09/07/2026
da Il Manifesto
Caporalato Il bracciante 31enne venne abbandonato con il braccio amputato in una cassa di frutta
Non ci sono mai stati dubbi sulla colpevolezza di Antonello Lovato, condannato ieri in primo grado a 16 anni di reclusione per omicidio volontario con dolo eventuale dalla corte d’Assise di Latina. Dopo un terribile incidente provocato da un macchinario avvolgiplastica che il 17 giugno 2024 aveva amputato un braccio all’operaio 31enne Satnam Singh, l’imprenditore agricolo non aveva chiamato i soccorsi ma aveva abbandonato il giovane davanti a casa con l’arto tranciato in una cassetta della frutta.
ORIGINARIO DELL’INDIA e appartenente alla comunità sikh, particolarmente numerosa nelle campagne pontine, Satnam era morto in ospedale dopo due giorni di agonia. «Quella di Satnam Singh è la morte di un uomo che si poteva salvare, una vita che non si è spezzata all’improvviso, ma lentamente» le parole della procuratrice aggiunta di Latina. Sfruttamento e caporalato avevano già ferito e ucciso chi si spezza la schiena nei campi per raccogliere frutta, verdura e ortaggi che finiscono sulle nostre tavole.
È STATA LA MORTE di Satnam, con le sue agghiaccianti modalità, a gettare nuovamente un fascio di luce sulle vergognose, inumani condizioni di lavoro e di vita cui sono costretti migliaia e migliaia di operai ed operaie agricole, in buona parte migranti. Braccia a basso costo, reclutate da un capo all’altro della penisola, pagate molto spesso in “grigio” o addirittura in nero da parte di imprenditori con ben pochi scrupoli. «Abbiamo seguito questa vicenda fin dall’inizio – ha ricordato Maurizio Landini, intervenuto al presidio organizzato dalla Flai davanti al tribunale – mobilitandoci e sostenendo questa lotta. Abbiamo proclamato lo sciopero, manifestato e sostenuto i familiari. Ci siamo costituiti parte civile perché pensiamo che sia assolutamente necessario non solo che si faccia giustizia, ma anche che emerga con chiarezza che non siamo di fronte a un caso individuale, bensì ad un sistema ed un modello di fare impresa che secondo noi va contrastato, applicando le leggi che nel nostro paese esistono».
IL SEGRETARIO GENERALE della Cgil ha anche puntualizzato: «Le leggi ci sono, è il momento di applicarle. Serve un impegno non solo sindacale ma anche delle forze politiche e delle istituzioni, in alcuni casi significa solo mettere in grado di fare i controlli». In presidio anche una delegazione della Rete degli studenti medi, per rivendicare un nuovo modello di lavoro. «La comunità studentesca vuole e deve occuparsi dei temi del lavoro – hanno spiegato Simone Montori e Alessandro Quadrini – non siamo disposti a vivere in un paese dove il profitto viene messo prima della sicurezza e della vita delle persone. Chiediamo che in futuro tutte e tutti possano trovare dignità nelle proprie occupazioni».
LA PUBBLICA ACCUSA aveva chiesto 22 anni di reclusione per Lovato, ma i giudici di primo grado e la giuria popolare hanno concesso all’imputato le attenuanti, arrivando a stabilire una pena di 16 anni. Il processo ha comunque riacceso i riflettori sul lavoro irregolare, sul caporalato diffuso, sul ricatto che si consuma soprattutto sulla pelle dei lavoratori migranti, gli “invisibili” a causa della tagliola delle legge Bossi Fini che li porta, di fatto, a una condizione di burocratica irregolarità e quindi facile preda del malaffare. A riprova, sabato scorso era stata occupata da 200 operai agricoli migranti la Basilica di San Nicola a Bari. I lavoratori, provenienti dall’infernale ghetto di Torretta Antonacci a San Severo, in provincia di Foggia, reclamavano con il sindacato di base Usb condizioni meno indecenti di vita. Il presidente pugliese Decaro li ha ricevuti e si è impegnato a ripristinare i serbatoi di acqua di Torretta Antonacci e a potenziare la frequenza di riempimento, rendendola almeno giornaliera. Per evitare la lotta di ben duemila persone per riempire una tanica d’acqua, con il termometro che in estate segna molto spesso 40 gradi all’ombra.

