29/04/2026
da Il Manifesto
La crisi del quarto anno Meloni difende il suo ministro sull’affaire Minetti ma non esclude eventuali passi indietro in futuro in caso di colpi di scena
«Mi fido del ministro Carlo Nordio, ho parlato con lui lunedì e mi sono messa a ricostruire l’iter della grazia a Nicole Minetti. Escludo le sue dimissioni. Ad oggi». Giorgia Meloni, a sorpresa, partecipa alla conferenza stampa dei ministri dopo il varo del decreto Lavoro. E lo fa soprattutto per provare ad allontanare dal governo le responsabilità per l’ennesima brutta storia che riguarda Nordio: la grazia a Nicole Minetti, un caso che è esploso lunedì dopo che il Quirinale ha scritto una durissima lettera al Guardasigilli per chiedere «verifiche urgenti» e fugare i dubbi su «supposte falsità» contenute nella domanda inoltrata dai legali dell’igienista dentale di Berlusconi condannata in via definitiva a 3 anni e 11 mesi per favoreggiamento della prostituzione e peculato.
«NON POSSO DIRE che ci sia stato qualcosa di errato, di particolare rispetto a quello che è accaduto per le altre 1.241 richieste di grazia elaborate in queste anni», ha detto la premier. «Sicuramente, se è vero quello che emerge dall’inchiesta giornalistica (del Fatto quotidiano, ndr) qualcosa manca nel lavoro che è stato fatto, però insisto questo lavoro non lo fa il ministero, non abbiamo la polizia giudiziaria per fare le indagini». «È ovvio che il ministero difficilmente potesse sapere qualcosa che non sapeva la Procura generale di Milano. Poi possiamo sempre dire che in Italia c’è sempre un capo espiatorio che è il governo italiano, che è sempre colpa nostra, però c’è chi ha dei poteri per fare delle cose e chi non li ha». La premier si è detta «d’accordo sul fatto che questi accertamenti vadano fatti». Quanto alla eventuale revoca della grazia, Meloni si chiama fuori: «La competenza non è la mia e credo che questo sia chiaro a tutti». E al cronista che insisteva ha risposto allargando le braccai: «Non mi faccia fare il lavoro del presidente della Repubblica, altrimenti poi scrivete che io mi voglio sostituire a lui. Se vuole le offro un bicchiere di vino e le dico cosa ne penso personalmente, ma non è il mio ruolo dire cosa dovrebbe fare il Capo dello Stato. Così mi mette in difficoltà…».
AL SUO FIANCO C’È il sottosegretario Alfredo Mantovano, che poco prima aveva avuto un lungo colloquio con Nordio. E spiega: «Ciò che è nel fascicolo credo che lasciasse pochi margini alla valutazione del ministro della Giustizia». Sfoglia il parere della procuratore generale di Milano sul caso Minetti, e cita un passaggio dove viene evidenziata una «radicale presa di distanza dal passato deviante». E poi cita il decreto del tribunale dei minori di Venezia del 19 luglio 2024, con il quale viene resa efficace in Italia la sentenza di adozione, da parte di Minetti e del compagno Giuseppe Cipriani, emessa dal giudice uruguaiano nel 2023. «Anche in questo decreto i giudici minorili dicono che esistono i presupposti per il riconoscimento». Poi, conscio che il tono della conferenza stampa era tutto diretto a scaricare ogni responsabilità sui magistrati di Milano per difendere il Guardasigilli, chiosa: «Non si tratta di scaricare la colpa su nessuno, ma di descrivere il procedimento per come si è svolto fino a questo momento».
PER IL MOMENTO la premier sembra convinta di aver parato il colpo. Anche se neppure lei può escludere che gli sviluppi dell’indagine possano portare ulteriori elementi critici per il suo ministro. Non a caso quelle due parole, «ad oggi», con cui esclude le dimissioni, servono a mettere se stessa e il governo al riparo da eventuali nuovi elementi. E del resto la premier sa bene che, nel caso in cui Nordio cadesse, non potrebbe cavarsela con una sostituzione al volo come è accaduto con Sangiuliano e Santanchè: ma sarebbe costretta a passare dal Parlamento. O a dimettersi a sua volta.
LE OPPOSIZIONI restano molto critiche, chiedono che il ministro riferisca in Parlamento e che si dimetta. «Non mi stupisce che Meloni difenda il suo ministro, l’ha difeso anche sul gravissimo caso Almasri che richiedeva dimissioni immediate», dice Elly Schlein. «Questo governo ha un’idea tutta sua della giustizia che di solito è forte con i deboli e debole con i forti». «Il ministro venga in aula a riferire e si prenda la responsabilità di quanto avvenuto», dice il capogruppo dei 5s Luca Pirondini. «L’unica cosa che non capiamo è cosa aspetti ancora il ministro Nordio a dimettersi», dice Nicola Fratoianni. E ribadisce la sua richiesta dopo la difesa di Meloni: «Su un caso del genere un premier non può cavarsela con quattro frasi di circostanza». Renzi è netto: «Per me di deve dimetter Meloni, in questo governo sembrano tutti impazziti».

