08/02/2026
da Remocontro
Incantati dal sogno delle Olimpiadi a casa… Le tv non fanno altro che ripeterlo, come fosse un evento straordinariamente positivo per il Paese in ginocchio, tipo i carabinieri in Cisgiordania davanti al soldato truce dell’Idf. Ed è tutto un superlativo a cinque cerchi olimpici, un risuonare di pace e sostenibilità, come se fosse vero.
Il potere oscuro della menzogna ormai è celebrato senza anticorpi critici. Viaggia tra social, politica e salottini dell’inutilità giornalistica, come se la verità nello spazio pubblico fosse ormai un dettaglio. Così, nel silenzio dei media di regime, può arrivare a prendersi una bordata di fischi J.D Vance, il vice del prepotente presidente americano amico di Epstein, bel pedofilo affarista con legami stretti col Mossad. E come mai, si domanda Trump, e il nostalgico presidente del consiglio si chiede se inasprire qualcosa, nel suo stile di sorveglianza e punizione del dissenso. Di sicuro, i suoi uomini di cieca obbedienza e propaganda lasciano a desiderare, basta vedere la cronaca a suon di gaffe e la scelta infantile di non inquadrare da vicino e, soprattutto, non nominare mai Ghali, colpevole di non essere allineato…
Tutta un’altra cosa la diretta dalla barberia del paese, dove tra tagli arditi e basette anni Settanta il rasoio filosofico e anarchico dialoga col mondo. Le sue interlocuzioni sono sempre significative.
A dire il vero anche i buuu alla delegazione israeliana hanno avuto un certo significato, così come gli applausi a quella ucraina. Sembra che il pubblico normale abbia più buon senso delle istituzioni internazionali che, sull’onda della menzogna come regola, dicono che i russi non possono partecipare se fanno parte di gruppi militari o se mostrano adesione a Putin, ma lasciano che la bandiera israeliana sventoli con tanto di atleti che hanno servito per l’Idf a Gaza (per i distratti, oltre 70mila uccisioni tra i civili, 21mila bambini massacrati, ospedali, scuole e case rase al suolo per la costruzione di un campo di concentramento a cielo aperto) e sostengono il genocidio. Alcuni di questi atleti sui social si vantano anche.
Ma lo sport dovrebbe essere al di sopra di tutto… Così, un cliente infatuato dalla propaganda camomillosa ha chiosato, sempre seduto nella barberia anarchica rurale, in attesa durante il dibattito. Il barbiere però non è uomo da social o da Amici di Maria. Conosce la vigliaccheria del mondo e la ferocia dei vincenti. Così ha raccontato questa storia: l’anno passato agli Europei under 20 di atletica un frazionista della 4×100 israeliana, inquadrato dalle telecamere, fece il gesto della decapitazione, sorridendo. C’è chi fa il cuore, chi manda baci, chi mostra i muscoli o la stemma sul petto, lui in mondovisione fece il gesto che più risuonava nella sua povera mente: la decapitazione del palestinese. Un automatismo triste e feroce, che ci fa capire come in alcune persone non esistano principi etici. In loro funziona solo la disumanizzazione del nemico. E questo è niente… aspettiamo i mondiali di calcio laggiù nella terra di Trump e poi ne riparleremo di come lo sport, con i suoi ideali residui, celebri la pace.
- No che non la celebra. Celebra il potere. E in più anche la crudeltà degli affari, visto che per fare queste Olimpiadi assurde hanno distrutto boschi e montagne, cementificando senza limiti e facendoci pagare poi a noi cittadini il conto più alto e più assurdo. Ma ne riparleremo…
Per ora godiamoci le gare, gli atleti non hanno colpe. Gareggiano per vincere (tranne alcuni che non dovrebbero proprio esserci, se esistesse rigore olimpico).

