11/03/2026
da La Notizia
A dicembre 2025, il generale Eyal Zamir, Capo di Stato Maggiore delle Forze di Difesa Israeliane, ha visitato Gaza e definito la Linea Gialla «una nuova linea di confine».
Il testo del cessate-il-fuoco del 10 ottobre, siglato da Qatar, Egitto, Turchia e Stati Uniti, usa la parola «temporanea». La parola «confine» non compare.
Secondo immagini satellitari analizzate da AP e Christian Science Monitor, i blocchi di cemento giallo vengono spostati di notte, talvolta centinaia di metri oltre le mappe firmate, senza preavviso. A dicembre Haaretz aveva già documentato il riposizionamento verso ovest. Al Jazeera e UNRWA stimano che Israele controlli il 53-58 per cento della Striscia, incluso l’unico valico con l’Egitto. Due milioni di persone occupano il perimetro «sicuro», che si restringe settimana dopo settimana.
Da ottobre 2025, AP documenta almeno 80 palestinesi uccisi nei pressi della Linea Gialla, tutti definiti dal portavoce IDF «terroristi che si erano avvicinati alle forze». L’ufficio ONU per il coordinamento umanitario certifica che in molte zone la linea non è segnata fisicamente: nessun cartello, nessun avviso. I residenti la navigano a memoria, per suono. Chi era a cinquanta metri dal limite ieri si trova già nella zona di fuoco libero oggi.
Il 9 marzo 2026, un raid israeliano ha colpito l’area dell’Università Al-Azhar, nella Gaza City occidentale, in zona formalmente palestinese. Tre uomini sono morti. I funerali si sono svolti all’ospedale Al-Shifa. Era il giorno in cui ogni dispaccio inseguiva missili su Tehran.
Il cessate-il-fuoco non è mai stato sospeso né concluso. Funziona come cornice che certifica la pace mentre produce lo spostamento di un confine che nessun accordo ha autorizzato. Zamir lo chiama confine. Il testo firmato lo chiama ancora temporaneo.
Per questo tutti gli occhi devono essere puntati su Gaza

