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Netanyahu dice sì agli ultraortodossi e va allo scontro con la Corte suprema

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Politica estera 

07/07/2026

da Il Manifesto

Michele Giorgio

Israele Le manovre pre-elettorali del premier

Va di fretta Benyamin Netanyahu. Il premier israeliano sembra convinto che la finestra politica per tornare alle urne si aprirà prima del previsto e accelera la campagna per le legislative su punti che ritiene fondamentali. Non la questione palestinese, totalmente fuori da qualsiasi dibattito elettorale e affidata all’azione devastante delle forze armate e dei coloni. E neppure l’Iran, sul quale esiste una visione comune – l’uso della forza – a gran parte delle formazioni politiche israeliane.

NETANYAHU PUNTA su due dossier che dividono la società israeliana: la controversa legge che equipara lo studio della Torah al servizio militare, garantendo di fatto nuove esenzioni alla leva per i giovani haredi, gli ultraortodossi, e lo scontro frontale con la Corte Suprema, culminato domenica con una inedita decisione del governo che mette in discussione l’obbligo dell’esecutivo di conformarsi a una sentenza della Corte.

Il fine è consolidare la destra religiosa che forma il suo governo ed evitare di perdere pezzi a favore dell’opposizione.

Netanyahu sa che la sopravvivenza del suo blocco passa attraverso i partiti haredi – Shas e Giudaismo Unito della Torah -, senza i loro seggi sarà impossibile rilanciare la coalizione ora al potere. Per questo ha scelto di soddisfare la richiesta che gli ultraortodossi considerano prioritaria: sancire legislativamente che lo studio della Torah rappresenta un valore nazionale equivalente al servizio nell’esercito. E lo ha fatto sapendo di suscitare indignazione tra centinaia di migliaia di riservisti richiamati più volte negli ultimi tre anni.

I sondaggi mostrano una crescente ostilità dell’opinione pubblica verso l’esenzione, ma Netanyahu, spiegava ieri il quotidiano Maariv, non vuole e non può compromettere l’alleanza con i partiti haredi, che possono garantire circa 20 seggi, cruciali per qualsiasi futura coalizione.

ABILE STRATEGA, Netanyahu cerca ora nuovi consensi lanciando l’idea di un futuro «governo nazionale ampio» rivolgendosi agli elettori di destra moderati che non sopportano i ministri Bezalel Smotrich e Itamar Ben Gvir – non per le loro azioni a danno dei palestinesi ma per l’impatto negativo di queste sull’immagine di Israele – e potrebbero votare per l’opposizione. Lo scopo è convincerli che un nuovo mandato consentirebbe al Likud di costruire una coalizione più «equilibrata», eventualmente con figure della destra più «pacate» come Gilad Erdan, Yoaz Hendel e Dedi Simchi che hanno detto di voler formare una entità politica nuova (ma alleata del Likud).

La partita più importante, tuttavia, Netanyahu vuole giocarla sul terreno del rapporto con le istituzioni. Domenica il governo ha approvato all’unanimità un documento destinato a provocare una crisi senza precedenti, in cui si afferma che l’esecutivo non riconoscerà alcuna decisione, nomina o atto adottato dal Consiglio della Seconda Autorità per la Televisione e la Radio finché questo continuerà a operare nella composizione stabilita dalla Corte Suprema. Il governo rivendica il diritto di stabilire autonomamente quando una sentenza dei massimi giudici debba essere applicata e quando debba essere ignorata.

LE REAZIONI sono state immediate. Per l’ex premier Yair Lapid la mossa del governo fa parte di un più ampio «piano organizzato» per «rubare le elezioni». In sostanza prefigura un non riconoscimento del risultato del voto in caso di sconfitta

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