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No senatore La Russa. Non siamo tutti uguali. Oggi in particolare

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Politica italiana

25/04/2026

da Remocontro

Ennio Remondino

Tra il raduno di Forza Nuova a Predappio che celebra ‘la fine dell’antifascismo’ e le dichiarazioni della seconda carica dello Stato Ignazio La Russa, che continua a distinguere tra Costituzione e antifascismo, o personaggi oltre la destra come il generale Vannacci, l’Anpi viene descritta come l’ultimo presidio di un mondo che non c’è più. E noi antifascisti, come i sopravvissuti di un mondo in via di estinzione. Ma come quel 25 di aprile sta accadendo esattamente il contrario.

25 aprile 1945, liberazione dalla dittatura fascista

Io il 25 aprile 1945 ancora non c’ero, ma ero già nella pancia di mia madre con mio papà impegnato a fare cose ‘un po’ pericolose’, tutti e tre in modo diverso a vivere il cruento passaggio finale dal nazifascismo alla Liberazione, in cui ebbero il coraggio di farmi nascere. La fortuna mia di iniziare la vita nella libertà grazie alla lotta e di migliaia di donne e uomini coraggiosi, molti, troppi di loro morti per l’ideale della libertà. E ora quel discusso personaggio, portato dalle sorti della politica politicante a ricoprire la seconda carica dello Stato, prova a sostenere che i morti d’allora furono tutti uguali.

Ma come si permette quel personaggio, tenuto alla dignità del ruolo che ricopre, ad offendere mia madre e mio padre morti e le migliaia di democratici e partigiani che, dando la loro vita, hanno ricostruito e fatto crescere l’Italia democratica e liberata, seguita a quella feroce dittatura, a cui lui politicamente si ispira? Indegno paragonare loro, vittime ed eroi, ai fascisti e ai nazisti assassini di Giacomo Matteotti e di tanti altri oppositori democratici. I responsabili delle stragi che hanno formato e segnato la mia giovinezza nella Genova medaglia d’oro della Resistenza.

La Russa e i suoi camerati

Gianfranco Pagliarulo, presidente nazionale dell’Associazione Partigiani. «L’antifascismo non è una nostalgia, ma una necessità vitale che sta ritrovando forza proprio nelle nuove generazioni». Ma la ‘categoria antifascista’ non era ‘superata’? «Se nel 2024 eravamo 160.000, nel 2025 sfioriamo i 170.000. 2026 iscrizioni ancora in corso. Più si dice che l’antifascismo è morto, più crescono gli anticorpi democratici». E Pagliarulo descrive la «riacquisizione di valori delle nuove generazioni necessarie per sfidare un tempo presente orribile». I giovani, protagonisti di una ‘rivolta morale visibile tanto nelle piazze per Gaza quanto nel recente referendum costituzionale: «C’è una nuova generazione che sta scoprendo l’impegno civile – spiega – la politica nell’eccezione più nobile, e si ribella al nichilismo, cioè la negazione dei valori degli ultimi trent’anni. In questa rivolta morale c’è un profondo senso antifascista. Chi si indigna davanti alla catastrofe di Gaza o vota a difesa della Costituzione mette al centro il valore della vita e della persona. Hanno capito che la Costituzione è figlia diretta della Resistenza».

Neofascismo sovranista

L’attuale scenario politico annaspa tra la radicalizzazione di Lega e Fratelli d’Italia – timorosi dell’erosione elettorale di Vannacci – e i tentativi di smarcamento di Forza Italia. Caricaturali contorsioni di una politica senza capo nè coda, e senza personalità minimamente credibili. Ma il pericolo, avverte l’ANPI, è più globale: «Siamo davanti a qualcosa di nuovissimo. Trump, Netanyahu, Milei, i fanatismi tech di personaggi come Peter Thiel… che cos’è questo se non un trionfo delle diseguaglianze? Immaginano una società gerarchica dove pochi comandano. E la gerarchia non era forse l’anima del fascismo? Apologia della guerra, superomismo e razzismo sono l’impasto culturale di un moderno fascismo».

L’antifascismo che permette La Russa

A chi accusa l’antifascismo di voler limitare la libertà d’espressione, risponde il celebre incontro tra l’ex partigiano Vittorio Foa e l’ex repubblichino Giorgio Pisanò. Foa: «Se aveste vinto voi, io sarei ancora in galera; visto che abbiamo vinto noi, lei può fare il senatore». E oggi, nel 2026, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il presidente del Senato provengono proprio da quella storia politica. «L’esclusione di cui parliamo – sottolinea Pagliarulo – nasce dal fatto che la nuova Italia, sorta con la Liberazione e strutturatasi con la Repubblica e la Costituzione, si fonda sull’idea di espellere il fascismo dalla convivenza civile per un motivo semplicissimo: il fascismo ne è, storicamente, la negazione. Eppure, oggi sembra non fare più paura, quasi venisse accolto con una normalizzazione preoccupante». Troppo distratti nei decenni precedenti? «Nella storia del nostro Paese c’è sempre stata una forte componente di destra, anche estrema. Ma la libertà di cui godono oggi tutti, anche chi viene da quella storia, è figlia proprio di quella vittoria antifascista che ha reso l’Italia un luogo di convivenza democratica».

Costituzione offesa e minacciata

La XII disposizione finale e transitoria della Costituzione italiana, vieta la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista. Eppure c’è chi fa quella grottesca iniziativa a Predappio e il generale Vannacci è libero di dar vita all’ennesimo e più radicale partito di estrema destra, mentre la Lega organizza la manifestazione per la ‘remigrazione’. Caricature, anche ma non soltanto. Dopo decenni dominati da individualismo e competizione, l’ANPI si scopre giovane come mai prima. Un po’ come la sorpresa politica del NO giovanile al referendum, con cui la maggioranza attuale voleva attaccare direttamente la Costituzione.

  • Prendendo atto noi della larga maggioranza democratica del Paese, che se la politica ‘anche nostra’ fosse stata più in mezzo alle gente, quella felice sorpresa giovanile l’avremmo  saputa sostenere e condividere. Adesso è il tempo di farlo e di cambiare. Noi per primi. 
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