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Panico a Berlino e non soltanto per la rabbia della Sassonia

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Politica estera

08/09/2026

da Remocintro

Piero Orteca

Disfatta dei partiti di governo. Effetto “ferro di cavallo”: nel land orientale si profila una maggioranza populista rosso-nera, tra BSW e AfD che viaggiano intorno al 50%.  Nessun voto “ideologico”, solo reazione a un sistema politico inefficiente e sempre più fallimentare, dove i politici arroccati nel Palazzo, non ascoltano più i cittadini, penalizzati da una riunificazione malgestita.

Il trionfo dei populisti

Solo una classe politica europea fatta di carrieristi attaccati alle poltrone, che poco si preoccupano degli umori popolari, poteva stupirsi per ciò che va capitando in Sassonia, land storico della Germania orientale. Pensate: metà dell’elettorato ha votato per l’estrema destra (44%) di Alternative fur Deutschland e per l’estrema sinistra di BSW (5%), cioè Bundnis Sarah Wagenknecht. Li abbiamo messi assieme perché, per dirla con i politologi americani, sono l’esempio più probante dell’effetto “ferro di cavallo”, dove le due estreme convergono, quasi fino a toccarsi. Ormai, crediamo che sia giunto il momento di sottolineare le magagne di un sistema partitico che sembra giunto al capolinea. Dunque, la notizia vera è questa, rivelata dalla “FAZ” (Frankfurter Allgemeine Zeitung): in Sassonia potremmo avere presto il primo esperimento di governo rosso-nero, che mette assieme i tanto esorcizzati (ma ipervotati) esponenti di AfD con la costola della sinistra (comunista verace e pro-russa) della “pasionaria” Wagenchneckt.

Una riunificazione maldestra

Per capirci e farvi afferrare le radici dell’odio che almeno mezza Germania Est nutre verso Berlino, vi ricordiamo che Frau Sarah ha lasciato sdegnata Die Linke (la Sinistra) perché, a suo dire, si era trasformata in una specie di caricatura socialdemocratica. Insomma, dice la Wageknecht, chi difende i lavoratori e i pensionati dell’Est, dopo una riunificazione fatta alla carlona e diventata insopportabilmente punitiva? Guarda caso, è lo stesso discorso, fatto è chiaro da un’angolazione diversa, che ha portato avanti il leader regionale di “AfD”, Ulrich Siegmund. La Germania è un Paese che sta attraversando una crisi economica particolare, a macchie di leopardo. Venuta a mancare l’energia russa a basso costo, in crisi la domanda internazionale di manifattura relativa ai beni durevoli della metallurgia e dell’automotive, ha fatto delle scelte strategiche discutibili. Ha deciso di riarmarsi massicciamente, impiegando risorse in settori che distolgono investimenti dalle politiche di convergenza. Di cui c’è estrema necessità, specie nei “laender orientali”. Potremmo quindi affermare, senza tema di sbagliare, quasi facendo un’analisi comparativa che, se l’Italia si porta dietro da oltre un secolo e mezzo il fardello della “questione meridionale”, anche la Germania, dopo la riunificazione, combatte una difficile battaglia di retroguardia, politica e sociale, per integrare organicamente l’ex DDR nel tessuto della Repubblica federale. La verità, però, è che sono stati fatti degli errori macroscopici e che l’Est del Paese più che essere “riunito” sembra “ricolonizzato”. I politici di Berlino, si dice in Turingia e in Sassonia, agiscono e pensano come se la Germania si fermasse ancora all’Elba. Soprattutto quando discutono a Bruxelles di nuove direttive europee, nel campo agricolo o della piccola industria. Così, non ci si preoccupa se le politiche comunitarie, avallate da Berlino, finiscono col sostenere Paesi come Polonia o Romania, a danno delle province orientali dell’Est. A leggere le interviste fatte agli elettori e apparse sui quotidiani tedeschi, ci si rende conto che le motivazioni che spingono al voto “populista” (a destra o a sinistra) sono quasi totalmente di natura pratica. Quasi mai ideologica. 

L’analisi della Frankfurter Zeitung

Meglio di noi, gli analisti tedeschi, che da anni seguono la traiettoria di crescita dei populismi nel loro Paese, hanno subito affondato il bisturi nella ferita, cercando di capire i motivi del “contagio”. Se di infezione si tratta. Perché, deve essere chiaro a tutti che, quello che sta succedendo in Germania, è una crisi di sistema, che in diversa misura coinvolgerà, prima o dopo, molti altri Paesi. La domanda è: dipende dai meccanismi, che bisogna riformare, o sono gli interpreti a non dimostrarsi all’altezza? La “FAZ”, probabilmente il giornale tedesco più prestigioso, pensa di avere già delle risposte. “Si è trattato – titola – di un evento senza precedenti: molti elettori hanno scelto l’AfD grazie a Ulrich Siegmund, e non hanno più votato per la CDU a causa di Friedrich Merz”. Tranchant. D’altro canto, il Cancelliere in patria (ma anche all’estero) non gode di grande stima e viene ritenuto una specie di “sbrigafaccende”, col quale la CDU ha pensato di potere colmare, almeno parzialmente, il vuoto lasciato dalla Merkel. Pensate, Merz è così malvisto che, forse anche per mandargli un segnale, ben 170 mila “indecisi” sono andati alle urne per votare “AfD”. “I populisti di destra – scrive FAZ – hanno ottenuto un risultato record del 43,8%. Questo successo è dovuto in parte alla popolarità insolitamente elevata del loro candidato leader. Ma è anche dovuto alla diffusa insoddisfazione nel Paese, diretta principalmente contro il governo federale”.

Quello che non ti aspetti

Guardare più da vicino i flussi elettorali, suddividendoli secondo le intenzioni di voto, serve a comprendere anche le radici del successo dei populisti che, come torna a sottolineare la FAZ, ha motivazioni più pratiche che ideologiche. Al primo posto, come preoccupazione dell’elettorato che ha sostenuto AfD c’è infatti l’economia, seguita a ruota dall’insoddisfazione per le politiche culturali e l’istruzione. I programmi relativi all’immigrazione arrivano solo al terzo posto e, come scrive il giornale di Francoforte, sempre disegnati su input di tipo economistico (crescita del tasso di disoccupazione). Poi c’è l’abilità personale di Siegmund. “Il trentacinquenne – spiega la FAZ – ha girato per settimane i distretti durante la campagna elettorale, comparendo nelle piazze dei mercati e nei municipi, mostrandosi accessibile e simpatico, sorridendo spesso. Ha parlato poco di questioni politiche, ma ha spesso sottolineato il desiderio di tornare a una ‘vecchia Germania sicura’. Ha pubblicato quasi quotidianamente video di se stesso sui social media, dove, con un seguito complessivo di quasi due milioni di persone, è ora uno dei politici più influenti in Germania. Questa strategia ha dato i suoi frutti, soprattutto tra i giovani elettori”.

Un Cancelliere disprezzato

I numeri dicono tutto. L’87% degli intervistati si è dichiarato insoddisfatto del governo federale. “La rabbia – certifica la ‘FAZ’ – è diretta principalmente contro la CDU: l’84% afferma che il partito ha fatto molte promesse prima delle elezioni federali, mantenendone ben poche. Friedrich Merz ha ricevuto un indice di gradimento particolarmente disastroso in Sassonia-Anhalt. Solo il 9% si è dichiarato soddisfatto del Cancelliere. Schulze, il candidato locale, aveva evitato in gran parte di apparire al fianco di Merz durante la campagna elettorale. Si era addirittura spinto oltre nel prendere le distanze: alla fine di luglio, sulla legge riguardante il pensionamento. Nel complesso, però, due terzi degli elettori hanno espresso insoddisfazione nei confronti del suo governo regionale, una percentuale significativamente maggiore rispetto a cinque anni fa. Il fatto che la CDU nel suo complesso sia stata penalizzata è evidente anche nella sua incapacità di ottenere un singolo mandato diretto”.

Un richiamo al tempo che fu

Per entrare meglio, nella testa degli elettori tedeschi che hanno scelto i populisti, più che alle questioni ideologiche, bisogna fare attenzione agli aspetti “identitari”. “La ‘BSW’  – ci ricorda la Frankfurter Zeitung – e l’AfD hanno ripetutamente sottolineato la storia della Germania dell’Est negli ultimi mesi. Mentre la BSW tappezzava i manifesti con il suo slogan ‘L’Est resta diverso’, Siegmund si presentava regolarmente in sella a un ciclomotore Simson, un’icona della DDR. Questo ha trovato riscontro tra gli elettori: cinque anni prima, il Partito della Sinistra era considerato dagli abitanti della Sassonia-Anhalt il miglior rappresentante degli interessi della Germania dell’Est. Ora si affidano all’AfD”.

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