25/10/2026
da IL Manifesto
Ci siamo Nessun incidente nella città blindata. Due cortei che poi diventano uno solo. Mentre i poliziotti identificano e fermano ragazzini a caso
Alla fine era tutta una questione di aspettative. Chi andava alla ricerca del riot non ha trovato niente ieri a Milano: niente orde di ragazzini a devastare e saccheggiare i negozi del centro, alcuni impacchettati come per resistere alla forza d’urto di un uragano e altri aperti come sempre. Chi voleva la manifestazione di piazza invece l’ha avuta. Anzi ne ha avute due, abbastanza spontanee, una partita da Brera e un’altra dai dintorni di piazzale Loreto, poi confluite in piazza Leonardo, verso il Politecnico. Diecimila persone. «Non tiriamo le uova perché costano troppo», il cartello più divertente che spiccava tra le bandiere della Palestina e i tricolore, che a quanto pare non sono più solo un elemento decorativo delle manifestazioni di destra. Sono stati cortei di movimento, animati da chi è abituato a stare in piazza e sa come si fanno certe cose. C’era un servizio d’ordine, ad esempio. Le forze dell’ordine hanno bloccato le strade dove dovevano, ma facevano passare: «Volete entrare in manifestazione?», domanda un finanziere. «Passate di qua». E il cordone in antisommossa si apre per far affluire la folla in via Tivoli, davanti alla fermata Lanza della metropolitana.
UN AFFARE MOLTO DIVERSO rispetto alla settimana scorsa, quando lo spontaneismo totale di “Milano in piazza” ha generato parecchi problemi di ordine pubblico. Ieri, a parte le camionette della polizia, dei carabinieri e della guardia di finanza, a correre di qua e di là a sirene spiegate nel tentativo di raggiungere i concentramenti che andavano formandosi, non è che sia successo molto. Almeno fino a tarda sera. Arrivano messaggi da altre città in cui le cose sono andate peggio: «Si menano dappertutto tranne che a Milano», dove più era attesa la guerriglia, tra sfilate governative, severi ammonimenti del sindaco e una tensione palpabile che ha accompagnato la vita degli ultimi giorni.
PRIMA DI TUTTO QUESTO, mentre la polizia portava in questura Youssef Siher, presunto organizzatore del Movimento 17 ottobre (che alla fine, decapitato, non ha chiamato nessuna mobilitazione), nei dintorni del Duomo l’atmosfera era surreale. Turisti in massa a riempire le strade, tra una camionetta e l’altra. Militari annoiati in piccoli drappelli. Ma anche agenti della Digos vestiti da maranza, ultras del Milan e dell’Inter circospetti a passeggio, gente di Casapound con il tricolore ben impresso sullo scaldacollo, da tirare sopra il viso alla bisogna. Le pettorine gialle di Hub for defenders, la rete di “osservatori” dei comportamenti delle forze dell’ordine, sono in piazza Mercanti. Dietro di loro c’è uno spettacolo di teatro delle marionette che attira una certa folla. A un certo punto, non si sa perché, qualcuno intona l’Internazionale. Ma non succede niente. O quasi.
All’uscita della metro Caiazzo vengono fermati sette della brigata sanitaria con le valigette del pronto soccorso. Niente di grave: gli agenti si sono limitati a segnare i loro nomi, senza ulteriori conseguenze.
IL PEGGIO SI VEDE in via Dante, davanti al Piccolo Teatro. Un gruppo di motociclisti all’apparenza minacciosissimi – tutti vestiti di nero, alcuni con un inquietante passamontagna con un teschio disegnato sopra – si mette in mezzo alla strada. Sembrano i cattivi di Ken Shiro. Un tipo grande come un armadio, volto coperto, mani ricoperte di tatuaggi, ferma un ragazzino dalla pelle non bianca, pantaloni della tuta e giubbotto addosso. Lo fa mettere contro il muro e gli fa scattare una foto da un altro tipo altrettanto grosso. Poi al ragazzino viene chiesto di indossare un passamontagna. Altra foto.
Ma chi sono questi tizi? Poliziotti, viene fuori dopo le lamentele di qualche passante infastidito dalla scena. Le immagini scattate pare fossero a scopo di identificazione. Il passamontagna serviva a confrontare quello scatto con le immagini registrate durante i riot di sette giorni fa. Lo spettacolo è allucinante, ma la buona notizia è che la cittadinanza non ha per nulla apprezzato lo sfoggio di potere.
LAMENTELE (e cori contro la polizia) anche poco distante. Tre ragazzi, sempre non bianchi e sempre vestiti con la tuta, vengono presi, trattenuti e fatti salire su un furgoncino della polizia locale che poi li porta via. «Che hanno fatto?», fa a gran voce una signora. «Oggi vi divertite con i ragazzini…», aggiunge un uomo sulla cinquantina in giacca e cravatta. Passa Paolo Brosio in bicicletta, nel cestino ha una copia del Giorno. «Che è successo?», chiede quasi spaesato. Quando è sera dalla questura non sono arrivate indicazioni sul numero dei fermati. L’unico dato di cronaca è che tutti quelli che sono stati portati via avevano l’aria di non essere proprio italiani da molte generazioni. «Decine di persone, sia maggiorenni sia minorenni», è l’unica comunicazione. Con postilla: «Preventivamente trattenuti come previsto dall’ultimo decreto sicurezza». Un grande classico nell’ennesimo giorno della marmotta: il problema spacciato per soluzione.

