All’Onu gli Stati Uniti -Macron ospite alla Casa Bianca-, hanno snobbato l’Unione europea votando con la Russia contro l’integrità territoriale dell’Ucraina. Nel giorno del terzo anniversario della guerra in Ucraina e dei colloqui con Macron alla Casa Bianca e gli altri del G7 in videocollegamento, Trump ha messo in chiaro che la sua linea per la conclusione del conflitto non prevede compromessi. ‘Vedrò Zelensky questa settimana o la prossima’. Putin: ‘L’Europa può partecipare alla soluzione del conflitto’.
Macron ospite, ma comanda Donald
Con buona pace della missione del presidente francese a Washington a sventolare bandiera europea, Unione assente e Germania in altro occupata, il padrone di casa ha chiarito che senza la firma da parte di Kiev dell’accordo per i minerali non si può procedere -gli affari sono affari-, ma ha poi con lui di fronte ha concesso che «l’incontro con Macron è stato un importante passo in avanti verso la pace in Ucraina», pur senza spiegare il come. «Una pace che però non può essere una ‘resa’ dell’Ucraina -insiste il presidente francese-. Un qualsiasi accordo deve includere garanzie di sicurezza». Mancano notizie sulle reazioni di Trump a certi dettagli, mentre Parigi con Londra ancora insiste su 30.000 militari europei in Ucraina nel Paese a garanzia della sicurezza. Truppe Nato come ‘Peacekeeping’?
Problemi sul fronte occidentale
Mercato aperto: recupero crediti e ripartizione nuove spese. «Europa e le garanzie di sicurezza all’Ucraina», concede Trump pensando ai conti (e Russia permettendo). Di fatto, moine diplomatiche a parte, il colloquio tra i due leader è stato piuttosto teso. Indicativa la brusca interruzione da parte di Macron nei confronti di Trump quando quest’ultimo parlava dei prestiti all’Ucraina. «L’Europa si sta riprendendo i suoi soldi», diceva l’americano. «A dire il vero, abbiamo pagato il 60% dello sforzo totale in prestiti, garanzie, sovvenzioni», lo ha interrotto Macron, precisando che i 230 miliardi di dollari in beni russi congelati in Europa «non ci appartengono». Per poi concedere il superamento della politica di Biden, coinvolgendo direttamente Putin. Intanto al Palazzo di Vetro andava in scena un’altra pesante rottura tra Vecchio e Nuovo Continente.
Cortesie alla Casa Bianca, sgarbi all’Onu
L’assemblea dell’Onu ha respinto la risoluzione americana che sollecitava la fine della guerra in Ucraina senza menzionare l’aggressione di Mosca approvando invece quella ucraina sostenuta dall’Europa che chiede alla Russia di ritirare immediatamente le sue truppe e restituire i territori, una mossa alla quale l’amministrazione Trump si è fermamente opposta. Una sconfitta per gli Stati Uniti che, tuttavia, hanno rimarcato la loro distanza dall’Ue votando contro quella risoluzione assieme a Russia, Corea del Nord, Bielorussia e altri 14 Paesi amici di Mosca. Ma al Consiglio di Sicurezza tutto si rovescia. Approvata una brevissima risoluzione presentata degli Stati Uniti che chiede la «rapida fine della guerra» senza però citare la Russia come aggressore e senza far riferimento alla sovranità e alla integrità territoriale di Kiev.
Le idealità e le convenienze
Francia e Gran Bretagna, che avrebbero potuto porre il veto sulla risoluzione Usa, hanno preferito astenersi, spianando la strada alla versione di Trump. Il testo, «nella sua elegante semplicità» come l’ha definito la rappresentante americana. Lezioni di politica estera pratica e praticata: risoluzione (per quel che vale), adottata con 10 voti a favore, nessuno contro e cinque astenuti (i paesi europei a turno nel Consiglio Sicurezza, Slovenia, Grecia e Danimarca, oltre a Francia e Gran Bretagna di diritto) mentre Russia e Usa si sono trovati per una volta sullo stesso fronte assieme alla Cina. Col voto il riallineamento della presidenza Usa e del Cremlino, il nuovo ordine mondiale dopo l’elezione di Trump. «La risoluzione è un passo nella giusta direzione, ha detto l’ambasciatore russo Vassily Nebenzia dopo aver posto due volte il veto su altrettanti emendamenti presentati dagli europei.
Accordo di corsa, promette l’omaccione
Nello Studio Ovale, seduto accanto a Macron, il capo della Casa Bianca -Assemblea e Consiglio di Sicurezza Onu in corso tra forzature e ribaltamenti-, ha anche sostenuto che la guerra in Ucraina «potrebbe finire già entro qualche settimana» e annunciato che Zelensky sarà suo ospite questa settimana o la prossima. Incontro imminente anche con il leader del Cremlino. «Sto discutendo seriamente con il presidente russo riguardo alla fine della guerra e i colloqui stanno procedendo molto bene!», ha sottolineato Trump parlando anche di non specificati futuri accordi economici con Mosca e di una sua visita in Russia «nei tempi opportuni, quando il conflitto sarà finito». Le aziende russe e americane, gli ha fatto eco il leader del Cremlino Vladimir Putin, «sono in contatto per progetti economici congiunti». Dalla guerra al McDonald riaperto sulla Piazza Rossa?
Ancora il ‘triangolo strategico?
Per cercare una strategia dietro l’attivismo dirompente e aggressivo della nuova Amministrazione Trump, diversi analisti hanno scomodato la teoria del ‘triangolo strategico’ di Nixon negli anni Settanta con nuove relazioni diplomatiche con la Cina di Mao, a favorire le molte rivalità e incomprensioni che vi erano allora fra l’Unione Sovietica e Pechino. «Lecito dubitare che un uomo d’affari notoriamente di poche letture come Trump, né il suo sovraeccitato consigliere principe, Elon Musk, abbiano approfondito le teorie postclassiche della geopolitica», avverte Riccardo Radaelli su Avvenire. Forse, essi pensano che l’Unione sia incapace di reagire e che con qualche calcio ben assestato, la fragile costruzione europea crolli per lasciare spazio nuovamente solo all’azione dei suoi Stati membri.
Ma
Ma Trump e Musk dovrebbero leggere almeno i classici della geopolitica anglosassone: una potenza marittima come gli Stati Uniti, non può pensare di controllare la grande piattaforma euroasiatica senza alleanze stabili con alcuni Paesi ‘sul bordo’ di questa piattaforma’. «Minare la credibilità della parola di Washington, rendere evidente a tutti che per gli Usa i trattati e gli accordi sono carta straccia quando convengono meno, è strategia pericolosa. E questo vale anche per tanti politici sovranisti europei -anche nostri di casa- quanto poco, nel lungo periodo, giovi la furbizia degli atteggiamenti cangianti a seconda degli interlocutori con cui si sta parlando».
25/02/2025
da Remocontro