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Petrolio e sanzioni: costo Ue della guerra in Ucraina

Petrolio e sanzioni: costo Ue della guerra in Ucraina

Politica estera 

22/09/2026

da Remocontro

Ennio Remondino

Petrolio e sanzioni: costo Ue della  guerra in Ucraina. Costo anche politico, di consensi. Il prezzo è alto e non tutti sono d’accordo a sostenerlo a quel livello. Scelta politica del vertice ‘Volonterosi-baltici’ di Bruxelles, sostenuto da una maggioranza sofferente di governi alla prese con opinioni pubbliche ed elettori. L’Ucraina fronte difensivo europeo contro le minacce russe? Troppi elettori non sembrano d’accordo. 

Conti alla mano

In cinque anni e in misura diversa, i Paesi europei, hanno versato all’Ucraina oltre 200 miliardi di euro. Cifre ufficiali del Parlamento europeo aggiornate alla primavera scorsa, cui si aggiungono i 90 miliardi di prestiti su cui è stato raggiunto un accordo all’inizio dell’estate. Si tratta, solo per le voci più importanti, di 75 miliardi in aiuti militari e di oltre 43 in assistenza finanziaria. Tra i 27, Germania, Francia e Regno Unito sono stati i principali contributori e sostenitori per sforzo economico a favore di Kiev. Tre Paesi alle prese con gravi crisi politico economiche interne. L’Italia quarta in questa graduatoria, anche se cerca di non pubblicizzare molto un impegno così poco elettorale.

Cosa sembra stia accadendo adesso

«Con decisione unilaterale dell’esecutivo Ue, l’Ucraina potrà acquistare i sistemi Patriot con un altro prestito di 6 miliardi», scrive Massimo Nava sul Corriere della Sera. In tutto, conti alla mano, sono oltre 28 miliardi i contributi 2026 soltanto per la difesa, a cui aggiungere 16,7 miliardi al bilancio dello Stato a rischio crack. Questo, nonostante le notizie di scandali in serie per corruzione e mancate garanzie future. A queste cifre, andrebbero sommati i costi sociali del sostegno agli oltre quattro milioni e mezzo di cittadini ucraini fuggiti dalla guerra e attualmente ospitati in diversi Paesi europei. In testa, ancora la Germania, seguita da Polonia e Repubblica Ceca.

Tra solidarietà e scelte politiche

Opache e contraddittorie molte delle scelte politiche ed economiche su fronte Ucraina. Scelte ideologiche a danno spesso rovesciato. La serie di pacchetti di sanzioni contro la Russia che, da un lato, hanno fatto lievitare le bollette europee e rafforzato la dipendenza energetica da Stati Uniti e Paesi arabi, e dall’altro lato, vengono sistematicamente aggirate con la complicità degli Stati  che le impongono, ed incidono solo parzialmente sull’economia russa. «Il che fa temere che il conflitto possa avere ancora una lunga fase di stallo», il pessimismo di Nava. In attesa che si capisca che la pace si fa fra nemici e può essere soltanto la conseguenza di un compromesso.

Bancomat Von der Leyen

Dato di fatto, l’Europa ha sulle spalle il peso maggiore della guerra, sia per quanto riguarda gli aiuti all’Ucraina sia per le conseguenze dirette e indirette della rottura dei rapporti commerciali con la Russia. Rottura unilaterale da parte degli europei e non condivisa da molte altre potenze economiche mondiali. Nei primi nove mesi dell’anno, risulta ad esempio che la Ue ha pagato oltre sette miliardi di euro per gas naturale liquefatto russo, con un aumento del 10 per cento delle forniture rispetto allo scorso anno. Fra gennaio e settembre 2026, i porti europei hanno ricevuto 7,28 miliardi di euro di gas naturale dall’Artico russo. E mancano tre mesi alla fine dell’anno.

Ipocrisia energetica

Non solo l’Europa continua ad acquistare Gnl russo, ma il problema non si limita agli acquisti. È dall’Europa che arrivano i mezzi di trasporto che consentono al gasdotto artico russo di funzionare. «Due armatori dominano il trasporto: Seapeak, di Glasgow, e la greca Dynagas. Senza questi servizi, la catena logistica russa risulterebbe compromessa. Dunque è il denaro europeo che finanzia uno dei progetti energetici più strategici del Cremlino proprio in quella stessa regione», scrive Armèes. E il Financial Times aggiunge: «Nella prima metà del 2026 l’Europa ha importato dalla principale struttura russa di Gnl una quantità di gas mai registrata prima, assorbendo quasi tutta la produzione dell’impianto siberiano».

Allarmi e minacce sulla carta

L’Ue, come spesso avviene, lancia allarmi a parole e propositi sulla carta. Al vertice europeo sull’Artico, in Finlandia, i leader europei hanno discusso di sicurezza, geopolitica e strategia comune nel Grande Nord. È stata firmata una dichiarazione congiunta di 12 Stati dell’Unione affinché la Ue assuma un ruolo più strategico nell’Artico europeo. «Si evidenziano le ambizioni della Russia (la più grande nazione artica) di accrescere la propria influenza nell’Artico, unite alla sua ostilità verso l’Europa – compreso l’aumento delle attività ibride –, e la necessità di rafforzare la politica dell’UE per l’Artico». In gennaio, dovrebbe entrare in vigore, nel nuovo pacchetto di sanzioni, il divieto di importazione.

Castigo formale per aggirarlo

Le sanzioni sono aggirate anche dalla cosiddetta «flotta ombra», le navi cisterna che consentono alla Russia di esportare petrolio. Esiste una lista di oltre 600 imbarcazioni che non avrebbero accesso ai porti europei, ma possono accedere ad altri porti nel mondo, in particolare Cina e India, che sostengono Mosca. Anche il 21° pacchetto di sanzioni Ue, prevede deroghe a favore degli  interessi dei singoli Stati. La Grecia, ha ottenuto una deroga per i servizi di trasporto del Gnl russo per non favorire la concorrenza cinese e danneggiare più l’Europa della Russia. Francia, Italia e Grecia hanno frenato sui visti turistici. La Germania  vuole il merluzzo russo che alimentano l’industria di bastoncini surgelati.

Dai BRICS all’Occidente

Al termine del recente vertice dei Brics, il primo ministro indiano Narendra Modi: «Il numero di conflitti e tensioni nel mondo è in continuo aumento e questo ha un impatto sempre più negativo e di vasta portata sulla vita della gente comune», ha affermato Modi, affiancato dai leader del blocco, tra cui il presidente cinese Xi, il presidente russo Putin e il presidente iraniano Pezeshkian. I leader si sono opposti alle sanzioni unilaterali e alle misure economiche coercitive e hanno criticato le sanzioni non autorizzate dall’Onu. Hanno inoltre criticato l’aumento dei dazi doganali e delle barriere tariffarie che minano il commercio globale e le catene di approvvigionamento. A dire in un colpo solo di Stati Uniti ed Europa.

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