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Prigioni in Albania, guerra e ponte. Gli investimenti sbagliati del governo

Prigioni in Albania, guerra e ponte. Gli investimenti sbagliati del governo

Economia

23/04/2026

da il Manifesto

Giuliano Santoro

Ultimi spiccioli Le uscite che hanno fatto sballare i conti pubblici. Lo 0,1% che fa saltare il rapporto tra deficit e Pil copre i costi delle galere etniche

Si fa presto a parlare di tagli: in questi quattro anni il governo Meloni si è caratterizzato per le politiche di austerità, a conferma della regola che vuole i sovranisti più impegnati a gestire la povertà che a rispondere ai bisogni sociali. I dati Eurostat confermano che ciò non è bastato a uscire dalla procedura di infrazione. Dunque, si può provare a individuare alcune voci di spesa che hanno contribuito al mancato obiettivo dell’esecutivo.

Il primo, è stato notato in questi giorni, corrisponde più o meno alla cifra che costituisce quello 0,1% del rapporto deficit/Pil che pone i conti del paese al di qua della tagliola Europea: si tratta della disastrosa operazione dei centri di detenzione per migranti in Albania. Come più esponenti dell’opposizione hanno osservato in questi giorni, i 680 milioni di euro che hanno fatto sballare i conti fanno il paio con la cifra spesa, e ci stiamo mantenendo bassi, per esternalizzare il controllo delle frontiere e per organizzare i macchinosi spostamenti dei migranti considerati da espellere. «Questo è il costo della propaganda di Meloni e del governo – attacca Riccardo Magi, deputato di +Europa – Fatta di cattedrali nel deserto che dovevano essere spot elettorali e invece di stanno trasformando in boomerang, visto che sono praticamente vuoti. Pur di tenere imprigionato qualche migrante in Albania, il governo impicca l’intero paese a una procedura di deficit che taglia le gambe alla crescita del paese. È la bancarotta politica del governo Meloni».

L’altro capitolo è sicuramente la spesa militare. Il Documento programmatico di bilancio ha stanziato per quest’anno 12 miliardi di euro aggiuntivi per la spesa militare, che così raggiunge il 2,5% del Pil. In tutto, il Documento programmatico 2025-2027 ha stanziato 31,2 miliardi di euro, con un aumento del 7,2%. A ciò bisogna aggiungere il Bilancio integrato nel contesto della Nato: i paesi dell’alleanza atlantica si sono impegnati a innalzare la spesa militare complessiva (difesa e sicurezza) fino al 5% del Pil entro il 2035. Per l’Italia, ciò comporterebbe un raddoppio o quasi triplicazione dell’attuale spesa (attorno al 2% attuale), con un aumento stimato dalla Rete Pace e disarmo tra 75 e 100 miliardi di euro aggiuntivi all’anno.

C’è anche l’investimento, stimato in 13,5 miliardi di euro, per il ponte sullo Stretto di Messina. Dopo le svariate centinaia di milioni di euro spesi per la progettazione, la delibera del Cipess è appesa alle decisioni della Corte dei conti su concorrenza, tutela dell’ambiente e solidità economica. Nel frattempo Giuseppe Recchi, presidente della società Stretto di Messina (concessionaria dell’opera: azionista di maggioranza il Tesoro) avrebbe deciso di non voler proseguire l’incarico. Matteo Salvini ha smesso solo da poco di annunciare l’imminente posa della prima pietra. Ma il conto in rosso rischia di non finire.

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