25/08/2026
da Remocontro
Le prime misure del nuovo presidente della Colombia contro le persone migranti. In carica da tre settimane, Abelardo de la Espriella ha ordinato la ricerca e l’espulsione di tutte quelle senza documenti, che sono soprattutto fra i 2,8 milioni di venezuelani in Colombia.
L’estrema desta latino-trumpiana
De la Espriella si è insediato tre settimane fa dopo aver vinto a giugno le elezioni: è di estrema destra, ha uno stretto rapporto con i movimenti trumpiani statunitensi, in economia si ispira al presidente argentino Javier Milei e sul tema della sicurezza ha detto di voler usare una politica della “tolleranza zero” come Nayib Bukele, il presidente autoritario di El Salvador. Il suo annuncio rappresenta un completo ribaltamento rispetto alla politica migratoria perseguita finora dalla Colombia, denuncia il Post. «Prima i colombiani, poi i colombiani, e infine i colombiani», la versione latina dell’America First.
Caccia all’immigrato venezuelano
Sebbene non lo abbia detto esplicitamente, il suo annuncio riguarda in particolare i 2,8 milioni di venezuelani residenti in Colombia, che rappresentano quasi il 90 per cento della popolazione migrante del paese. Secondo i dati governativi, 848mila di questi 2,8 milioni sono irregolari, e tra loro 193mila sono bambini e adolescenti. Nel 2025, il 67 per cento di questi 2,8 milioni aveva una carta d’identità per residenti stranieri o un permesso di protezione temporanea garantisce loro l’accesso a servizi di base come sanità e istruzione. Forza lavoro addirittura superiore a quello del resto della popolazione.
L’Università di Rosario
L’Osservatorio del Venezuela all’Università di Rosario, spiega che l’annuncio del nuovo presidente rovescia il modo in cui gli ultimi tre governi colombiani hanno accolto e trattato la popolazione proveniente dal Venezuela diventando, per il continente, un esempio di buone pratiche di gestione dei flussi. Il cambiamento nell’approccio annunciato dal nuovo presidente va nella stessa direzione delle politiche anti-immigrazione dei governi di estrema destra in tutto il continente: quello di Donald Trump negli Stati Uniti, di José Antonio Kast in Cile e di Javier Milei in Argentina. Oltre agli esempi europei
Crisi migratoria con Maduro
La crisi migratoria venezuelana è iniziata nel 2015, quando oltre 7,8 milioni di persone avevano lasciato il loro paese. Se prima il Venezuela attirava le persone migranti, dall’arrivo al potere di Hugo Chávez nel 1999 la tendenza si è invertita. Inizialmente a partire erano stati i più abbienti, che a migliaia si erano trasferiti in Brasile, in Colombia e – se avevano la possibilità di ottenere un visto – negli Stati Uniti. Poi, con l’arrivo di Nicolás Maduro e la bruttissima piega che aveva preso l’economia venezuelana sotto i colpi delle sanzioni r delle interferenze Usa, le cose sono peggiorate coinvolgendo ampie fasce di popolazione.
Un milione di persone da cacciare
La decisione di De la Espriella di espellere quasi un milione di persone ha suscitato critiche interne e timori internazionali. L’accusa più severa da sinistra: «l’annuncio del presidente non è solo disastroso, ma anche crudele: Collegare i migranti irregolari alla criminalità semplicemente perché hanno uno status non regolare è un affronto ai diritti umani e un’affermazione assurda e priva di fondamento». Il timore è che le operazioni annunciate si trasformino in una persecuzione su larga scala dei cittadini e delle cittadine venezuelane, che contribuiscono per 3 miliardi di dollari l’anno all’economia della

