09/10/2026
da Left
Falsità a raffica e il piagnisteo di ordinanza. Le radici non si recidono...
Martedì, scaduto lo sconto di 6,1 centesimi, il gasolio al self costava in media 2,244 euro al litro, la luce per i clienti vulnerabili era salita del 37,3% e l’inflazione di settembre era volata al 4,2%, con l’Istat, l’istituto di statistica, a ricordarci che nel 2025 quasi una famiglia su tre aveva tagliato sul cibo.
Intanto a Taranto si ferma l’altoforno dell’ex Ilva e la spesa sanitaria è programmata in calo sulla ricchezza nazionale, mentre in Ucraina e nel Golfo le guerre bruciano senza uscita. Ieri la maggioranza ha occupato la Camera per incassare 227 sì su una legge elettorale illiberale che ha già i ricorsi pronti in 29 distretti giudiziari e un unico scopo: restare dove sta.
Poi la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha festeggiato: gli italiani potranno scegliere «il candidato premier» e «il parlamentare». Falso due volte. Sulla scheda il nome del premier manca, il capolista è bloccato, i 105 seggi del premio stanno in un listone che nessuno sceglie e per le simulazioni del Cise, il centro studi elettorali della Luiss, con il premio almeno 7 deputati su 10 entreranno senza una preferenza.
Per non farsi mancare niente è arrivato pure lo gnegneismo. Un consigliere comunale del Partito democratico di Pontedera le aveva dato della «ciociara» il 30 settembre, e otto giorni dopo la premier ha scritto un post lungo e vittimista in difesa di “quasi mezzo milione di italiani”. Insomma, la foga che ha sempre lesinato a chi fa il pieno a 2,244 euro l’ha spesa tutta su Pontedera. Le proporzioni se ne sono andate, e la realtà le ha seguite.

