21/05/2026
da Il Manifesto
Ben vi stava Perché mai il ministro della difesa Crosetto per criticare l’orrendo Ben Gvir, tra i tanti argomenti che poteva usare, ha scelto di dire che l’Italia non arresta le persone in mare ma al contrario «le soccorre se hanno bisogno»?
È cosa nota che per affrontare i mostri fuori di noi bisogna guardare il mostro che abbiamo dentro, altrimenti perché mai il ministro della difesa Crosetto per criticare l’orrendo Ben Gvir, tra i tanti argomenti che poteva usare, ha scelto di dire che l’Italia non arresta le persone in mare ma al contrario «le soccorre se hanno bisogno»?
Crosetto sa benissimo che non è così, fa parte di un governo che ha da poco approvato un blocco navale e che si appresta a presentare l’ennesimo decreto per sbarrare ai migranti porti e vie di salvezza; Crosetto è ministro di quella difesa che consegna le corvette a una specie di guardia costiera libica che poi le usa per sparare alle navi ong mentre stanno – loro sì – soccorrendo i naufraghi.
Crosetto ha visto gli effetti di queste politiche appena cinque giorni fa, quando una bambina piccolissima, nata poche settimane prima da una donna della Costa d’Avorio, è morta di freddo per essere rimasta troppo in mare, mentre le imbarcazioni che avrebbero potuto salvarla erano tenute lontane o sequestrate a riva per decisioni del governo. Ma evidentemente Crosetto non si riferiva ai migranti.
Così come non si riferiva ai palestinesi la corrente di indignazione che ha percorso per una volta anche la maggioranza e il governo, arrivato a convocare l’ambasciatore di Israele dopo la macabra esibizione di Ben Gvir, identica a decine di altre che avevano come fondale e vittime detenuti palestinesi. E le brutalità a favore di telecamera sono la radice quadrata delle brutalità che avvengono a porte chiuse ma che conosciamo tutti, ormai, dopo centinaia di racconti. Le conosce anche Tajani, ora giustamente indignato da quell’idealtipo del vigliacco che è Ben Gvir. Eppure appena dieci giorni fa il suo no è stato decisivo, assieme a quello del collega tedesco, non solo per non sospendere l’accordo di collaborazione tra Ue e Israele ma anche per non sanzionare i più loschi esponenti del governo di Tel Aviv, sostenitori delle violenze dei coloni. Il primo della lista era Ben Gvir.
La «linea rossa» che secondo il governo italiano adesso e solo adesso è stata superata dal ministro israeliano che infierisce contro donne e uomini prigionieri, in realtà è stata sgretolata così tante volte, verrebbe da dire 73mila altre volte come il conteggio ufficiale dei morti a Gaza, senza alcuna reazione e senza alcuna iniziativa degna da parte del governo italiano. Che per esempio, mentre si indigna oggi, ancora non ha dato il via libera alla rogatoria chiesta dai magistrati di Roma che vorrebbero conoscere i nomi dei militari israeliani che hanno illegalmente sequestrato in mare gli equipaggi della precedente Flotilla. All’epoca Meloni parteggiava per gli assalitori. Ma ben vengano le conversioni, anche quelle per opportunismo, che siano però almeno un po’ credibili. Altrimenti più dell’indignazione di oggi continueremo a ricordare lo squallore di ieri, quel «se la Flotilla ha fortuna al massimo la fermano per tre o quattro ore e potrà gridare alla tortura, è il massimo a cui aspirano». Non era Ben Gvir, era La Russa.

