è molto difficile stabilire delle rotte certe, perché il ciclone Harry ha creato una serie di effetti incrociati estremamente confusi e difficilmente analizzabili da un punto di vista scientifico, in particolare rispetto alle correnti». Il nodo, continua, è un altro: «Siccome non ci sono state segnalazioni di altre persone disperse in mare tutto lascia ritenere che possa trattarsi di migranti».
Per i terribili giorni della burrasca la guardia costiera aveva diramato un allarme, reso pubblico dal giornalista di RadioRadicale Sergio Scandura, relativo a otto barconi partiti dalle coste tunisine di Sfax tra il 14 e il 21 gennaio. Solo uno è arrivato a Lampedusa, degli altri non si è saputo nulla. A parte il racconto di un naufrago soccorso da un mercantile e sbarcato a Malta. In ospedale ha riferito che le altre 50 persone con cui viaggiava erano annegate. Nel dispaccio della guardia costiera erano contati 380 migranti, ma secondo il collettivo Refugees in Tunisia, che ha raccolto testimonianze tra i parenti dei dispersi e tra chi ha visto le barche lasciare la costa, sono almeno mille le persone che hanno preso il mare in quei giorni.
NUMERI che gettano una luce oscura sull’esultanza del governo, con la premier Giorgia Meloni in testa, per la riduzione degli sbarchi nel primo mese e mezzo del 2026.

