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Ora via Arenula vuole schedare chi sostiene il No

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Politica italiana

17/02/2026

da Il Manifesto

Mario Di Vito

Il tempo delle pene Lettera di Bartolozzi per avere i nomi di chi ha fatto donazioni al comitato dell’Anm. Parodi: «Si viola la privacy dei cittadini»

In campagna elettorale, com’è noto, vale tutto e l’appello ad «abbassare i toni» di solito ha lo stesso effetto di un canto di guerra: agita le truppe, genera elettricità, prelude allo scontro più duro.

E così, dopo le polemiche sul procuratore di Napoli Nicola Gratteri e sulla sua scarsa fiducia (eufemismo) verso chi vota Sì e dopo le polemiche sul ministro della giustizia Carlo Nordio secondo il quale il Csm sarebbe retto da un «sistema paramafioso», dal dicastero di via Arenula esce fuori una circolare che di certo non contribuisce al pur lodevole auspicio di ricondurre i termini del dibattito nei confini del fair play: dando seguito a un’interrogazione presentata a gennaio dal deputato Enrico Costa di Forza Italia, la capa di gabinetto Giusi Bartolozzi ha inviato al presidente dell’Associazione nazionale magistrati Cesare Parodi una lettera per sottoporre alle sue valutazioni «l’opportunità di rendere noto alla collettività, nell’ottica di una piena trasparenza, gli eventuali finanziamenti ricevuti dal comitato “Giusto dire no” da parte di privati cittadini».

IL TIMORE espresso dal ministero (e prima da Costa) è che possa esserci «un potenziale conflitto tra magistrati in servizio iscritti all’Anm e privati sostenitori che finirebbero per praticare una formula di finanziamento indiretto all’Anm».

GIOVA RICORDARE che il comitato Giusto dire no è stato sì promosso dal sindacato delle toghe, ma non ne fa parte. Infatti è presieduto da Enrico Grosso, un costituzionalista, non un magistrato. Da qui la risposta inviata a Bartolozzi da Parodi: «Devo purtroppo annotare che non sono nelle condizioni di rispondere in quanto il comitato è solo stato promosso dall’Anm ma è soggetto, anche giuridico, assolutamente autonomo». E poi: «Come socio costituente posso confermarle che è possibile fare piccole donazioni come privati cittadini, l’unica condizione è che non si tratti di persone con incarichi politici». Il consiglio dunque è di consultare il sito del comitato dove è riportato lo statuto.

«SE NECESSITASSE di informazioni più puntuali – chiude Parodi – non posso che rimandarla ai rappresentanti del comitato. Annoto solo che la sua richiesta di rendere pubblici dati di privati cittadini ritengo sia contrario alla salvaguardia della loro privacy, ma questa rimane una mia valutazione personale che le segnalo per correttezza». In effetti pretendere i nomi di tutti i sottoscrittori a questa o quella organizzazione è qualcosa che somiglia molto da vicino a una schedatura: un conto, del resto, sono le donazioni di una certa consistenza, un conto quelle da poche decine o al massimo centinaia di euro. È un principio che in fondo vale anche per le formazioni che si presentano alle elezioni e devono obbedire alle varie leggi sulla trasparenza.

DA AVS si fa sentire a questo proposito il verde Angelo Bonelli: «Qui siamo davanti a liste di proscrizione contro i magistrati e a un attacco frontale all’equilibrio costituzionale dei poteri. Le parole di Nordio e Bartolozzi sono gravissime e dimostrano che il referendum viene usato come arma politica per delegittimare chi non si allinea». Così anche il Pd, attraverso la deputata Debora Serracchiani: «È un atto molto grave che tradisce il nervosismo che si respira nei palazzi del governo. Un segnale che sa tanto di liste di proscrizione e di cui è difficile comprendere le ragioni. Si mette in discussione la libertà di partecipazione e si alimenta un clima di pressione nei confronti della magistratura e dei cittadini che voteranno No. Il ministro chiarisca subito. Le istituzioni e il popolo sovrano si rispettano. Non si intimidiscono».

IL PUNTO dell’attacco piovuto – questa volta – direttamente dal governo è in realtà tutto nel tentativo di gettare l’Anm nella mischia della discussione. Le toghe organizzate, infatti, sin qui stanno portando avanti la loro campagna in maniera prudentissima (c’è chi ritiene pure troppo), cercando di discutere solo del merito della riforma senza entrare direttamente nell’ormai quotidiano scambio di frecciate tra sostenitori del Sì e del No. Ieri, ad esempio, sui social di Giusto dire No non si è parlato tanto di quest’ultima vicenda, ma si è dato seguito all’accusa di mafia rivolta al Csm da Nordio, che si era difeso dicendo che le stesse cose le sosteneva il pm palermitano Nino Di Matteo. Dunque la replica è stata affidata alla riproposizione di un intervento fatto dallo stesso Di Matteo lo scorso dicembre.

«QUESTA non è una riforma della giustizia – sosteneva -, è una riforma della magistratura contro i magistrati mossa da un intento di rivalsa nei confronti della magistratura. Non tutta la magistratura, ma quella che nel tempo ha avuto in alcune occasioni il coraggio di esercitare il controllo di legalità veramente a 360 gradi, veramente nei confronti di chiunque, anche nei confronti dei potenti».

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