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Occhi su Gaza, diario di bordo #328

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03/11/2026

da La Notizia

Giulio Cavalli

Venerdì, nella sala stampa della Camera dei deputati, Elyas Abu Safiya ha pronunciato due volte la parola Ginevra. Secondo la traduzione pubblicata dal Giornale ha chiesto alla presidente del Consiglio di ricordare, quando chiama sua figlia Ginevra, le “Convenzioni di Ginevra, che prevedono la protezione del personale sanitario”.

Poi ha aggiunto che lei desidera vedere la figlia ogni giorno e lui sente la mancanza del padre.
Il padre è Hussam Abu Safiya, pediatra e direttore dell’ospedale Kamal Adwan nel nord della Striscia di Gaza. L’esercito israeliano lo ha arrestato il 27 dicembre 2024 durante il raid sull’ospedale e da allora lo tiene in cella senza incriminazione né processo secondo Amnesty International, in base alla legge sui “combattenti illegali”. Due mesi prima, accanto all’ospedale che dirigeva e che si era rifiutato di lasciare, un drone aveva ucciso suo figlio Ibrahim.

Fratelli d’Italia ha ascoltato soltanto il nome della bambina. Il senatore Salvo Sallemi (FdI), vicecapogruppo a Palazzo Madama, ha scritto che il figlio di Abu Safiya, “arrestato con l’accusa di avere legami con Hamas”, aveva tenuto alla Camera un “delirante discorso in lingua araba”. Quale accusa, però. In 676 giorni, contati fino a stamattina, un capo d’imputazione non è mai arrivato: l’accusa è rimasta un sospetto dei militari e la Corte suprema israeliana il 16 giugnoha confermato la prigionia sulla base di un fascicolo classificato che la difesa ha chiesto di leggere senza mai ottenerlo.

La terza Ginevra di questa storia è la città da cui, il 6 luglio, il Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulla detenzione arbitraria ha reso pubblico il parere 14/2026: la detenzione di Hussam Abu Safiya è “arbitraria” e il rimedio appropriato sarebbe “rilasciarlo immediatamente”.

Per questo  tutti gli occhi devono essere puntati su Gaza

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