27/07/2026
da Remocontro
Sale la tensione negli Usa in vista dell’arrivo del premier israeliano Netanyahu che domani incontrerà l’amico Trump alla Casa Bianca e parteciperà al funerale del senatore Lindsey Graham, altro campione dell’ultra destra ebraico-americana. Netanyahu ha dichiarato di voler andare a New York per l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, sfidando il sindaco Mamdani (che lo ha definito non benvenuto e ha chiesto l’applicazione del mandato di arresto della Corte Penale Internazionale che pende su di lui).
Tra antisemitismo e crimini di guerra
Netanyahu accusa il sindaco Mamdani di antisemitismo mentre la lobby israeliana avvia una campagna per delegittimare il sindaco di New York. Che a sua volta ha definito il premier un criminale di guerra e ha suggerito che dovrebbe essere arrestato se dovesse visitare la città a settembre. Netanyahu sostiene che la comunità ebraica della città si sente «molto a disagio. Lui dovrebbe essere il sindaco di tutti i newyorkesi – ebrei, cristiani, musulmani, tutti quanti», ha dichiarato. La preoccupazione dell’ebraismo suprematista, che il sostegno politico a Israele negli Stati Uniti un tempo incondizionato, si stia erodendo, in particolare per via dell’ascesa dei democratici “socialisti” incarnati proprio da Mamdani. E starebbe accadendo a New York, città che ospita la seconda più grande popolazione ebraica del mondo.
Una campagna coordinata contro Mamdani
Le dichiarazioni di Netanyahu, campagna politica ed elettorale feroce, si inseriscono in un contesto più ampio. Solo pochi giorni prima, il conduttore radiofonico conservatore Sid Rosenberg, ospite di Fox & Friends Weekend, aveva definito Mamdani «terrorista e jihadista», aggiungendo: «Dobbiamo trovare un modo per cacciarlo via da qui». Le dichiarazioni modello Natanyahu, sono state talmente estreme da indurre il conduttore del programma a prendere le distanze in diretta e la Fox a emettere delle scuse. Ancora più preoccupante, l’endorsement è arrivato da Harmeet Dhillon, una delle massime cariche del Dipartimento di Giustizia dell’amministrazione Trump, che ha sostanzialmente avallato le parole di Rosenberg.
- Lo studio legale di Dhillon rappresenta Show Faith By Works, un’azienda registrata come ’agente straniero’ per conto di Israele, che ha ricevuto 4,1 milioni di dollari dal Ministero degli Esteri israeliano per condurre una campagna di propaganda mirata dai cristiani evangelici di chiese e college.
American Israel Public Affairs Committee
La campagna di delegittimazione affonda le radici nelle critiche che Mamdani ha mosso, non solo nei confronti del genocidio di Israele a Gaza ma anche all’indirizzo dell’American Israel Public Affairs Committee (Aipac), la più potente organizzazione della lobby filoisraeliana. Il 18 giugno, il sindaco aveva definito l’organizzazione «mostri che muovono milioni di dollari in denaro oscuro per preservare il loro potere e trasformarci gli uni contro gli altri». Interrogato sulle sue dichiarazioni, Mamdani ha ribadito: «Quando parlo di Aipac, parlo di un’organizzazione che ha sostenuto lo status quo, che ha combattuto qualsiasi tentativo di portare sicurezza alle persone, non solo in Palestina ma in gran parte della regione. È uno status quo di immoralità».
Rabbini contro
- Oltre 700 rabbini statunitensi hanno firmato una lettera aperta chiedendo le scuse di Mamdani, mentre il deputato Josh Gottheimer ha accusato il sindaco di «riciclare antisemitismo». Tuttavia, Mamdani ha ricevuto anche sostegno da figure progressiste e da organizzazioni ebraiche che condividono le sue critiche alla politica israeliana.

