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Quando i bambini diventano “armi improprie” nelle guerre

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02/02/2026

Da Left

Giulio Cavalli

Ma quella melma non seppellirà la pacifica protesta di cinquantamila persone, ora sporcate dalla propaganda di qualche giornale che vende una decina di copie

Facciamola fuori subito: nessuno difende il pestaggio del poliziotto a Torino. La melma che sta sulle prime pagine di alcuni pessimi giornali e sulle bocche di certi aizzatori politici immagina difese che non esistono per estrarre un’inesistente realtà dagli intestini del Paese e poi agitarla come clava. Su questo non vale la pena spendere nemmeno queste righe.

Ma quella melma non seppellirà la pacifica protesta di cinquantamila persone, ora sporcate dalla propaganda di qualche giornale che vende una decina di copie. Quella melma non nasconde le manganellate che hanno spaccato le facce di cittadini, non distrae dai fumogeni lanciati ad altezza uomo. Quella melma non seppellisce nemmeno la repressione che da tempo ha trasformato Torino in un avamposto di gestione autoritaria del dissenso. Una città su cui piovono sequestri, perquisizioni, daspo, arresti di persone incensurate che si sgretolano in archiviazioni e assoluzioni.

Quella melma non nobilita una presidente del Consiglio che convoca i giornalisti solo per le foto posate con il poliziotto ferito, di fretta e furia per arrivare in tempo prima delle sue dimissioni dall’ospedale. Quella melma non cancella l’imbarazzo per un governo che si precipita a Torino dopo avere indugiato su Niscemi. Quella melma non ha niente a che vedere con l’Ice e la postura da scendiletto di questo governo attaccato alla sottana di Trump. Quella melma sta biecamente usando il poliziotto ferito per stringere ancora di più il pugno. E si marcerà contro l’autoritarismo con la bava alla bocca. Si protesterà, ancora. Perché questo è solo il primo capitolo di una repressione che quelli vorrebbero fare diventare sistema.

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