19/05/2026
da Avvenire
Veneto e Friuli Venezia Giulia chiedono insieme al governo e all'Europa di intervenire per fermare l'emorragia di produzione manifatturiera. Al centro del dibattito i tagli di personale previsti e il nodo investimenti. L'asse tra sindacati ed enti locali, in attesa della "moral suasion" dell'esecutivo
«Electrolux ritiri il piano industriale, non proceda a licenziamenti, provveda attraverso gli ammortizzatori sociali o le dimissioni incentivate ad eventuali esuberi (non i 1.700 programmati, anzi i 1.900 compresi i terministi che non verranno prorogati), non chiuda lo stabilimento di Cerreto». È una posizione sempre più condivisa quella che le Regioni porteranno, insieme al sindacato, al Tavolo ministeriale del 25 maggio con l’Azienda. Una posizione condivisa ieri dai governi regionali del Veneto e del Friuli Venezia Giulia con Cgil, Cisl e Uil. Non è escluso che sulla medesima lunghezza d’onda si sintonizzino le Confindustrie territoriali, che s’incontreranno oggi. E sicuramente lo faranno gli Enti locali: sempre oggi un vertice nel Trevigiano, mentre ieri se ne è tenuto uno a Forlì. Lo stesso ministro Adolfo Urso ha anticipato che «il piano è inaccettabile» e che la compattezza del fronte convincerà – almeno così si augura – la multinazionale svedese anzitutto ad evitare licenziamenti e chiusure. «Le Regioni – hanno detto ieri gli assessori Massimo Bitonci del Veneto e Sergio Emidio Bini e Alessia Rosolen del Friuli Venezia Giulia – sono pronte a fare la propria parte, anche esigendo un forte impegno concreto e coordinato da parte del governo e dell’Europa». Nel corso del confronto è stata evidenziata la crisi storica che sta attraversando il comparto europeo degli elettrodomestici, colpito negli ultimi vent’anni dalla delocalizzazione produttiva, dalla concorrenza asiatica e turca, dall’aumento dei costi energetici e delle materie prime, oltre che da un eccesso di regolamentazione europea che ha penalizzato la competitività delle imprese continentali.
«Electrolux è un’azienda che ha investito molto in Italia – ha riconosciuto Bitonci – e i suoi piani industriali sono stati supportati negli anni non solo con ammortizzatori sociali, ma anche da contributi pubblici finalizzati a sostenere ricerca, sviluppo e impiego di sistemi e tecnologie avanzate. Uno sforzo che si è rivelato utile a sviluppare innovazione e competitività garantendo l’occupazione. Ma – ha proseguito l’assessore – l’azienda non ha presentato un piano industriale di rilancio, ha annunciato un taglio lineare della forza lavoro del 40% che, contando anche i contratti a termine arriva a ridurre 1.900 addetti, senza considerare l’impatto sull’indotto». Da qui le Regioni, d’accordo con i sindacalisti ed i delegati di fabbrica presenti, chiedono di riportare il focus sulla strategia industriale. «A livello aziendale è necessario confortarsi su un Piano industriale di rilancio e sviluppo. A livello di politica industriale occorre invece un’azione forte, sia nazionale che europea – hanno riflettuto a voce alta i rappresentanti delle Regioni –. Da un lato è necessario lavorare su un sistema di regole uguale per tutti, che limiti la concorrenza sleale extraeuropea e il sovraccarico di oneri per i nostri produttori. Dall’altro lato, va valutato come sostenere il settore manifatturiero dell’elettrodomestico con misure strutturali sui costi energetici, sulle materie prime e sulla competitività».
E questo perché – ha spiegato Massimo Paglini, segretario regionale della Cisl – la vicenda Electrolux assume un valore strategico che va oltre i nostri territori: ne va del futuro della manifattura nel nostro Paese. «Occorre una visione su dove orientare le nostre produzioni, anche nel nostro territorio: dall’aerospazio, alla difesa, alla trasformazione delle terre rare. Non a caso, da due anni chiediamo al governo di far ripartire il tavolo sulla crisi dell’elettrodomestico, così come sollecitiamo politiche della Ue per difendere le produzioni manifatturiere europee». «Serve una presa di posizione forte da parte del governo e anche della Comunità Europea (era presente anche l’eurodeputata Elena Donazzan, ndr) – hanno condiviso con decisione Bini e Rosolen –. Oggi affrontiamo la questione di Electrolux ma in realtà il problema è nazionale e dell’intera Ue, perché è necessario capire come tutelare certi comparti per evitare che il nostro diventi un continente privo di manifattura costretto a importare tutto dall’estero».

