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No alle liste arabe, anche a costo di tenersi Netanyahu

No alle liste arabe, anche a costo di tenersi Netanyahu

Politica estera

30/10/2026

da Remocontro

Piero Orteca

Dopo anni di liti (e di guerre), migliaia e migliaia di morti e aver messo sottosopra il Medio Oriente e il Golfo Persico, la politica di Israele resta una palude. Hanno vinto le liste dei palestinesi, ma nessuno li vuole vedere manco avvicinarsi al governo. Compresa l’opposizione di Eisenkot, che predica bene e razzola male.

Lo scherzo della storia

Il paradosso delle recenti elezioni, che hanno rappresentato una sorta di referendum su Benjamin Netanyahu, è che il loro risultato sembra quasi uno sberleffo della storia. Nel senso che, come scrive il noto commentatore politico Gideon Levy su Haaretz, “il futuro di Israele ora dipende dai suoi cittadini arabi e dall’atteggiamento dei suoi cittadini ebrei nei confronti di quelli arabi”. Un esito che, come vedremo, fa emergere i veri sentimenti che si annidano nelle pieghe di tutti gli strati della società ebraica nei confronti dei palestinesi. C’è una leale voglia di tendere la mano a quei compatrioti di diversa etnia che fanno parte dello stesso Stato? O, invece, hanno ragione quei feroci critici internazionali che vedono suprematismo e apartheid ebraico a ogni angolo di strada israeliana? “Ottant’anni dopo la Nakba e la fondazione dello Stato ebraico – sostiene Levy – i palestinesi-israeliani potrebbero determinarne il destino. Esiste forse una giustizia storica più grande di questa? Non è un’esagerazione. L’esito delle elezioni ha portato gli israeliani a dover scegliere tra un governo guidato da Benjamin Netanyahu e un governo che includa i partiti arabi. Non sembra profilarsi altra opzione”. Dunque, il concetto è chiaro. I numeri sono messi in modo tale che tra i due blocchi, Netanyahu ed Eisenkot, gli unici che possono sparigliare i giochi, garantendo una nuova maggioranza, sono proprio i 19 seggi guadagnati dalle formazioni arabe, dopo il boom elettorale. Purtroppo, petò, Israele è un Paese particolare.

Israele Stato nazionalista

Dunque, diciamolo subito: l’idea di avere dei palestinesi al governo manda su tutte le furie gran parte della popolazione ebraica. Solo i Democratici (sinistra) di Yair Golan si sono detti disponibili alla collaborazione. Tutti gli altri: Eisenkot, Bennett, Lapid, Lieberman, pur con diversi accenti, hanno escluso di scendere a patti con gli arabi. Non solo. Hanno sempre volutamente rimarcato di volersi alleare “con tutte le forze sioniste disponibili”. Inutile spiegare che ciò rappresenta una sorta di “pulizia etnica” politica. Fatta dall’opposizione. Che quindi, stando almeno alle posizioni attuali, preferirebbe forse più tenersi Netanyahu sul groppone, piuttosto che imbarcare gli odiati rappresentanti palestinesi. “Secondo i risultati – chiarisce Michael Houser Tov di Haaretz –  il blocco di Eisenkot, escludendo i partiti arabi, è in svantaggio rispetto al blocco di Netanyahu di 5 seggi. Un governo di minoranza richiederebbe l’astensione della Lista Unita e il voto favorevole dei parlamentari di Ra’am. Avigdor Lieberman e Naftali Bennett, leader dei partiti di opposizione Yisrael Beiteinu e Insieme, che hanno già dichiarato la loro contrarietà a un simile governo, non hanno affrontato la questione dall’oggi al domani. Tuttavia, sia l’astensione della Lista Araba Unita che il sostegno di Ra’am rappresenterebbero passi decisivi per entrambi i partiti, e al momento nessuna delle due opzioni sembra essere sul tavolo.

Una Grosse Koalition?

Se non si vorrà ricorrere nuovamente alle urne (ma sembrano escluderlo tutti, a cominciare dal Presidente della Repubblica, Isaac Herzog), resta l’opzione già sperimentata più volte della Grosse Koalition. “Nel suo discorso di mercoledì sera – ricorda Houser Tov – Netanyahu ha ringraziato i suoi ‘partner leali’ e ha dichiarato che ‘la maggioranza sionista deve unirsi’. Le figure politiche hanno interpretato le sue parole come un messaggio ai suoi alleati di blocco – i leader di estrema destra Itamar Ben-Gvir, Bezalel Smotrich e i partiti Haredi – a dimostrazione della sua intenzione di preservare l’alleanza con loro. Tuttavia, si prevede che Netanyahu dovrà affrontare notevoli pressioni, sia da parte di personalità israeliane, tra cui il Presidente Isaac Herzog, sia soprattutto da attori internazionali profondamente preoccupati per la formazione di un governo di destra e che vorrebbero vedere il blocco di Eisenkot incluso nel prossimo esecutivo. Fonti politiche ritengono che anche il Presidente statunitense Donald Trump potrebbe intervenire e spingere per la formazione di un governo di questo tipo. I leader del blocco di Eisenkot hanno ottimi motivi per mantenere la parola data e rifiutare un governo di unità nazionale, soprattutto perché un governo di questo tipo dipenderebbe dalla benevolenza di Netanyahu”.

Letto nel blog di Haaret

  • Ai cittadini palestinesi di Israele è consentito votare, ma non è loro consentito vincere.
  • Nessuno dei due, Netanyahu o Eisenkot, è disposto a collaborare con alcun membro arabo della Knesset per formare una coalizione di maggioranza, quindi ci sarà una situazione di stallo e Netanyahu rimarrà al potere in un ruolo di ‘reggente’. Immaginate se i membri del Congresso degli Stati Uniti dicessero ‘beh, non ho intenzione di collaborare con nessun membro nero per far approvare una legge…’. È razzismo palese e un governo di apartheid.
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