Università. La mobilitazione nazionale contro i tagli alla ricerca del governo
Alla piattaforma di mobilitazione contro i tagli all’università e la precarizzazione dei ricercatori imposte dalla ministra Bernini si sono aggiunti altri due temi: il no al piano di riarmo europeo, alla riconversione dell’industria al settore bellico e l’opposizione al ddl sicurezza. L’articolo 31 della misura, infatti, prevede che gli atenei, come altri enti pubblici, debbano inoltrare le proprie informazioni ai servizi segreti.
Le proteste contro le politiche della destra che depotenziano la ricerca italiana attraverso il definanziamento del sistema accademico, sono cominciate a giugno scorso e si sono diffuse capillarmente negli atenei italiani con diverse azioni e presidi in varie città e assemblee unitarie organizzate nei mesi scorsi. La giornata di mobilitazione di ieri, che ha coinvolto quasi tutte le regioni, è stata indetta in concomitanza con l’evento Università Svelate, organizzato dalla Conferenza dei Rettori (Crui) e dall’Anci in occasione della giornata nazionale delle Università per «riflettere sulla collaborazione tra atenei, amministrazioni e società».
«Ci siamo mobilitati – spiegano i ricercatori dell’assemblea precaria di Bologna che ieri hanno occupato simbolicamente il rettorato, così come successo in altre città – per svelare cosa c’è dietro agli atenei italiani: il lavoro precario di migliaia di ricercatori, dottorandi e assegnisti di ricerca che hanno contratti breve, senza garanzie, costretti a cambiare sede in cerca di un contratto». Dietro gli atenei ci sono anche le ricerche nel settore bellico. Alla preoccupazione che i tagli di 1,2 miliardi previsti dalla legge di bilancio compromettano la sopravvivenza della ricerca pubblica, agevolando i portatori di interessi privati, si è aggiunto il timore per l’impatto che il RearmEu e il ddl Sicurezza potranno avere in questo contesto. E la saldatura con la questione palestinese è stata naturale.
Concetti già espressi nel Manifesto dei lavoratori e delle lavoratrici delle Università, redatto a febbraio dopo un ciclo di assemblee nazionali. Il testo, che coinvolge anche personale amministrativo, studenti e lavoratori esternalizzati, evidenzia lo scopo del movimento di costruire «un’università adeguatamente finanziata, senza precarietà e libera dalla produzione bellica, che rifiuti logiche produttivistiche e premiali e che, invece, sostenga il diritto allo studio e all’abitare». «È una tendenza in atto da anni – dicono i precari dell’università di Pisa – ma oggi siamo di fronte a un punto di non ritorno che mina ciò che è rimasto dell’università pubblica».
Anche qui, come all’Alma Mater, alla Sapienza e a Roma III, alla mobilitazione hanno partecipato anche molti docenti che, nel corso della settimana, hanno tenuto lezioni libere nelle piazze. Alla Bicocca di Milano i manifestanti hanno consegnato una lettera aperta alla rettrice Giovanna Iannantuoni (anche presidente della Crui) firmata da oltre 230 persone tra docenti, non strutturati e studenti che «mette in luce come il problema non sia solo che il contratto di ricerca rende impossibile lavorare ma anche l’assenza di risorse necessarie e di piani per il reclutamento». Tuttavia la rettrice non si sarebbe dimostrata «disponibile al confronto e il presidio si è trasformato poi in un corteo per le strade dell’università», fanno sapere dall’assemblea precaria di Milano.
Anche a Napoli sono stati contestati i rettori e il sindaco, Gaetano Manfredi (presidente Anci), riuniti in un evento istituzionale. «Abbiamo manifestato sconcerto e dissenso verso una classe politica che, mentre taglia fondi fondamentali per la sopravvivenza degli atenei, trova il tempo di sostenere il riarmo europeo di 800 miliardi, inutile e dannoso», dicono dal collettivo autorganizzato universitario di Napoli che si è mobilitato con Ecologia Politica e l’assemblea precaria. «Rifiutiamo un sapere schiavo della speculazione economica e delle aziende belliche che fanno profitto sulla guerra e sul genocidio dei palestinesi mentre rettori e politici non prendono posizione, anzi condannano le mobilitazioni studentesche». Iniziative analoghe si sono tenute a Torino, Treno, Padova, Siena, Bari, Catania, per citarne alcune.
Alla mobilitazione ha aderito anche la Flc Cgil: «Il governo svaluta il valore del lavoro, trasformando istruzione e ricerca in settori dominati da precarietà e bassi stipendi, perpetrando un attacco diretto alla dignità di chi si impegna per la crescita scientifica e democratica del paese. Senza una forte reazione il rischio è un declino irreversibile, in cui i settori della conoscenza verranno sacrificati per finanziare altre spese, inseguendo modelli economici che producono disuguaglianze»
21/03/2025
da Il Manifesto