Tante iniziative promosse dai principali movimenti per riportare la lotta alla crisi climatica al centro del dibattito pubblico. E in cima all’agenda politica
Il climattivismo torna a farsi sentire. Molte le iniziative in pista, accomunate dall’obiettivo di riportare l’attenzione sull’urgenza della lotta al collasso climatico. Una sfida difficile, in una fase in cui invece la narrazione bellicista imperante cerca di occupare ogni spazio, in piazza e nell’opinione pubblica.
Torna lo sciopero mondiale per il clima
Gli appuntamenti con il climattivismo sono tanti, in Italia e a livello internazionale. Su tutti il nuovo Global climate strike, il venerdì dello sciopero globale per il clima indetto dal movimento Fridays For Future. La data da segnare sul calendario è quella dell’11 aprile. I tempi delle folle oceaniche dei primi climate strike globali nel 2019 sono passati, com’è sotto gli occhi di tutti, sebbene consapevolezza e preoccupazione per la crisi climatica restino largamente diffuse specie fra i più giovani.
Il movimento innescato nel 2018 dall’allora quindicenne Greta Thunberg ha comunque ancora voglia di far sentire la sua voce. Per provare a scuotere una classe politica sorda e cieca, in larghissima maggioranza, di fronte ai rischi catastrofici e agli impatti già oggi devastanti della crisi climatica. Soprattutto in Paesi come l’Italia, attualmente governati da forze politiche che non nascondono le loro simpatie per il negazionismo climatico. Per non dire che lo abbracciano in modo compiaciuto e irresponsabile.
Climate Pride e “ricerca attivista” per la giustizia climatica
Il giorno successivo, sabato 12 aprile, a Bologna va in scena il Climate Pride. «Una street parade che vuole connettere pratiche e rivendicazioni e costruire spazi per le ecologie urbane», si legge sul sito degli organizzatori di Bologna for Climate Justice. Che si sono fatti conoscere a livello nazionale con iniziative come il World Congress for Climate Justice (WCCJ) di ottobre 2023 a Milano, di cui sono stati fra gli organizzatori, o come la Climate Justice University lanciata nel 2024, col supporto fra gli altri di GIT Banca Etica Bologna. Diversi gli appuntamenti preparatori già organizzati in avvicinamento al pride. Fra questi, l’incontro ai primi di febbraio “Verso gli stati generali della giustizia climatica e sociale”, che ha ripreso un’idea lanciata dal Collettivo di Fabbrica GKN.
Esattamente una settimana prima del Global climate strike, venerdì 4 aprile, si tiene online la prima International Conference on Climate Actions and Just Transition. A organizzarla è il Just Fossil Fuel Transitions Jean Monnet Centre of Excellence dell’università di Padova, anch’esso fra i protagonisti al WCCJ di Milano e fautore della “ricerca attivista” per la giustizia climatica. Nell’incontro si parlerà ad esempio del clima di repressione contro il climattivismo che si respira da qualche tempo. Con vari governi (quello italiano compreso, anzi, in prima linea) che hanno assunto atteggiamenti e misure sempre più punitivi nei confronti dei movimenti.
Interverranno rappresentanti del Fossil fuel Treaty, l’iniziativa per un Trattato internazionale di non-proliferazione dei combustibili fossili. Che a metà marzo ha organizzato un incontro a Roma insieme al Movimento Laudato Si’. Realtà che da anni, ispirandosi anche nel nome all’enciclica di Papa Francesco, invita le istituzioni cattoliche a disinvestire dalle società fossili.
Il climattivismo sbarca al cinema
Già ai primi di marzo aveva cominciato a circolare nelle sale cinematografiche italiane “Come se non ci fosse un domani”, il film documentario di Riccardo Cremona e Matteo Keffer, col patrocinio di Amnesty Italia, presentato alla 19a edizione della Festa del Cinema di Roma nella sezione Proiezioni speciali. Racconta la storia di Ultima Generazione. Movimento contro il quale, per tornare sul clima di repressione, sembrano tagliate su misura alcune delle previsioni contenute nel Ddl sicurezza varato dal governo.
Il 9 aprile a Berna, invece, verrà proiettato per la prima volta “Trop chaud”, il film che racconta la vicenda che ha fatto la storia delle climate litigation a livello mondiale. Quella delle Anziane per il Clima, associazione svizzera che proprio il 9 aprile del 2024 ha ottenuto la storica sentenza della Cedu (Corte europea dei Diritti dell’Uomo) che ha riconosciuto il diritto alla protezione del clima come diritto umano. Il film dovrebbe essere disponibile sul web dall’autunno, con versioni in più lingue.
L’omaggio di XR Italia a Rachel Carson
Infine, la “primavera rumorosa”. Il nome è chiaramente ispirato a uno dei libri fondativi dell’ambientalismo a livello mondiale, vale a dire Primavera silenziosa, pubblicato nel 1962 dalla biologa statunitense Rachel Carson. Lo ha scelto XR Italia (Extinction Rebellion) per lanciare una campagna di mobilitazione all’insegna della giustizia climatica e contro le politiche insufficienti e il business fossile.
La campagna si è aperta a inizio marzo con un’azione presso il museo di Intesa Sanpaolo a Torino, per protestare contro gli investimenti fossili della più grande banca italiana. Culminerà a Roma nella settimana dal 25 aprile all’1 maggio con una serie di iniziative. Organizzate, come sempre tiene a precisare XR, «con amore e rabbia».
01/04/2025
da Valori