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Morta la sfrattata simbolo della lotta per la casa in Spagna

Morta la sfrattata simbolo della lotta per la casa in Spagna

Politica estera

09/10/2026

da Remocontro

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Maricarmen Abascal, il simbolo della lotta spagnola per il diritto alla casa, è morta ieri a Madrid all’età di 87 anni. Il 23 settembre era stata sfrattata dal suo appartamento nel quartiere Retiro, dove aveva vissuto per settant’anni, vittima del fondo che aveva acquistato l’abitazione a un prezzo irrisorio. La frattura tra rendita e inquilini sull’agenda delle destre

Maricarmen Abascal

La sua storia ha fatto il giro del mondo grazie al movimento spagnolo per il diritto all’abitare che dal giorno dello sfratto non ha mai mollato la presa. Da lì in poi si è innestato il terremoto. Il diritto alla casa, sempre più compromesso nelle capitali europee, ha innescato l’«acampada» a Puerta del Sol per poi dilagare in tutta la Spagna: una pressione ineludibile per il governo Sánchez. I decreti anti-sfratto bocciati dal Congresso e riproposti poi, in Spagna li chiamano «decreti Maricarmen».

Ora sciopero generale

Maricarmen Abascal Martín era invalida, dopo lo sfratto era stata ricoverata in ospedale e pochi giorni fa, grazie ai suoi avvocati e al sindacato inquilini, aveva raggiunto un accordo con il fondo d’investimento Urbagestión per rientrare a casa. Ha pagato un prezzo troppo alto. Lo sciopero generale dell’11 novembre sarà in suo nome. Non appena si è diffusa la notizia della morte di Maricarmen, migliaia di persone si sono riversate spontaneamente nel centro di Madrid, fra la Puerta del Sol, dove dallo sgombero dell’anziana è stato allestito l’accampamento per chiedere misure contro l’emergenza abitativa.

Casa, problema d’Europa

A Madrid lo sfratto di Maricarmen fa da scintilla al movimento per la casa. A Berlino la Linke vince le elezioni promettendo la socializzazione delle proprietà dei grandi gruppi immobiliari. Prende forma qualcosa nell’aria da tempo nelle città europee: la frattura tra ‘classe rentier e classe inquilina’, come le definisce Iolanda Bianchi sul Manifesto. «Non si tratta di una frattura nuova. Si è prodotta progressivamente, sovrapponendosi a quelle già esistenti tra capitale e lavoro, tra città e campagna, e ha seguito sviluppi diversi in ogni città. Ma oggi è sempre più difficile non vederla».

Italia all’incontrario

In Italia il governo elettorale prosegue la crociata contro il regolamento Ue varato dalla Commissione che permetterebbe agli enti locali di regolamentare maggiormente – ma senza obbligo – gli affitti brevi nelle aree considerate a «stress abitativo». Un’eresia per la maggioranza, schierata a tutela della «sacralità della proprietà privata». Ieri Salvini, intervenendo al question time alla Camera, si è detto pronto a disapplicare la direttiva nel caso in cui venisse approvata definitivamente, come accaduto per  le «case green».

Rendite che usano i migranti

Il fenomeno non riguarda soltanto grandi città come Milano, Berlino o Madrid, ma anche città medie, soprattutto universitarie o turistiche, come Bologna, Girona o Tubinga. Per milioni di persone, il costo dell’abitare assorbe ormai il 30 o il 40 per cento del reddito, e in molti casi anche di più. Ma le differenze non sempre vanno a sinistra. La destra da anni lavora per trasformare l’immigrazione nella spiegazione della precarietà, del deterioramento dei servizi pubblici e della competizione per risorse sempre più scarse.

  • In questo modo, il conflitto viene orientato verso il basso: contro chi cerca una casa popolare, non contro chi ne promuove la privatizzazione; contro chi è costretto ad accettare salari più bassi, non contro chi li impone; contro chi è costretto a lavorare senza documenti, non contro chi trae vantaggio da una forza lavoro priva di diritti e ricattabile.
  • Un rapporto di potere e subordinazione che milioni di persone sperimentano e pagano, letteralmente, ogni mese. È così che questa frattura sociale potrebbe diventare un nuovo spartiacque politico capace di incidere sulle scelte elettorali, a livello locale e non solo.

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