06/10/2026
da Remocontro
In Brasile ballottaggio tra Flávio Bolsonaro e Lula. Al primo turno delle elezioni presidenziali nessuno dei due è andato oltre il 50 per cento, ma Bolsonaro è messo un po’ meglio. Alle elezioni in Bosnia hanno vinto i partiti nazionalisti. Probabilmente proveranno a governare insieme, anche se hanno obiettivi diversi e in parte inconciliabili, con il Paese prigioniero di un infinito dopoguerra
La destra peggiore contro Lula
Al primo turno delle elezioni presidenziali in Brasile nessun candidato è andato oltre il 50 per cento dei voti, e per questo ci sarà un turno di ballottaggio tra i due più votati: il presidente uscente Luiz Inácio Lula da Silva, di sinistra, e il candidato di estrema destra Flávio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente Jair, che sta scontando una condanna a 27 anni per aver tentato di organizzare un colpo di stato nel 2022. Il ballottaggio è previsto per domenica 25 ottobre. Flávio Bolsonaro è quello che è andato più vicino alla soglia del 50 per cento: è al 47 per cento circa delle preferenze, mentre Lula è al 45. C’erano altri dieci candidati: nessuno di loro ha superato il 3 per cento e la maggior parte non è arrivata nemmeno all’1. L’affluenza è stata del 79 per cento, in linea con le precedenti elezioni presidenziali.
Nessuno ha la vittoria in tasca
Lula ha 80 anni ed è al suo terzo mandato da presidente. I primi due furono tra il 2003 e il 2011, e non si era potuto ricandidare perché in Brasile non si possono fare più di due mandati consecutivi. In campagna elettorale non aveva grandi risultati da mostrare: ha ottenuto buoni risultati nell’economia, ma con un rallentamento nell’ultimo anno e un problema significativo di debito pubblico. È stato criticato soprattutto per la gestione della criminalità e da destra accusato di clientelismo e assistenzialismo per le misure sociali che hanno aiutato le famiglie più povere, mentre è stata apprezzata la contrapposizione ai dazi e alle ingerenze degli Stati Uniti.
Bolsonaro capostipite e il Clan
Clan Bolsonaro politicamente diffuso: oltre il candidato Flávio, 45 anni, alla Camera è stato eletto Renan Jair Bolsonaro, di 28 anni, al suo primo mandato. Al Senato è stato eletto Carlos, che in passato aveva già lavorato per il padre a capo di una struttura che si occupava di attaccare gli avversari politici sui social, anche con insulti e notizie false, rinominata «gabinetto dell’odio». E sempre al Senato è stata eletta anche Michelle Bolsonaro, terza moglie di Jair, pastora evangelica e protagonista di un’enorme evoluzione politica, da timida moglie del candidato Jair nel 2018 a seguitissima e carismatica leader dell’ala femminile del Partito Liberale, quello dei Bolsonaro appunto.
Pericolo Bolsonaro
Flávio ha promesso che in caso di vittoria darà la grazia al padre (nel caso, ci sarebbero conseguenze legali enormi e probabilmente una crisi costituzionale). Ci si aspetta poi che possa riabilitare il fratello Eduardo, che vive negli Stati Uniti e in Brasile è stato condannato a quattro anni e due mesi di carcere per aver provato a influenzare il processo al padre attraverso uno stato straniero (gli Stati Uniti): potrebbe così farlo tornare e magari dargli un incarico di rilievo nel governo.
In Bosnia tutti i partiti nazionalisti
Alle elezioni generali di domenica in Bosnia Erzegovina i partiti nazionalisti dei tre principali gruppi che vivono nel paese – i bosgnacchi musulmani, i serbi ortodossi e i croati cattolici – sono andati molto bene, come ci si aspettava e come succede quasi sempre da quando il paese è indipendente: adesso è molto probabile che proveranno a governare insieme. Allo stesso tempo, i tre partiti nazionalisti hanno visioni diversissime per la Bosnia Erzegovina: quello bosgnacco sostiene la necessità di un governo centrale forte; quello serbo e quello croato invece vorrebbero le più ampie autonomie possibili per i rispettivi gruppi etnici e per questo di fatto collaborano. L’ipotesi più probabile ora è che i partiti nazionalisti proveranno a formare una coalizione insieme a livello statale, come è già successo diverse volte in passato, ma potrebbero metterci parecchio tempo.
Costituzione garbuglio
La Bosnia Erzegovina ha una struttura complicata creata dopo la guerra degli anni Novanta per garantire l’equilibrio tra croati, serbi e bosgnacchi. È suddivisa in due entità autonome: la Republika Srpska, abitata a maggioranza da serbi; e la Federazione, abitata soprattutto da bosgnacchi e croati. La Federazione a sua volta è suddivisa in 10 cantoni. Oltre a questo c’è anche un distretto autonomo, che corrisponde alla cittadina di Brčko, al nord. La Republika Srpska e i cantoni della Federazione esercitano ampi poteri, mentre il governo centrale è debole.
Voto, come e cosa
Alle elezioni si è votato per eleggere la presidenza statale, che è formata da tre membri (un serbo dalla Republika Srpska; un croato e un bosgnacco dalla Federazione); il parlamento statale; il presidente e il parlamento della Republika Srpska; il parlamento della Federazione e i parlamenti dei cantoni. I tre presidenti esercitano il ruolo di capi dello stato, e tra le altre cose comandano l’esercito e la politica estera: perché le decisioni siano valide è richiesto il consenso di tutti e tre, con il risultato che spesso l’organo è paralizzato e risulta ben poco efficace.
- La Bosnia Erzegovina è uno dei paesi più poveri tra quelli che si sono formati dalla dissoluzione della Jugoslavia, e da decenni la sua politica è stagnante. Per questo moltissimi elettori non vanno a votare. L’affluenza alle elezioni di domenica è stata la più bassa di sempre, solo del 42 per cento.

