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Netanyahu e i suoi messianici complici in difficoltà

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Politica Estera

18.08.2025 

da Remocontro

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In Israele oltre un milione in piazza per lo sciopero contro il governo. Decine di arresti. IDF a corto di uomini: amnistia per i sempre più numerosi renitenti alla leva che si arruolano. ‘Cellula di legittimazione’: unità israeliana incaricata di collegare i giornalisti di Gaza ad Hamas e farli bersaglio.

Protesta e repressione autoritaria

Quella che è opinione condivisa a livello planetario sul governo Netanyahu e la politica di Israele -salvo poche eccezioni- inizia a guadagnare campo e coscienze anche nella popolazione israeliana condizionata nell’eterna morsa delle guerre di sopravvivenza. Le critiche sull’immoralità della guerra nella Striscia di Gaza sono sempre più frequenti, e c’entra molto quello che finalmente fanno vedere i media. Oltre il milione, due milioni forse, in piazza nello sciopero generale di ieri a Tel Aviv.

Dalla ‘guerra giusta’ allo stragismo

Una parte dei media, oltre la coscienza critica sino a ieri isolata di Harretz sta cominciando a criticare la guerra nella Striscia di Gaza, a definirla un atto immorale e a sostenere che i crimini commessi dall’esercito israeliano sulla popolazione palestinese siano inaccettabili. Per l’opinione pubblica israeliana un grosso cambiamento: gli argomenti delle stesse critiche. Molte persone criticavano il primo ministro Benjamin Netanyahu sulla liberazione degli ostaggi, ma quasi nessuno metteva in dubbio che la guerra di Israele fosse una guerra giusta. Ora questa convinzione si sta gradualmente indebolendo.

Logorate e critiche forze armate

L’Israel Defense Force ha lanciato domenica, in contemporanea allo sciopero generale, l’operazione «Starting Anew» (Ricominciare) offrendo il condono ai molti, ormai troppi, che hanno rifiutato la chiamata per il servizio militare obbligatorio dallo scoppio della guerra di Gaza ad oggi. Dal 21 agosto, chi risulta inadempiente potrà sanare la propria posizione. Se così sarà, promette l’Idf, sarà cancellata ogni sanzione a chi si rifiuta di servire nell’esercito d’Israele. Pessimo segnale interno di dissenso sul fronte israeliano più sensibile della sua potenza militare.

Situazione sociale ed economica

Il servizio militare previsto (32 mesi per gli uomini e di 24 per le donne), è stato totalmente coperto dal conflitto di Gaza, e dalle parallele campagne militari tra Libano, Siria, Iran, Yemen e Cisgiordania. Un esercito di riservisti che appartengono anche alle categorie produttive e decisive per l’economia nazionale. «L’esercito ha dichiarato di trovarsi di fronte a una carenza di personale e di aver bisogno attualmente di circa 12.000 nuovi soldati, di cui 7.000 combattenti», denuncia il Times of Israel. Molti dei renitenti alla leva appartengono alla categoria degli ultra-ortodossi, esenzione dalla leva dichiarata incostituzionale ma che Netanyahu-per interessi politici- consente. E le forze armate avvertono che il numero di evasori potrebbe raggiungere decine di migliaia entro un anno e mezzo.

Nuovo fronte interno israeliano

Tensione interna all’Idf in una fase in cui il capo di Stato Maggiore Eyal Zamir si scontra con Netanyahu e il suo governo sulla necessità, da lui ritenuta inesistente, di procedere all’occupazione totale di Gaza, sottolinea Andrea Muratore su InsideOver L’Idf spera di evitare cun fronte interno di protesta di oppositori alla leva. Con il caso Ucraina di fronte al mondo, dove, tra coscrizione obbligatoria e coercizione hanno denunciato la fragilità del morale del Paese. E far interrogare sulla volontà reale del Paese a continuare una guerra permanente.

‘Cellula di legittimazione’ ammazza giornalisti

Trattando i media come un campo di battaglia, una squadra segreta di intelligence dell’esercito ha setacciato Gaza alla ricerca di materiale per sostenere l’uccisione di giornalisti palestinesi. ‘+972 Magazine’ e ‘Local Call’ israeliani hanno confermato l’esistenza di un’unità speciale chiamata «Cellula di legittimazione», incaricata di raccogliere informazioni da Gaza per poter collegare i giornalisti presi di mira ad Hamas e marcare come bersaglio. L’ultimo ed emblematico caso, il giornalista di Al Jazeera Anas Al-Sharif, ucciso in un attacco aereo israeliano la scorsa settimana.

La condanna a morte di Al-Sharif

  • Il 10 agosto, l’esercito israeliano ha ucciso sei giornalisti in un attacco che, per sua stessa ammissione, aveva come obiettivo il reporter di Al Jazeera Al-Sharif. Due mesi prima, a luglio, il Comitato per la Protezione dei Giornalisti (CPJ) aveva avvertito di temere per la vita di Al-Sharif, affermando che «era preso di mira da una campagna diffamatoria dell’esercito israeliano, che a suo avviso è un precursore del suo assassinio».
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