08/01/2026
da La Notizia
Nuovo giro di incontri sull'Ucraina. Ma Zelensky non è soddisfatto. I leader Ue non hanno risposto su come difenderla da attacchi futuri
A fare una sintesi dello stato d’animo dei leader europei davanti alle minacce di Donald Trump sulla Groenlandia è stato il New York Times. Tra i capi di stato del Vecchio continente serpeggerebbero “panico” e “sconcerto”. Nonostante questo, la reazione pubblica sarebbe stata moderata perché l’Europa ha bisogno di garanzie di sicurezza credibili per l’Ucraina. Nessuno osa apertamente criticare Trump, men che meno l’Italia di Giorgia Meloni succube finora ai voleri di Washington. L’Ucraina e Volodymyr Zelensky, dicevamo.
Nuovo giro di incontri a Parigi sull’Ucraina. Ma Zelensky non è soddisfatto
Incassato l’impegno dei Volenterosi sulle garanzie di sicurezza dopo l’eventuale cessate il fuoco con la Russia, i negoziatori ucraini sono rimasti a Parigi per discutere con gli emissari americani i nodi più spinosi ancora da sciogliere per arrivare a un’intesa con il Cremlino: la gestione della centrale nucleare di Zaporizhzhia (che Washington vorrebbe condivisa tra russi, ucraini e americani) e la sorte dei territori occupati dalle forze di Mosca. “L’Ucraina non si tira indietro di fronte alle questioni più difficili e non sarà mai un ostacolo alla pace”, ha assicurato il presidente Zelensky, a Cipro per l’avvio del semestre di presidenza Ue e per premere sull’ingresso di Kiev nell’Unione.
Il pressing di Zelensky sull’Europa
Ma “la pace deve essere dignitosa”, ha incalzato. “E questo dipende dai partner, dalla loro capacità di garantire la reale disponibilità della Russia a porre fine alla guerra”, ha spiegato, insistendo affinché gli alleati continuino a esercitare pressioni su Vladimir Putin. Nella capitale francese, i 35 Paesi della Coalizione dei Volenterosi hanno annunciato martedì una forza multinazionale da dispiegare in Ucraina – con diversi distinguo – e un meccanismo a guida Usa di sorveglianza di un eventuale cessate il fuoco. E nel nuovo round di colloqui a Parigi, al quale partecipano anche rappresentanti di Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia e Turchia, la discussione si è concentrata anche “sui parametri specifici delle garanzie di sicurezza e la deterrenza dell’aggressione russa”, ha spiegato il capo negoziatore ucraino Rustem Umerov.
Il cuore della questione
Discussioni cruciali per Zelensky, secondo cui non sarebbe ancora emersa una “risposta inequivocabile” degli alleati europei su come hanno intenzione di difendere l’Ucraina in caso di nuovo attacco russo dopo la fine della guerra. “Personalmente desidero una risposta molto semplice: ‘sì’. E’ una domanda che ho posto a tutti i nostri partner, ma finora non ho ricevuto una risposta chiara e inequivocabile”, ha detto.
Secondo fonti militari al Times, inoltre, Parigi e Londra – che con Kiev hanno firmato l’impegno ad inviare militari sul terreno dopo la pace – sono pronte a inviare solo 7500 soldati ciascuna: un numero molto inferiore alle attese iniziali. Mentre l’Italia si è chiamata fuori. Mosca non ha mai cambiato la sua posizione contraria a una tale decisione, avvertendo che le forze europee in Ucraina sarebbero “obiettivi militari legittimi” per le sue truppe.
La richiesta del M5S: governo chiarisca impegni con i Volenterosi
“Dall’ennesima riunione dei ‘volenterosi’ esce l’ennesimo annuncio sull’invio di truppe anglo-francesi in Ucraina che verrà accolto con l’ennesimo ‘niet’ di Mosca che ha sempre respinto l’ipotesi di truppe Nato nel Paese. Ben diverso da quello che noi abbiamo sempre auspicato: una forza di pace sotto egida Onu formata da caschi blu di Paesi neutrali, quindi non Nato. L’ennesima iniziativa velleitaria da cui Meloni si tira fuori in termini di invio truppe ma, a quanto pare, non di invio armi e di supporto militare, intelligence e addestramento. Il governo venga in Parlamento a spiegare nel dettaglio quali sono gli impegni che Meloni ha preso a nome dell’Italia”, dichiarano i parlamentari M5S delle Commissioni Esteri e Difesa di Senato e Camera.
L’adesione dell’Ucraina all’Ue appesa a un filo
I vertici dell’Unione europea si sono ritrovati a Nicosia, intanto, per la cerimonia d’inizio della presidenza cipriota, che guiderà il Consiglio Ue per i prossimi sei mesi. Il presidente, Nikos Christodoulides, ha voluto sul palco anche Zelensky e in platea Maia Sandu, per rimarcare l’importanza assicurata all’Ucraina e alla Moldavia dal suo esecutivo. Zelensky ha ribadito di aspettarsi progressi sul percorso di adesione all’Ue, che resta al momento impantanato per colpa dell’opposizione dell’Ungheria (ma dietro a Budapest si celano anche altri Paesi).
“Ci meritiamo anche noi l’ingresso nella casa comune europea”, ha detto. Fino alle elezioni politiche in Ungheria, previste in primavera, il dossier resta fermo. Gli Usa hanno interesse a inserire l’ingresso di Kiev nell’Ue tra i capitoli del piano di pace e dunque si spera sempre in una telefonata di Trump a chi di dovere.

