19/08/2026
da La Notizia
«Ci sono persone che non meritano di vivere. Non dovrebbero vivere. Non sono nemmeno persone.»
Lo dice Itamar Ben-Gvir, ministro della Sicurezza nazionale israeliano, nel primo episodio del podcast "October 8" di Rom Braslavski, ex ostaggio tenuto a Gaza, uscito sabato 15 agosto. Nello stesso passaggio il ministro chiede assassinii mirati nella Striscia, «trenta o quaranta ogni notte», e non soltanto contro chi in quel momento è una minaccia.
Poi c'è l'aritmetica del ministero della Sanità di Gaza, ripresa il 17 agosto dall'agenzia palestinese Wafa: 1.265 palestinesi uccisi dall'entrata in vigore del cessate il fuoco dell'11 ottobre 2025. Sono trecentodieci giorni, poco più di quattro morti al giorno. Il ministro ne chiede fra sette e dieci volte tanti.
Della donna che gli portava il cibo durante la prigionia, riferisce il Jerusalem Post, Braslavski si sente rispondere che «è una terrorista a tutti gli effetti». Ben-Gvir chiede insediamenti in tutta Gaza e emigrazione di massa dei palestinesi, una proposta che secondo l'Associated Press i giuristi internazionali collocano nella pulizia etnica.
Dichiarazioni analoghe di ministri israeliani, ricorda l'Associated Press, sono già depositate davanti alla Corte internazionale di giustizia come prova dell'intento genocidario.
Il 10 giugno 2025 i ministri degli Esteri di Regno Unito, Canada, Australia, Nuova Zelanda e Norvegia hanno congelato i beni di Ben-Gvir e vietato il suo ingresso. Il testo comune parla di "retorica estremista che invoca il trasferimento forzato dei palestinesi e la creazione di nuovi insediamenti israeliani", e la definisce "aberrante e pericolosa".
L'Italia non ha firmato. A fine luglio Antonio Tajani, sulle violenze dei coloni, indicava i mandanti: «Alcuni ministri estremisti di Netanyahu li sostengono: pensate a Ben Gvir». Sabato uno di loro ha spiegato che a Gaza ci sono persone che non sono persone.
Per questo tutti gli occhi devono essere puntati su Gaza.

