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Quando i ragazzi vanno in piazza: lettere al manifesto

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22/10/2026

da Il Manifesto

Soffrire per le vetrine
L’ostentazione della ricchezza, l’oscena esposizione del lusso, l’insulto dello spreco consumistico in un mondo che soffre la mancanza del necessario sono la causa e il riflesso dell’immiserimento non solo materiale, ma ideale e valoriale della società contemporanea.

Due sono i sentimenti indotti dall’ipercapitalismo. L’adorazione estasiata e penosamente imitativa dei simboli e degli uomini di successo. E all’opposto, la rivalsa, la recriminazione, il tradimento, l’odio. Non è difficile rispondere alla domanda che il sociologo Jean Ziegler si fece all’inizio di questo secolo su da dove venga «L’odio per l’Occidente». Non servono profondi studi di psicologia sociale, o quelli di Piketty sull’ineguaglianza nella distribuzione della ricchezza, o quelli dei territorialisti sulle periferie urbane per capire che stiamo ferendo i principi di base elementari della convivenza civile. “Caro vita”, “spese militari”, “definanziamento” dello stato sociale non sono (solo) poste di bilancio.

Sono lotta di classe agita da chi sta in alto, violenza organizzata dagli stati per l’accaparramento delle risorse naturali, dominio sui più deboli. Sì, di fronte alle vetrine spaccate ho avuto una stretta al cuore, ma per la mancanza di una proposta politica che si proponga di cambiare subito l’attuale sistema socioeconomico dalle radici. Sì, lo confesso, sto soffrendo di più per i ragazzini nelle celle delle questure che per le borse razziate. Paolo Cacciari

Protagonismo attivo
Sono un insegnante di storia e filosofia al Liceo. In questi giorni sto parlando con i miei studenti di Montaigne e di Etienne de la Boetie, rispetto ai canoni del dominio, inteso come pigrizia afasica e introiezione delle logiche della subalternità per conformismo e abitudine o peggio per convenienza.

Abbiamo da anni denunciato l’assenza di interessi per lo spazio politico, da parte di una generazione competitiva e individualista, priva di autonomia di pensiero, facile preda delle derive vincolanti dell’algoritmo compulsivo e del mero godimento. Ascoltiamoli ora che chiedono un drastico cambiamento rispetto a quanto abbiamo predisposto per il loro futuro, cioè guerra, tracollo climatico, svuotamento dei diritti, precarietà lavorativa, impoverimento.

Chiedono cultura, fondi all’istruzione, rispetto per l’ambiente, chiusura alle discriminazioni razziali, cittadinanza per i loro coetanei delle diaspore; cioè protagonismo attivo nella rigenerazione delle democrazie. Marco Cosentina

Problemi intatti
Quando i ragazzi scendono in piazza, il governo li vede soltanto se rompono una vetrina.

Non esistono quando chiedono scuole, trasporti, un affitto che non mangi il salario, una sanità che risponda. Esistono dopo gli scontri. E allora arriva il decreto. Una norma «anti maranza» non nasce per far fronte a un fatto reato, nasce per colpire una categoria sociale, giovane, periferica, spesso figlia di quel ceto che non ha mai avuto voce.

Il codice Rocco, che chiedeva di dimostrare la capacità del minore di intendere e volere, viene capovolto: sei colpevole finché non provi di non esserlo. È una scelta politica prima che giuridica. Il governo Meloni ha trasformato la sicurezza nel proprio linguaggio unico. C’è un’emergenza, poi un telegiornale e poi un decreto.

La repressione costa meno della politica. Meno di un trasporto pubblico decente, di una scuola aperta il pomeriggio, di un servizio sanitario in ogni territorio. Chi vuole davvero parlare di violenza e di priorità parta da cosa spinge la gente in piazza.

È il terreno su cui le destre non possono seguirci, perché non sanno come rispondere. Umberto Tripaldi 

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