La manifestazione. Arrivano in diecimila al presidio indetto da Rifondazione, Potere al popolo, Arci e Usb: «Ora una manifestazione nazionale a maggio»
Correva il rischio di rimanere schiacciata dalle adesioni trasversali arrivate alla manifestazione di Piazza del Popolo e lo svantaggio mediatico che ne conseguiva. Invece alla fine sono arrivati in 10mila a piazza Barberini, alla mobilitazione indetta tra gli altri da Rifondazione comunista, Potere al popolo, Arci e Usb per smarcarsi dalla ambiguità del palco di Michele Serra e dare il «no al riarmo» come parola d’ordine di una campagna pacifista.
DOVEVA essere un presidio statico, ma si è quasi subito trasformato in un corteo che da piazza Barberini ha raggiunto in un paio d’ore piazza dell’Esquilino. «Fuori la guerra dalla storia. Pane, pace e lavoro» recitava lo striscione di Rifondazione, accompagnato da un grande drappo tessuto da decine di bandiere della pace. «Abbassate le armi, alzate i salari» lo slogan di Usb, mentre in testa guidava lo striscione di Potere al popolo «Non un euro per la propria guerra», con accanto i volti dei principali leader europei.
I militanti di Pap e delle sigle giovanili Osa e Cambiare rotta sono arrivati in corteo direttamente dal teatro Quirino, dove in mattinata hanno celebrato l’assemblea nazionale del partito, con l’obiettivo di lanciare la propria piattaforma in vista delle elezioni del 2027. All’arrivo in piazza, mentre la manifestazione si preparava a partire, alcuni di loro hanno dato fuoco a delle bandiere dell’Ue con dei fumogeni.
«L’UNIONE europea è corresponsabile di tre anni di guerra in Ucraina, del genocidio a Gaza, e ora con il piano ReArm ha dichiarato guerra agli stessi popoli europei. La piazza di Serra evoca una falsa unità» dice il segretario di Rifondazione Maurizio Acerbo. «Siamo qui con posizioni nette, contro il riarmo e contro l’economia di guerra, perché ogni euro in spese militari sono soldi tolti a sanità, istruzione, welfare» ribadiscono i portavoce di Pap Marta Collot e Giuliano Granato.
ORA la sfida per gli organizzatori è riuscire a uscire dallo steccato militante e conquistare una fetta di opinione pubblica, «uscire dalla frustrazione di un movimento pacifista disgregato» sottolinea Vito Scalisi, presidente dell’Arci di Roma. E l’obiettivo viene fissato dal microfono mentre il corteo sta ancora sfilando: «Organizziamo una grande manifestazione nazionale a maggio»
16/03/2025
da Il Manifesto
Piazza Barberini piazza pacifista. Doveva essere un presidio, è diventato un corteo contro la guerra e #RearmEurope.. Senza copertura mediatica una manifestazione spontanea romana in pochi giorni ha raccolto migliaia di partecipanti.Ora lavoriamo per estendere la mobilitazione sui territori e per una grande manifestazione nazionale con parole d'ordine chiare che unisca il popolo che è contro la guerra e il riarmo.