17/02/2026
da Remocontro
Alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, più interrogativi che certezze. Dietro le educate imposizioni del Segretario di Stato americano Marco Rubio e le solenni dichiarazioni dei leader europei, scopri tante contraddizioni che rivelano l’irrilevanza strategica dell’Europa e il pericoloso slittamento verso una logica di guerra di logoramento senza fine.

Usa-Europa: quali Stati Uniti e quali dei 27+GB?
Quando il Cancelliere tedesco Friedrich Merz ha aperto i lavori della Conferenza, ha affermato di «essere ben coordinati, come europei e come tedeschi, con quelli che parlano con la Russia». Lo afferma lui e lo segnalano in molti. Assieme al francese Macron che dichiara: «nessuna pace senza gli europei», e peggio, «come europei non possiamo più accettare negoziati senza di noi». Tromboni armati di piffero in apertura della sfilata dei fatti in campo. E Marco Rubio si è infatti sfilato all’ultimo minuto da un incontro con i leader europei sull’Ucraina, con una scusa. E ‘con acume’, i vertici europei hanno ‘interpretato’ la mossa come l’addio di Washington ad un coordinamento sulla guerra. Risposta silente a Merz e Macron sul ruolo indispensabile degli europei.
Finita la finzione della politica, la verità dei fatti?
La Cina educatamente acuminata col il Ministro degli esteri Wang Yi: «L’Europa ha tutto il diritto di partecipare ai negoziati purché proponga soluzioni basate che affrontino le cause profonde della guerra, a beneficio della futura architettura di sicurezza europea». Il problema è che per questa Europa, come emerso dalla Conferenza, l’unica via insistita sembra essere quella della guerra di logoramento contro la Russia. E il cancelliere tedesco con la compatriota di Bruxelles, «la Germania e l’Europa dovranno fare di tutto per portare i russi a raggiungere il loro limite». Mark Rutte, Segretario Generale della NATO, aveva espressamente parlato di «guerra perpetua» nei suoi comunicati. A fine anno il Primo ministro svedese aveva chiesto l’isolamento di lungo termine della Russia, affermando che «questo conflitto non finirà mai».
- Ed ecco un primo contributo chiave dell’analista di cose militari Maurizio Boni, da Analisi Difesa «con il disegno di mantenere gli ucraini in guerra mentre l’Europa si rafforza militarmente, è stata ribadita da numerosi leader presenti».
La prospettiva di una guerra perpetua
Tanti europei a insistere sulla perenne sfida alla Russia, per ora combattuta con la pelle degli ucraini. Nulla di Cambiato dalla scorsa edizione del 2024 della Conferenza col «Date all’Ucraina tutto quello che le serve» la sola linea politica. Idea che continua evidentemente anche quest’anno e che soddisfa le esigenze del presidente Zelensky espresse nel suo intervento: «più forti siamo, più la pace diventa realistica». Peccato che i soldi di riarmo interno UE ed export a Kiev stiano finendo. Mentre pesa politicamente –ma non rilavato abbastanza-, la crudezza del linguaggio nel sostenere una prospettiva di conflitto prolungato a ogni costo. Prolungando la guerra fino all’ultimo ucraino, mentre qualcuno in Germania prova a dire che «l’impegno principale dell’Europa deve (dovrebbe) essere quello di evitare che l’Ucraina affronti il quinto anno di guerra».
l’America si ritira, l’Europa paga e sragiona
L’Europa paga e l’America fornisce, mantenendo il controllo strategico e industriale mentre il Congresso aumenta il budget per ‘l’intelligence sharing’, lo scambio di informazioni, funzione cruciale per comandare in Ucraina. Per il primo ministro britannico Keir Starmer «L’hard power è la valuta del secolo». E prevede che «la Russia userà il suo strumento militare contro l’Europa entro la fine di questa decade». «Francamente, ha fatto un certo effetto sentire il Premier inglese affermare che non esiste una sicurezza europea senza la leadership della Gran Bretagna e non esiste una sicurezza britannica senza l’Europa» sottolinea l’alto ufficiale che fu tra i comandi Nato. Leadership, appunto. «Londra, come d’altronde Parigi, non ha mai accettato nella storia di essere una nazione come le altre. Aspettiamoci dunque una lotta tra titani che potrebbe complicare ulteriormente un quadro di cooperazione già molto complicato».
La guerra come costante, non come eccezione
«La Conferenza di Monaco 2026 ha certificato una realtà dove l’Europa parla di coordinamento ma non coordina, rivendica centralità ma non incide, invoca la pace ma pianifica la prosecuzione della guerra», denuncia ancora Maurizio Boni. Mentre la Presidente della Commissione ha definito il discorso di Rubio ‘rassicurante’, dimostrando quanto bassi siano ormai gli standard europei. Se un rappresentante americano non ci insulta apertamente, va già bene. E di contraddizione in contraddizione, il risultato è un ‘paradosso strategico’: mentre si afferma che la guerra deve continuare per indebolire la Russia fino al limite delle sue capacità, si ammette implicitamente che tale limite non è né prossimo né facilmente raggiungibile. «La logica della pressione crescente, delle sanzioni sempre più severe e dell’escalation controllata rischia di trasformarsi in una traiettoria automatica, nella quale il fine politico, la pace, viene progressivamente subordinato al mezzo militare».
Lieto finale a rischio
- Monaco 2026 ha quindi messo in luce non certo un’alleanza compatta, ma una comunità attraversata da tensioni e divergenze più o meno aperte e emergenti. L’Europa –sintesi finale-,teme l’abbandono americano più di quanto tema la prosecuzione del conflitto, e l’America –immobiliarista Trump abilissimo-, rassicura senza impegnarsi oltre misura. E se la pace resta subordinata all’obiettivo di «portare la Russia al limite», il rischio concreto è che il conflitto diventi la nuova normalità della ‘sicurezza europea’.

