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Nuovi fronti di Trump ‘fuori tutto’: dopo l’Iran Cuba

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Politica estera

03/05/2026

da Remocontro

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L’autonominato ‘padrone del mondo’, ha ordinato nuove sanzioni all’Avana e annunciato il possibile avvicinamento di una portaerei a 100 metri dalla costa di Cuba. Sulla guerra con Teheran, invece, aggira il Congresso ormai messo in un angolo assieme alla democrazia Usa.

C’era una volta la democrazia statunitense

Ieri il presidente degli Stati Uniti ha approvato, con un ordine esecutivo, l’ampliamento delle sanzioni contro L’Avana, prendendo di mira «persone ed enti che sostengono l’apparato di sicurezza del governo cubano o che sono complici di corruzione o gravi violazioni dei diritti umani». Lui noto garante e sostenitore di quei ‘diritti’. «Prenderò Cuba, appena avrò finito con l’Iran». Cosa intenda il presidente con ‘prendere’ lo ha precisato con un tono tra il serio e il faceto: «Mi piace finire prima un lavoro. Di ritorno dall’Iran, faremo sì che una delle nostre grandi unità, forse la portaerei Uss Abraham Lincoln, la più grande al mondo, si avvicini e si mantenga a circa cento metri dalla costa. Ci diranno ‘Molte grazie, ci arrendiamo’».

La guerra dei dazi contro l’Ue

Le sanzioni statunitensi, però, non si limitano a Cuba. In Europa prendono la forma dei dazi che continuano ad alzare la tensione tra Casa Bianca e Bruxelles. Ieri Donald Trump ha annunciato sul proprio social Truth il rialzo delle gabelle per le auto europee al 25%, «in considerazione del fatto che l’Unione europea non sta rispettando il nostro accordo commerciale, pienamente concordato». Di fatto, Trump non ha spiegato quali sarebbero gli obblighi violati dall’Ue. Trump messo in discussione sui dazi anche ds una sentenza della Corte Suprema americana che ha limitato l’autorità del presidente a imporre dazi invocando l’emergenza economica. Il tetto iniziale del 15% sarebbe così stato ridimensionato al 10%, mentre l’amministrazione cercava nuove basi legali per imporre altri prelievi sulle importazioni.

Via le truppe Usa dalla Germania

E si alzano anche le tensioni tra Washington e Berlino. Il ‘ministro della guerra’ Usa, Pete Hegseth, ha ordinato il ritiro di circa 5.000 soldati americani presenti in Germania. Un portavoce del Pentagono ha spiegato all’agenzia tedesca Dpa che il ritiro dovrebbe essere completato entro i prossimi sei, dodici mesi. Per il Pentagono, una decisione che «segue un’attenta revisione della presenza delle forze del Dipartimento in Europa», dettata «da esigenze operative e condizioni sul campo». Secondo dati militari Usa di metà aprile, sono circa 86.000 i militari americani in Europa, circa 39.000 dei quali in Germania. I numeri cambiano costantemente, in parte per motivi di rotazione e per le esercitazioni militari. Nei giorni scorsi il presidente aveva minacciato il ritiro delle truppe americane in Germania, Italia e Spagna.

La rabbia dei dem: «Guerra illegale»

Il conflitto in Iran, invece, potrebbe andare avanti ancora a lungo: Trump stesso ha affermato ieri che gli Stati Uniti potrebbero «stare meglio» se i funzionari non raggiungessero un accordo con l’Iran. «Volete sapere la verità? Perché’ non possiamo permettere che questa situazione continui. Va avanti da troppo tempo». Per il presidente degli Stati Uniti è un «tradimento il fatto che qualcuno affermi che gli Stati Uniti non stanno vincendo». Il riferimento, in particolare, è alle opposizioni democratiche in Congresso che ritengono «illegale» la scelta di non aver chiesto alla Camera l’autorizzazione per la guerra. Ma subito il trucco presidenziale. La tregua ultima farebbe cessare lo stato di guerra.

A grandi passi verso l ‘Impeachment’

Lo scontro politico, sul tema, ha assunto toni sempre più accesi. Incostituzionale le legge o il presidente? Per democratici è questa guerra illegale, «e i repubblicani sono complici». Intanto, le parole del presidente statunitense hanno prodotto risultati anche sul fronte diplomatico con l’Iran. Un funzionario militare iraniano ha dichiarato che un nuovo conflitto con gli Stati Uniti è «probabile», alla luce dello stallo dei colloqui di pace e delle criticità del presidente Dona Trump sull’ultima proposta di Teheran. «È probabile un nuovo conflitto tra Iran e Stati Uniti, e le prove dimostrano che gli Stati Uniti non sono vincolati da alcuna promessa o accordo». Chi nel mondo si può ancora fidare del personaggio Trump?

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