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Putin non si sbilancia, Trump lo blandisce e Zelensky sta al palo

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Usa e getta. La regione russa del Kursk, parzialmente occupata dagli ucraini, al centro delle dichiarazioni dei leader e del futuro della tregua

Il tempo doveva essere il peggior nemico della Russia, usurare la sua economia e il suo esercito e far implodere il Cremlino. Ora invece ci troviamo di fronte alla situazione opposta: Vladimir Putin fa di tutto per procrastinare e rimandare l’inevitabile decisione sulla tregua in Ucraina proposta dagli Usa.

L’obiettivo primario sarebbe quello di riconquistare il Kursk, la regione russa occupata dagli ucraini con una manovra a sorpresa lo scorso agosto. Nell’ultima settimana c’è stata la prima vera accelerazione delle truppe russe che sono riuscite a riconquistare Sudzha, il principale centro dell’area occupata, per poi entrare a Goncharovka ieri. Dei circa 1600 kmq tenuti dai reparti di Kiev per mesi, i soldati del Cremlino hanno recuperato l’85% e in queste ore la battaglia infuria nei pressi delle linee difensive ucraine. Ma non c’è solo il ripristino dell’integrità territoriale della Federazione tra le ragioni di quest’avanzata in forze, il vero scopo dei generali di Putin è togliere a Zelensky un’arma negoziale. Senza territori da scambiare la posizione dell’Ucraina al tavolo delle trattative sarà ancora più precaria.

INOLTRE, l’insistenza mediatica dei canali ufficiali russi mira a mostrare al mondo che gli ucraini sono sconfitti sul campo, che sono accerchiati e non hanno vie di scampo se non accettare le condizioni di Mosca, che già si annunciano durissime. Putin è stato ripreso mentre passava in rassegna le truppe nel Kursk con tanto di uniforme e sguardo marziale. Per i media russi «ha dato ordine» di liberare i territori occupati (anche se l’aveva già fatto a ottobre) e circolano già i primi video delle babushke riconoscenti aiutate dai soldati a rientrare a casa. Con l’inviato della Casa bianca Steve Witkoff si è parlato anche del Kursk, tanto che ieri Donald Trump ha dato una descrizione semi-apocalittica di quel fronte. «In questo momento» ha scritto il tycoon sul suo social network Truth, «migliaia di soldati ucraini sono completamente circondati dall’esercito russo nella regione di Kursk, in una posizione molto difficile e vulnerabile. Ho chiesto con forza al presidente Putin che le loro vite vengano risparmiate. Sarebbe un massacro orribile, uno come non si vedeva dalla seconda guerra mondiale».

MOSSO A COMPASSIONE da un messaggio tanto accorato, Putin ha aperto il Consiglio di sicurezza nazionale dichiarando: «comprendiamo l’appello del Presidente Trump a farsi guidare da considerazioni umanitarie per quanto riguarda questi militari, a cui saranno garantiti la vita e un trattamento dignitoso se deporranno le armi e si arrenderanno come prigionieri di guerra». Il capo di stato ha anche elogiato gli sforzi della nuova amministrazione Usa che «sta facendo di tutto per ripristinare almeno una parte di ciò che era stato praticamente ridotto a zero» da Joe Biden. Chi non si è mai fatto problemi a interpretare il ruolo del sanguinario contro l’Ucraina, l’ex presidente russo Dmitry Medvedev, ha invece chiarito che quello di Putin è «un gesto umano», ma il rovescio della medaglia per l’Ucraina era che «se si rifiutano di deporre le armi, saranno tutti distrutti metodicamente e senza pietà».

TRA I RIMANDI russi e le pseudo-preoccupazioni statunitensi, Kiev nega che la situazione sia così drammatica. «Non c’è alcuna minaccia che le nostre unità vengano circondate», ha fatto sapere lo stato maggiore, anche se Zelensky ha ammesso che «la situazione è ovviamente molto difficile». Ma il Kursk è solo uno dei problemi ucraini al momento, Trump non ha intenzione di mettere alle strette Putin e ha definito le discussioni di giovedì tra Witkoff e il presidente russo «molto buone e produttive». «Ci sono ottime possibilità che questa orribile e sanguinosa guerra possa finalmente giungere alla fine» ha aggiunto. Dal canto suo il Cremlino ha fatto sapere che esistono «sicuramente motivi di cauto ottimismo» rispetto alla risoluzione del conflitto e Mosca è disposta a «continuare a negoziare» con gli Usa sull’Ucraina. Tuttavia, non si parlerà solo della tregua di 30 giorni, ma di tutte le richieste russe, come la neutralità di Kiev, l’interruzione delle forniture militari da parte dell’Occidente, la riduzione del suo esercito e lo status delle 4 regioni ucraine parzialmente occupate. Sciogliere tutte le questioni, ovviamente, richiederà tempo, lo stesso che Putin ora vuole guadagnare per i suoi soldati.

Washington non può non capire il gioco della Russia e, infatti, secondo la Cbs Trump starebbe valutando di introdurre alcune sanzioni per convincere Putin ad accettare.

NELLO SPECIFICO si tratterebbe di non rinnovare un’esenzione di 60 giorni introdotta sotto l’amministrazione Biden che permetteva ad alcune banche russe di continuare a utilizzare i sistemi di pagamento statunitensi per operazioni legate a contratti del settore petrolifero.

15/03/2025

da Il Manifesto

Sabato Angieri

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