05/06/2026
Il Manifesto
Cogli l'atomo Approvato alla Camera il ddl delega del governo: l’esecutivo punta sui reattori di nuova generazione, ma sono solo sulla carta. A favore anche Azione, no di Pd, 5S, Avs. Italia viva si è astenuta giudicando il provvedimento «vuoto»

Quasi quarant’anni dopo il primo referendum sul tema, ieri la Camera ha approvato il disegno di legge del governo che mira alla reintroduzione del nucleare in Italia. Il provvedimento, figlio di una lunga gestazione iniziata oltre un anno e mezzo fa, dovrà ora avere il via libera al Senato. La maggioranza ha promesso di voler andare a dama entro l’estate.
IL TESTO, di per sé, non disciplina nulla: si tratta di una delega in bianco al governo, a cui viene demandato di stilare i decreti attuativi entro un anno dall’approvazione della legge. Nei successivi provvedimenti dovrà essere indicato tutto, dal piano nazionale per la produzione di energia nucleare, all’individuazione dei siti dove dovrebbero sorgere le centrali, la strategia per la ricerca sulle nuove tecnologie, la localizzazione dei luoghi di stoccaggio delle scorie nucleari prodotte. Ma l’esecutivo, alle strette per via dei rincari energetici e alla ricerca di soluzioni, ha deciso di voler dettare i tempi, i più brevi possibili, quantomeno per mostrare una soluzione di facciata.
«ENTRO NATALE avremo i primi decreti», ha commentato ieri il ministro dell’Ambiente, il forzista Gilberto Pichetto Fratin, che subito dopo il voto ha convocato una conferenza stampa per rivendicare il provvedimento. Nella maggioranza sono gli azzurri a volersi intestare più di tutti la legge: «Era una storica battaglia di Berlusconi, oggi la portiamo avanti» ha detto Stefania Craxi, capogruppo di Fi al Senato. Era il 2009 quando l’allora premier aveva cercato di riaprire al nucleare in Italia attraverso un decreto: l’incidente della centrale di Fukushima in Giappone e il successivo referendum (il secondo) del 2011, fermarono il progetto. Almeno fino a ieri: «Le prime centrali potrebbero essere operative nel 2035. Il loro numero dipenderà dalla domanda, dalle tecnologie, dai prezzi, dalla consapevolezza della popolazione. Puntiamo a una percentuale di nucleare nel mix energetico tra l’11% e il 22%», ha detto ancora Pichetto Fratin. Nei decreti sarà coinvolto anche il ministero della Difesa, e dal testo la maggioranza non ha esplicitamente escluso utilizzi militari. «Ma sarà solo per scopi civili» ha detto ieri Pichetto Fratin.
LE CARTE in mano al governo però, a dire il vero, non sono molte. L’obiettivo è puntare su quello che viene definito «nucleare sostenibile»: si tratta delle centrali di terza e quarta generazione, diverse da quelle aperte nel secondo dopoguerra, più sicure ma ancora solo sulla carta. Le prime sono note come Small modular reactor, si tratta di centrali sempre a fissione, più piccole dei tradizionali reattori e raffreddate ad acqua, costruite in scala in moduli più piccoli e per questo in teoria più facilmente installabili. Al momento ne esistono solo dei prototipi in Cina e in Russia, altrove sono in fase di progettazione, ed ognuna di esse sarebbe in grado di produrre fino a un massimo di circa 300 Mwh. Le centrali di quarta generazione sono chiamate Advanced modular reactor e il loro sviluppo è fermo alla fase di progettazione. Si tratta di sistemi a fissione, che vengono però raffreddati mediante piombo liquido, sali fusi o sodio: bruciando uranio e plutonio esausti, utilizzati già da vecchie centrali, dovrebbero essere in grado di ridurre la quantità di scorie e la radioattività, ma prima del 2032 non è prevista nemmeno una sperimentazione. Un progetto innovativo, ma per dirla con le parole che il nobel Giorgio Parisi ha usato nel corso dell’audizione sul testo «la fisica sulla carta è sempre affascinante, il problema è sempre la realizzazione pratica». Quelle che sono ancora solo progetti sono le centrali a fusione, che dovrebbero riprodurre quanto avviene nelle stelle: la loro implementazione non avverrebbe prima della metà del secolo ad essere eufemistici. Puntarci, al momento, è un atto di fede.
«SI TRATTA di una perdita di tempo e di soldi favoleggiando su una tecnologia non ancora disponibile. Il tutto al solo scopo reale di favorire lo status quo, cioè la dipendenza dal fossile», ha commentato ieri il Wwf. Una bocciatura è arrivata anche da Ecco, think thank specializzato in politiche energetiche: «Superare il divieto del nucleare è sensato, proporlo come soluzione al costo dell’energia è infondato, e il governo lo fa probabilmente perché è molto più semplice fare promesse a lunghissimo termine (il cui fallimento coinvolgerà altri governi) che realizzare il piano energia-clima su cui ha responsabilità attuale».
A DARE IL VIA LIBERA ieri è stata la maggioranza insieme ai deputati di Azione. Italia Viva ha deciso di astenersi, giudicando il provvedimento come «vuoto» pur dicendosi favorevole al nucleare, mentre i no sono arrivati da Pd, M5S e Avs. In aula nessuno si è detto ideologicamente contrario al progetto: «Il governo racconta bugie agli italiani. Il nucleare di oggi presenta molti problemi: la lunghezza, la durata per poter realizzare le centrali, il costo», ha detto il leader di Avs Angelo Bonelli, elencando le lungaggini e i costi esorbitanti di progetti analoghi nel resto del mondo. Sul tema formalmente non è obbligatorio un referendum, dato che i precedenti sono stati abrogativi, ma non è possibile escluderlo a priori. Ieri Pichetto Fratin a domanda ha glissato: «Il consenso va valutato in base alla trasparenza. Daremo tutte le informazioni necessarie». Nel dubbio dei 60 milioni stanziati in tre anni per il progetto, il ddl prevede 7,5 milioni per campagne informative.

