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Nella guerra fine a se stessa, la vittoria non esiste

Nella guerra fine a se stessa, la vittoria non esiste

Editoriali

13/06/2026

da Il Manifesto

Andrea Fabozzi

Senza tregua La guerra con l’Iran, Trump l’ha vinta una mezza dozzina di volte prima ancora di essere riuscito a finirla. Siamo ormai abituati agli annunci trionfali, ai post con l’happy end che il Caligola di Washington distribuisce ogni giorno

La guerra con l’Iran, Trump l’ha vinta una mezza dozzina di volte prima ancora di essere riuscito a finirla. Siamo ormai abituati agli annunci trionfali, ai post con l’happy end che il Caligola di Washington distribuisce ogni giorno.

E quando non basta scriverli lui si attacca al telefono per provare a convincere. Siamo molto oltre George W. Bush che annunciò su una portaerei di aver concluso la missione circa otto anni prima che la guerra in Iraq terminasse davvero. Qui gli annunci sono continui e soprattutto smentiti un minuto dopo dallo stesso autore.

Ieri, per esempio, il presidente prima ha dichiarato che era stato raggiunto l’accordo con l’Iran, poi ha detto che l’annuncio dell’accordo da parte dell’Iran era debole e patetico. Detti e contraddetti quotidiani rendono difficile raccontare lo sviluppo di un conflitto peraltro difficile da spiegare razionalmente anche in partenza. E rendono quasi impossibile ogni analisi seria, tanto più che la differenza tra tregua e guerra, anche quella, è saltata. A Gaza, in Libano, in Iran si muore ammazzati nell’una come nell’altra. Non è detto che la confusione sia casuale, quando la guerra va male la prima cosa è confondere le acque. L’incontinenza verbale di Trump e la sua voglia di farsi un regalo di compleanno – accanto ai riti gladiatori organizzati alla Casa bianca – aggiungono solo l’enfasi della follia a una confusione che è anche politica.

Perché a ben vedere è il concetto stesso di vittoria che non si adatterà mai a questa guerra. Quando terminerà, prima o poi, avrà bruciato tantissime cose, a partire dalle vite umane (e poi anche case, infrastrutture, soldi), rovinato la vita di centinaia di migliaia di donne, uomini e bambini, impoverito milioni di persone, devastato un altro po’ il pianeta. Non torneremo al punto di partenza, ma parecchio indietro, anche per quanto riguarda l’ulteriore affermazione della prepotenza sul diritto che fa sempre precedente. E qualsiasi accordo Trump potrà negoziare sarà sicuramente peggiore anche dal punto di vista esclusivo degli Stati uniti rispetto alle condizioni che c’erano prima.

Se va cercata allora una spiegazione razionale guardando al cui prodest? ci si può avvicinare pensando che questa guerra deleteria per tutti è servita certamente ai due che l’hanno scatenata. Soprattutto a Netanyahu che ne ha approfittato per occupare un pezzo importante del Libano contando sull’impunità di cui gode Israele che è massima in tempo di combattimenti. Del resto se il premier genocida si è mantenuto in sella e tenterà di restarci è proprio grazie alla condizione di guerra permanente nella quale governa – con consenso – il suo Paese. Ma anche Trump ha smentito le sue promesse e aperto gli occhi ai tanti che gli avevano creduto quando si presentava come pacifista (anche qui da noi e non solo a destra) perché alla ricerca di un diversivo dai disastri economici in buona parte provocati dalla sua stessa politica dei dazi. Ancora una volta la guerra è l’approdo inevitabile anche se irragionevole dei nazionalismi e dei fascismi. Poi è inutile cercare dov’è la vittoria. Semplicemente non c’è, anche quando ci sono i suoi annunci.

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