11/07/2026
da Diritti in salute
La Commissione Sanità del Consiglio regionale lombardo ha approvato a maggioranza una proposta di legge da presentare, insieme ad altre regioni, al Parlamento.
Si intitola “Disposizioni in materia di attività libero-professionale delle professioni sanitarie”, e punta a superare definitivamente il vincolo di esclusività per i professionisti sanitari dipendenti nel SSN, consentendo loro di esercitare la libera professione al di fuori dell’orario di servizio.
L’obiettivo dichiarato è
”rendere strutturale la possibilità per i professionisti sanitari dipendenti del Servizio sanitario nazionale (SSN), infermieri, ostetriche, tecnici sanitari e professionisti della riabilitazione, di esercitare la libera professione al di fuori dell’orario di servizio, superando definitivamente il vincolo di esclusività”.
Ovviamente la maggioranza regionale presenta questa iniziativa come una risposta alla carenza di personale, alla crescente domanda di assistenza territoriale e domiciliare e alle necessità di ridurre le liste d’attesa. Le deroghe temporanee introdotte durante l’emergenza pandemica verrebbero rese definitive e coinvolgerebbero varie professioni, in particolare quelle infermieristiche.
In sostanza, la Lombardia prende atto che gli stipendi del personale sanitario sono troppo bassi e che rendono difficile condurre un’esistenza dignitosa ma, anziché chiedere al governo di aumentare le retribuzioni, spinge i lavoratori ad esercitare un doppio lavoro, uno a tempo pieno nel servizio pubblico ed un altro esercitato privatamente.
In sintesi: volete avere un livello di vita dignitoso? Lavorate 50-60-70 o più ore a settimana.
Sono facilmente immaginabili le conseguenze sulla vita privata e famigliare, ma non è difficile ipotizzare anche la possibilità che una prolungata situazione di fatica e stress lavoro-correlato possa condurre ad un aumento delle disattenzioni e degli errori professionali a discapito dei pazienti.
Inoltre, con questa modifica si aumenta la disponibilità di personale per le strutture private aumentando altresì la componente libero professionale nell’organico, essendo questa flessibile e modulabile rispetto al rapporto di dipendenza.
È anche probabile che il risultato sarà esattamente opposto a quello formalmente auspicato: dopo qualche mese o anno di doppio lavoro, un numero significativo di operatori sanitari potrebbe scegliere di prestare la propria opera unicamente come libero professionista abbandonando il SSN.
Per ora questa è una proposta di un’unica regione che non può decidere da sola, spetta al Parlamento discuterne e assumere le decisioni. Vi invito a tenere d’occhio i lavori del vostro Consiglio regionale per evitare che altre amministrazioni si accodino alla proposta lombarda.

